La Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna: memoria di sopravvivenza

La Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna: memoria di sopravvivenza Illustrazione di Ivan Canu con QRCode per accedere alla Guida

Un anno fa, in coincidenza con il 50° anniversario della Fiera del Libro per ragazzi di Bologna, con il Mimaster lanciammo The illustrated Bologna Children’s Book Fair survival guide, vademecum semiserio per quanti avessero l’annuale ventura di lavorare per 5 giorni in fiera, compresa la domenica prima, perché chi lavora in Fiera ad uno stand, arriva con il suo bel furgone o affine la domenica mattina e pure prestino.

 

Libero Gozzini

Libero Gozzini

È, quella di Bologna, una fiera unica al mondo nel suo farsi baricentro di smodate passioni e nevrotiche cure di tutte le professionalità gravitanti attorno all’astro dell’editoria per l’infanzia e per i ragazzi. Editoria che, per natura, cultura, tradizione e vocazione è soprattutto illustrata. Ed è quindi forse la sola fiera internazionale in cui gli illustratori non siano considerati come le pulci nel sacco a pelo: inevitabili, insopportabili.

 

Se poi si considera che tutti noi che ci lavoriamo a vario titolo, quando ci incontriamo a questa e simili adunanze, ne parliamo come fossimo ricercatori del CERN impegnati a “sbosonare” l’idea di Dio, si offrirà un panorama di quanto una guida tematica potesse avere una qualche possibilità di successo.

Vincenza Peschechera

Vincenza Peschechera

Accadde che nel giugno 2013 si chiacchierasse a Milano amabilmente con quella forza della natura e della frangetta su imprendibili tacchi che risponde al nome di Roberta Chinni, adamantina direttrice della Fiera. E in queste sempre ridenti occasioni, io e Giacomo Benelli, altrimenti detti il Mimaster, proponemmo un’avventura editoriale totalmente auto-prodotta, una guida illustrata alla Fiera per la raggiunta maturità, come omaggio di una scuola di formazione professionale – che nella Fiera ha sempre trovato il suo zenith di esposizione pubblica.

Chi conosca e pratichi la cadenza bolognese, può godersi nell’immaginazione anche la fonetica degli entusiastici commenti di Roberta, per l’occasione coadiuvata nell’impresa del cinquantenario da Elena Pasoli, che la precedette nell’oneroso compito di direttrice. Ugualmente emiliana in ogni molecola del suo essere.

Le dioscure benedissero l’impresa, che tale davvero si fece, sin dalle prime battute.

 

Breve storia a monito collettivo

Verso ottobre cominciò la prima fase: pensato un questionario, tradotto in tre lingue per l’operosità di Piera Nocentini (che era stata segretaria e interprete del Mimaster nelle prime tre edizioni) e di Zosia Dzjerzawka (membro del milanese Studio Armad’illo nato da una costola di allievi Mimaster), fu spedito in giro per il mondo ad autori, illustratori, editori, art director, editor, agenti, allestitori perché ci raccontassero l’aneddotica più sfrenata delle edizioni da loro vissute e fornissero disparati consigli su come sopravvivere alla bisogna.

Maria Sole Macchia

Maria Sole Macchia

Venne dicembre e il momento di domandare ad amici e colleghi illustratori un fattivo contributo all’edizione che man mano si espandeva, rassomigliandosi all’idea stessa della sopravvivenza per mole e complessità. Ci risposero in tanti: Pablo Amargo, Studio Armad’illo, Nicholas Blechman, Serge Bloch, Ivan Canu, Paolo D’Altan, Beppe Giacobbe, Libero Gozzini, Maria Sole Macchia, Giulia Orecchia, Vincenza Peschechera, Emiliano Ponzi, Guido Bau Scarabottolo. Mai grazie abbastanza.

A gennaio, il nostro fidato superbo grafico Andrea Bozzo cominciava a prodigarsi per dare un corpo alla guida. Preziosa come sempre la schiettezza cilena di Magdalena de la Cerda, sua compagna e nostra alleata di lunghe visioni, dalla cui praticità venne fuori il formato vincente.

A febbraio, i materiali c’erano tutti.

Ed io e Giacomo Benelli cominciammo ad andar giù di forbice.

