Giuseppe Culicchia – E così vorresti fare lo scrittore

Giuseppe Culicchia – E così vorresti fare lo scrittore

Una recensione in tre parole del libro di Giuseppe Culicchia E così vorresti fare lo scrittore (senza punto interrogativo, ricordate, per distinguerlo dalla raccolta di poesie di Charles Bukowski) leggerebbe: castigat ridendo mores. Non si tratta di un manuale, nel senso che non insegna né a scrivere bene né a trovare il proprio stile o altre cose di questo genere. Si tratta in realtà di un racconto dettagliato di tutti gli aspetti che ruotano intorno alla carriera di scrittore, che sono molti e, soprattutto, non sempre positivi. Ma la narrazione di Culicchia è a tratti esilarante nel riferire le proprie esperienze di scrittore e di tutto il mondo che intorno a questo mestiere gira inesorabile. E, ogni tanto, si caratterizza per delle chiare venature di tagliente sarcasmo.

Culicchia parla di tutti gli “effetti collaterali” che la vita di scrittore può provocare e, a leggere questo libro, ci rendiamo conto che sono davvero tanti a cominciare dalle odiose (ma evidentemente molto pratiche) etichettature:

Stando alla celeberrima tripartizione arbasiniana, se e quando pubblicherai la tua prima opera verrai iscritto d’ufficio al club Brillante Promessa. Dalla seconda opera in avanti ti ritroverai incasellato alla voce Solito Stronzo. Finché, in età ormai avanzata, ti verrà riconosciuto il titolo di Venerato Maestro.

E proprio l’esordio rappresenta uno spartiacque fondamentale per la carriera di uno scrittore perché dopo di esso nulla sarà più come prima: possiamo tranquillamente dimenticarci, infatti, l’immagine dell’artista appassionato – chiuso nella sua torre d’avorio – tutto concentrato sulla sua opera e dimentico del mondo esterno. Al giorno d’oggi infatti uno scrittore deve saper fare mille altre cose, si tratti di scrivere degli articoli sui quotidiani che parlano di altri libri (sostituendosi così al mestiere di critico), fare dei reading, presenziare ai festival letterari e via dicendo. È bene sapere quindi che oltre a richiedere lo sforzo di scrivere un’opera che sia almeno decente, un autore deve fare anche tutte queste cose, che gli piaccia o meno.

Un libro indubbiamente divertente, insomma, e allo stesso tempo anche molto critico. Non di rado, infatti, Culicchia si toglie qualche bel sassolino dalla scarpa, in particolare quando parla dei meccanismi interni delle case editrici o del sistema di scambio di favori (in questo caso recensioni) che a suo dire ha veramente poco da invidiare al mondo corrotto del calcio italiano. Ma è nei confronti della rete e, soprattutto, dei blog e forum letterari vari che Culicchia abbandona ogni remora per sottolineare come questi siano i luoghi privilegiati per insultare pesantemente e impunemente opere e autori. Certo, Culicchia non è tenero nemmeno nei confronti degli scrittori stessi, in particolare verso la loro smodata vanità ed esagerato egocentrismo e non manca di elencarci esempi anche di questo tipo. A voler essere proprio sincero, da questo libro niente e nessuno esce completamente “pulito”, ma forse è proprio questo il suo bello. Certo, alla nettezza di alcune affermazioni verrebbe da rispondere che solo chi è senza peccato può scagliare la prima pietra, ma qui non si fanno processi, si cerca piuttosto il buono e l’utile – la lezione.

Dunque, nonostante il tono a volte  fortemente critico, E così vorresti fare lo scrittore è un libro godibilissimo capace di strappare più di una risata. Mostrandoci tutti quegli aspetti tradizionalmente meno conosciuti del lavoro editoriale e del mestiere di scrittore (un po’ come ha fatto Stefano Lanuzza), esso ci aiuta a raggiungere una maggiore consapevolezza di quello che ci si deve aspettare se vogliamo fare questo mestiere.

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Rubrica: Lo scaffale del self-publisher

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