Consigli a un giovane scrittore

Consigli a un giovane scrittore Illustrazione: Tommaso Pedullà

“Abbiamo bene in mente le tue caratteristiche…”. Avevo questa frase sulle ginocchia e cercavo di capire perché scottasse. Era una mail carina, di una persona molto, molto carina, eppure scottava. Diceva che so fare particolarmente bene certe cose, ma scottava. Un po’ perché da sempre ho l’ambizione (dilla bene: la presunzione) di saper fare quasi tutto, scrivendo. E difatti, oltre ai libri per bambini, un po’ di tutto ho fatto: dalla cronaca d’arte, ai romanzi rosa (a tonnellate), alle traduzioni (una volta addirittura dal tedesco, lingua della quale conosco solo l’immortale “Keine gegenstande aus dem fenster werfen”). Ma un po’ anche perché mi sentivo colpito, come nei film quando sparano a Bill. Bill dice: “John, mi hanno beccato!”. John guarda la ferita e dice: “Non è niente di grave, Bill!”. Poi Bill muore.

 

Qui di seguito ci sono dei consigli, che quando li sento o li leggo mi piacciono e a volte mi fanno del bene, quando li scrivo alzano in coro un sopracciglio e mi dicono su: ma chi sei, tu, per dare consigli? Però se non qui, dove? Quindi te li do, sperando che almeno non facciano danni.

 

La repubblica della scrittura è grande e adesso che ho la barba bianca (“Gus! Sembri Babbo Natale!”) te lo dico senza incertezze: visitala in lungo e in largo. Annusa dappertutto. Impara a cavartela. Non aver paura di entrare qua e là, bussa a tutte le botteghe e ruba i mestieri. Spia il correttore di bozze, guarda come è fatta la sua lente e fattene una uguale: ti servirà. Entra nella stanza del traduttore, guarda come rovista nel cassetto delle parole e come le fa rimbalzare sulla scrivania per trovare quella che va bene, quella che non suona falsa. Impara i generi. Leggi anche le cose brutte, che ti insegnano a starne lontano.

 

Leggi cose molto lontane da te, da quello che fai in genere. Noi facciamo un lavoro che per orizzonte ha una parete, di solito, e un teatro che più o meno ha le stesse quinte e gli stessi attori. Le cose lontane mandano in frantumi la parete, o almeno io ho questa impressione. E fanno entrare una nuova allegra compagnia strombazzante in teatro, con una sciantosa truccatissima e un amoroso con le basette più lunghe che tu abbia mai visto. Per esempio sul comodino adesso ho Zoonomia di Erasmus Darwin, il nonno di quello famoso. Che ai suoi tempi era famosissimo anche lui, ma non se lo ricorda nessuno. E’ un libro fantastico, che spiegava il mondo a tutti.

 

Soprattutto: di’ di sì, anche quando un lavoro non l’hai mai fatto. E’ ora di farlo. Non è per il curriculum, è per la tua testa. Metti in cantiere tante cose diverse: anche questo è per la tua testa, che così non si annoia.

 

Poi, sarà inevitabile che qualcosa ti riesca meglio. Avrai anche tu le tue brave caratteristiche. Ma questo non è un problema, anzi, quando hai in tasca anche tanti ferri del mestiere. E tieni duro. Senti questa sirena? E’ l’ambulanza, tra un attimo sarà qui. “Di’ a Betty che l’ho sempre amata…” Glielo dirai tu stesso, Bill.

 

Parole chiave:

Rubrica: Scrivere per i più piccoli, Top post

  • Scritto da:

  • Augusto Macchetto
  • Augusto Macchetto scrive per i piccoli dal 1996: per Mondadori ha pubblicato tra l'altro i Sassolini Dentro la lavagna e Bravo, Bimbù! e ha curato i testi italiani di molti libri di Richard Scarry. E' autore Disney (libri e fumetti, da Topolino a PK passando per Winnie the Pooh) e ha collaborato con numerosi altri editori (DeAgostini, Corriere della Sera, Il sole 24 ore...).


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