A farla lunga, si sa, non si sopravvive neppure al pomeriggio. E c’è una voluttà nell’editing che credo somigli alla falciatura del grano. Sarà mica un caso che quella venga chiamata la Nera Mietitrice, se fa così efficientemente un lavoro tanto scrupoloso quanto poco gradito.

 

L’esempio più formidabile ci venne dal contributo austroungarico di Lisbeth Zwerger, che non ringrazieremo mai abbastanza per la lucida spietatezza di questo assioma:

What do you put in your portfolio and how do you present it? Personally I think that it’s best not to show your portfolio at the fair!!!

 

Ora, dopo questo, potevamo sederci nella sonnacchiosa pancia della relatività.

Le copie prodotte e diffuse furono 3.000, regalate ad ogni lavoratore e ospite della 5 giorni bolognese.

 

A che pro una guida ad una fiera, che non contenga indirizzi su ristoranti, su mostre, luoghi turistici, curiosità di costume, ma blocchi di 7 righe in italiano 7 in inglese e 530 caratteri spazi inclusi e firma?

Cui prodest, voleva essere anche il distico d’apertura, ma ci si votò ad un dickensiano motto che molto ci rappresenta:

Insegnate a questi ragazzi e a queste ragazze Fatti e niente altro.

(C. Dickens, Tempi difficili)

Allora, da survivors di un lungo lavoro collettivo – frutto di tanta pazienza, umorismo e collaborazione fra professionisti davvero appassionati al lavoro che si sono scelto – arriva un salvagente, nella forma di una Survival Guide divisa per temi:

 

Look, food, foot: essential surviving: ovvero Come prepararsi psicologicamente e fisicamente alla fiera.

Emiliano Ponzi

Emiliano Ponzi

In 19 anni che frequento a vario titolo la fiera di Bologna, mai ho incontrato una più organizzata di Maria Sole Macchia. Con lei ho fatto pure due edizioni di Frankfurt Buchmesse (di cui una, avventurosissima, con un’auto prestata: e ci tengo a dire che io non guido e sono pure un mediocre navigatore e nessuno dei due conosce decentemente il tedesco) e diverse edizioni del Salon di Montreuil, che a paragone di Bologna, è la sagra della primavera. A lei non si poteva che appaltare questa sezione:

Manca meno di una settimana a Bologna e ti viene da vomitare. Poi ti piace lo sai ma ora ti viene da vomitare. Devi finire in tempo quella serie di illustrazioni, poi potrai dedicarti fresca come una rosa a stampare le cartoline o a fare i cd e a ragguagliarti sugli appuntamenti che hai. Perché li hai vero? E li hai pure confermati! Esci dal treno e salti sull’autobus. Dalle cartelline e dalle occhiaie sparse si direbbe che il bus sia quello giusto. Arrivi già mortalmente stanca e non hai ancora fatto nulla. Ti allungano il pass da dietro la siepe, non raggiungi neanche il Muro del Pianto (già affollatissimo?) che hai sbadigliato due volte. Il tuo obbiettivo è fin da ora il letto ma oltre alla fiera ci sono anche una presentazione e una vernice. Al Salone più di tre giorni non ci stai, di solito sul finire del terzo hai un prolasso, a volte prima. Concentra gli incontri il più possibile lunedì e massimo martedì, poi c’è spazio per le improvvisazioni. Tiri decisa il tuo carrellino con book e borsa dei libri; grazie all’attrito con la moquette sembra di trascinare un cadavere. Dopo solo tre ore hai le piaghe. Ancora tre giorni pieni davanti. Ti ripeti che in caso ti fai dare le chiavi di un’auto di un collega e in caso ti butti a dormire un’ora in parcheggio.

 

A questo, si aggiunsero i consigli ginnici di Gainmarco Benelli, preparatore atletico di rara spietatezza e la ricetta del più improbabile panino offertaci da Antonio Sarcina, food journalist di Altopalato, che solo a prepararlo ci voleva un giorno intero. E per digerirlo, il resto della fiera. Del critico Ferruccio Giromini il ricordo più sentito degli anni di frontiera, con Luzzati e Zavrel. E da bravo gaudente, senza lesinare su episodi etilici, che per chi ha conosciuto l’editore della Bohem Press non farà fatica a credere, con nostalgia.

