“Scrittori, siete nati nell’era del self-publishing: approfittatene”

“Scrittori, siete nati nell’era del self-publishing: approfittatene” Illustrazione di Camilla Pintonato

Il successo non è un punto d’arrivo. Il punto d’arrivo è fare qualcosa di significativo. Non è avere ricchezza o fama, ma trovare un senso a ciò che si fa. Chi ci riesce ha il vero successo.
(Malcom Gladwell)

 

Hugh Howey è un signore americano, una vera superstar del self-publishing. Uno che grazie al self-publishing ce l’ha fatta. E’ stato in grado di trasformare la sua passione per la scrittura in un “business”, come dice lui, o almeno in una forma di sostentamento oltre che di soddisfazione.

Naturalmente Howey ha cominciato a occuparsi seriamente di self-publishing affiancando la sua attività editoriale in proprio a un altro lavoro, perché all’inizio la scrittura e l’autopubblicazione di libri non risultava affatto redditizia (anzi) né tale da giustificare l’abbandono di mestieri magari meno divertenti ma più sicuri. Prima di darsi alla narrativa Hugh ha campato grazie ad altre professioni, commesso in una libreria, capitano di yacht, tecnico del suono, eccetera.

 

Nel 2009, però, mister Howey ha tuttavia iniziato a dedicare alla scrittura buona parte del suo tempo libero. E nel 2011, all’improvviso, si è accorto che un suo racconto intitolato Wool stava ricevendo un numero davvero importante di download su Kindle Direct Publishing, la piattaforma di distribuzione di titoli self-publishing di Amazon. Si trattava di una shory story di fantascienza, ambientata in un apocalittico futuro della Terra, con l’umanità costretta a sigillarsi in luoghi chiusi, i silos, per evitare l’aria aperta divenuta irrespirabile.

 

Howey ha quindi cominciato a sviluppare questo soggetto per trarne una serie di romanzi distopici, una saga self-published che grazie alla buone recensioni dei lettori ha ottenuto lo stesso successo del racconto da cui era nata. Le cose sono andate particolarmente bene e a un certo punto Howey si è trovato a incamerare la bella cifra di “centomila dollari al mese” (!) come proventi dalle vendite online dei suoi libri. Nientemeno che Ridley Scott (il regista di filmetti come Blade Runner, Thelma & Louise e Il gladiatore, insomma mica il primo che passa) gli ha chiesto un’opzione sui diritti di Wool per farne un kolossal cinematografico. Intanto Howey gira il mondo spiegando il self-publishing al pubblico delle conferenze di cui è oratore.

 

Ma allora chiunque provi la strada del self-publishing potrà ottenere lo stesso successo (e gli stessi quattrini) di mister Howey? No, ovviamente no.. Ma sul suo sito l’autore spiega che per gli appassionati di scrittura non c’è mai stato, nella storia, momento più adatto all’autoproduzione.

 

Il libro di Gladwell

Il libro di Gladwell

Infatti in un recente post sul suo blog, Howey cita il saggio del sociologo Malcom Gladwell (il libro è Fuoriclasse, in Italia edito da noi di Mondadori). In quell’opera, Gladwell smonta le facili teorie secondo cui, per arrivare al successo, basterebbe il talento.
Il talento non basta: per poterlo sviluppare bisogna anche approfittare delle condizioni sociali, economiche e culturali giuste. Nascere nell’era migliore, nel momento adatto a mutare una predisposizione in risultato. Tanto per capirci con un esempio molto meno intelligente di quelli assai complessi studiati da Gladwell: se Mozart fosse nato in Perù nel 1200 avanti Cristo, non sarebbe diventato Mozart. E nemmeno se fosse nato in Europa un secolo prima. Le condizioni ideali per diventare un buon compositore di musica classica erano quelle di nascere in Austria o Germania, esattamente in quel decennio, nella regione a più alta diffusione di cultura musicale dell’epoca.

 

L’analisi di Gladwell è invero molto più articolata, ma in estrema sintesi sottolinea come per avere successo non basti sapere fare bene qualcosa ma occorre farlo nel periodo giusto. E per essere felici e contenti come lo scrittore self-made Hugh Howey il periodo giusto è proprio questo: l’era del self-publishing, con tutte le tecnologie a disposizione per autopubblicare e farsi conoscere.

 

Se Howey avesse iniziato a scrivere nel 1999, ora non sarebbe uno scrittore self-published professionista di successo. Se avesse continuato a procrastinare il suo progetto editoriale fino al 2019, neppure. Ha iniziato nel momento più adatto, cioè il 2009, ideale per portare un autore autopubblicato a concretizzare il suo lavoro. Ma ora che siamo nel 2014? E’ troppo tardi? No, secondo Howey, anzi è proprio questo il momento di mettersi a scrivere, di provarci, e “di farsi un favore leggendo Fuoriclasse di Malcom Gladwell”, aggiunge.

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Rubrica: L'Edicola, Top post

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