Angelo Marchese – L’officina del racconto

Angelo Marchese – L’officina del racconto

L’officina del racconto di Angelo Marchese è un libro che con lucidità e rigore ci parla delle molteplici forme della narrazione, rendendole accessibili e di facile comprensione. Così come un edificio ha una sua struttura che lo rende unico e in grado di tenersi in piedi, anche il racconto – in tutte le sue declinazioni – ha la sua bella architettura che vale la pena di conoscere a fondo, soprattutto se abbiamo intenzione di cimentarci nella scrittura. Magari pensiamo di sapere già tutto quello che è necessario, ma non illudiamoci, perché proprio quando pensiamo di essere a conoscenza di tutti i segreti della narrativa, rimane sempre qualcosa di inafferrabile:

Il racconto conserva un suo irriducibile mistero perché, per la pluralità di codici su cui si fonda, è un meccanismo in continua metamorfosi.

Per chi non è cresciuto a pane e narratologia, temi come la discorsività, la rappresentazione o le funzioni del narratore risultano piuttosto indigesti, anzi, solo a sentirli nominare viene voglia di scappare, ma Angelo Marchese – che è stato anche professore di liceo – lo sapeva bene e anche per questo decide di “accompagnare” il lettore attraverso il sentiero un po’ ingarbugliato della narrazione.

L’officina del racconto, infatti, è diviso in sei grandi capitoli: nel primo si parte dalle origini del racconto e si continua col fare la conoscenza delle più importanti teorie della narratività, formalisti russi sì, ma anche Todorov, Genette e Barthes. Il secondo capitolo, invece, è di ordine più pratico – non a caso si intitola  Le strutture del racconto – e ci dice tutto, ma proprio tutto, su trama, fabula e intreccio e punto di vista narrativo, a cui l’autore dedica interi paragrafi. E si potevano forse ignorare i concetti di spazio e tempo? Ovviamente no e proprio a questi argomenti sono dedicati i capitoli successivi. Di seguito abbiamo Le tecniche della rappresentazioni, con le voci possibili: per esempio la differenza tra soliloquio, monologo interiore e flusso di coscienza. E infine ci sono loro, i personaggi, che da soli valgono mille analisi e volumi critici, ma di cui l’autore qui ci presenta gli aspetti più essenziali e rilevanti.

Un po’ come avevamo già detto parlando di James Wood, resta ancora importante approfondire argomenti apparentemente difficili perché per imparare a scrivere bene è necessario studiare con attenzione cosa e come si legge: via via che cominciamo a capire i funzionamenti dei meccanismi narrativi cominciamo anche ad apprezzarli e ad acquisire la capacità di smontarli e rimontarli a nostro piacimento. E qui è quando il gioco comincia a farsi davvero interessante.

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Rubrica: Lo scaffale del self-publisher

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