 

I will survive: editori, autori e varia umanità movente e dolente

E gli editori: la memoria poetica di Mariagrazia Mazzitelli, direttrice editoriale di Salani:

Sopra tutto un ricordo: Sebastiano Forti, figlio di Donatella Ziliotto, che suona il sassofono in un concerto  improvvisato nello stand, e tutti si fermano a sentirlo. E’ per festeggiare l’uscita di un libro amato, e’ per diffondere la felicita’ che solo i libri per ragazzi e le immagini degli illustratori possono dare in una fiera unica al mondo, piena di colore, di futuro e di creativita’.

di Giovanna Zoboli, autrice e anima con Paolo Canton di Topipittori, questa fulminante sentenza:

cosa non si fa in una fiera? Nel nostro caso quel che cerchiamo di evitare sono le perdite di tempo.

E le riviste, Liber e Andersen, che portano da decenni l’occhio critico, insieme alla concretezza anglosassone degli agenti Debbie Bibo e Mohamed Danawi di Illozoo. Immancabili le sberle di Cristiana Valentini:

Cosa si porta via? Un’esperienza,  fatta di no, ni e si.  Cosa si lascia? L’impressione di se: simpatia, chiusura, serenità, malizia….

 

Con inossidabile cortesia, Nando Ambrosi, art director di Mondadori Ragazzi:

Se posso dare un consiglio il primo che darei ad un illustratore è quello di non mollare. Gli altri consigli cercateli voi presso le persone più esperte, presso le case editrici, presso gli art director, presso gli insegnanti, al cinema, nell’arte e nella letteratura. Poi, ascoltateli fino ad un certo punto e andate dritti per la vostra strada!

 

E l’ironia di Sergio Ruzzier:

Non si rubano i libri dagli stand, anche se a volte e’ difficile resistere. Se proprio non ce la fai, allora ruba solo quelli presenti in molteplice copia.

 

Davide Calì non la manda mai a dire ad autori e illustratori:

Cosa non si mette in un portfolio? Disegni a matita, schizzi, bozzetti, scarabocchi disegnati sui post-it. Se li vedo nello studio di un amico mi affascinano sempre, ma se li vedo in un book mi viene voglia di uccidere. Vi do una notizia scoop: non sono l’unico.

 

Talk Eat Celebrate: come si resiste ai vernissage, aperitivi, inaugurazioni, inviti? Cedendovi senza ritegno.

 

McGyver at the Book Fair: l’allestimento come filosofia del pannello

A Giuseppe Canu, i segreti di Mc Gyver per l’eccellente allestimento che non ti caschi addosso il lunedì mattina:

Semplicità, astrazione e modularità
 . il mio mantra nella fase di elaborazione del progetto.

 

Alla fin della fiera: cosa resta?

Come disse quella schietta padovana di Macchia:

Saggio Consiglio Se Non Si Può Dare Cattivo Esempio: Non serve parlare solo di lavoro per restare impressi al prossimo, anzi puoi parlare d’altro, di tutto. E scherzare su tutto, magari. Ti diverti di più anche tu e non dimenticare che non è il congresso nazionale di oncologia, che alla fine questi sono sempre disegnetti.

L’avventura della Survival Guide continua in questo 2014 nella pagina facebook dedicata e costantemente assaltata come l’ufficio turistico. L’avventura della Fiera di Bologna, invece, comincia domenica: ho giusto qualcosa da preparare: ubi maior, si sa.

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Rubrica: Hotel Visual, Top post

  • Scritto da:

  • Ivan Canu
  • Ivan Canu lavora a Milano come illustratore e scrittore (Salani, Gakken, Casterman, Principi & Princìpi, Pearson, De Agostini, The New York Times Book Review, Il Sole 24 Ore, La Repubblica, Capital, Einaudi ragazzi, Rizzoli, Médecins sans Frontiéres). Selezionato su American Illustration e Communication Arts. È stato art director della Fondazione Internazionale Balzan e della rivista Hystrio. Ha curato per l’AI-Associazione Illustratori il catalogo della mostra Favorisca, Carpi 2006 e gli Annual Illustratori italiani 2006, 2007 e 2008. Dal 2009 è direttore del Mimaster di Illustrazione di Milano.


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