Come descrivere un personaggio realmente esistito

Come descrivere un personaggio realmente esistito Illustrazione: Camilla Pintonato

Un imperatore, una regina, un pianista, uno scrittore, un serial killer; se volete prendere a prestito un personaggio vero, avete l’imbarazzo della scelta. Ma non credete che questa scelta vi farà risparmiare fatica, tutt’altro. Trovarsi un personaggio “pronto” è una delle prove più difficili per uno scrittore, perché comporta un lavoro di documentazione seria come se si scrivesse un’opera storiografica, ma poi c’è bisogno dell’intuizione per trasformare il documento in vita narrata.

 

«Le regole del gioco: imparare tutto, leggere tutto, informarsi di tutto […]. Attraverso migliaia di schede, perseguire l’attualità dei fatti, cercar di rendere a quei volti marmorei la loro mobilità, l’agilità della cosa viva»

Così Marguerite Yourcenar nei Taccuini di appunti relativi alla stesura delle Memorie di Adriano. Le riflessioni della Yourcenar sullo sforzo, sulla serietà, ma anche sulla misteriosa vicinanza con il personaggio che vogliamo fare rivivere, costituiscono una lettura indispensabile per chi voglia scrivere di un personaggio storico e il fatto che il suo “corpo a corpo” con Adriano sia durato più di un ventennio, dissuaderà chi pensa di improvvisare.

 

Se volete scrivere un romanzo su Napoleone, Luigi XIV, Adolf Hitler o J.F.K. dovete sobbarcarvi il lavoro dello storico: comparazione delle fonti, studio della mentalità (soprattutto!) dell’epoca che andate a narrare. Attualizzare Giovanna d’Arco non significa descriverla come una femminista ante-litteram, ma riuscire a cogliere nella sua vita, nelle sue emozioni, ciò che può parlare al nostro presente. Le emozioni: è proprio questo che differenzia un romanzo da una biografia.

 

A proposito della sua rivisitazione letteraria di Giulio Cesare, Valerio Massimo Manfredi ha detto: «È un Cesare riconsiderato in forma emotiva perché l’opera è letteraria. La storia procede per problemi, la letteratura per emozioni». Narrare un personaggio vero, inventare per lui dei dialoghi, significa non limitarsi alle sue azioni. Basta aprire un libro di storia per sapere che Napoleone subì una clamorosa sconfitta a Waterloo, ma cosa provò in quel momento? Capì subito che la fine stava arrivando? Pensò mai al suicidio? Si mise a piangere? Fare vivere un personaggio storico significa infilarsi fra le pieghe del non detto della storia, lavorare di fantasia, certo, ma tenendo a mente la lezione manzoniana della verosimiglianza.

 

I dialoghi sono la palestra del romanziere storico: se narriamo di un uomo vissuto nel Settecento, non possiamo fargli dire “nella misura in cui”, “un attimino” (ammesso che questa locuzione abbia dignità in qualsivoglia epoca) o “il tempo materiale”. Le emozioni sono universali, ma il modo di esprimerle no; qualsiasi insegnante di italiano con un’esperienza ventennale, potrà testimoniare come i ragazzi scrivano differentemente da un decennio all’altro, quindi documentiamoci. Ciò non significa fare opera di filologia, perché possiamo permetterci di osare in modo intelligente: Umberto Eco mette in bocca al suo Adso (Il nome della rosa) una citazione di Wittgenstein, che però nella psicologia mistica del personaggio calza a pennello. Ancora da Eco (Il cimitero di Praga) impariamo l’arte di mischiare personaggi veri e fittizi o da García Márquez (Il generale nel suo labirinto) la capacità di entrare nel labirinto dei ricordi e delle speranze deluse di un uomo d’azione (Simón Bolívar).

 

Anche se il nostro personaggio vero non è un personaggio storico, rimangono valide le regole della documentazione e della capacità di “sentire” ciò che il personaggio pensava. Se il personaggio scelto è uno scrittore, abbiamo la fortuna di conoscere il suo linguaggio, ma la contropartita è non sfigurare davanti ad esso. Due ottimi esempi sono Un uomo che ama di Martin Walser, in cui l’autore si prende addirittura la grana di narrarci un amore del vecchio Goethe nei confronti una giovanissima. Sarebbero franati in tanti, perché Goethe non aveva un’anima comune (tanto per dire un’ovvietà) e a scrivere in sua vece sull’amore e sulla passione, si rischia di fare la figura di uno che volesse spiegare a Shakespeare come si narra un amore infelice. Ma la scommessa è stata ampiamente vinta.

 

Come quella di Roberto Cotroneo, che nel suo ultimo romanzo, Betty, ha scelto di scrivere in prima persona, come se fosse George Simenon: «In fondo, voglio dire, Simenon questo libro non l’aveva mai scritto, gliel’ho fatto scrivere io». Del resto, non avrebbe senso fare scrivere ai nostri personaggi-scrittori ciò che hanno già scritto; anche qui dobbiamo avere la capacità di trovare un punto oscuro, una piega irrisolta della vita di un personaggio reale a cui vogliamo dare una risposta con la nostra narrazione. Nel caso di Cotroneo, questo punto oscuro è costituito dal suicidio della figlia di Simenon.

 

Ma spesso il personaggio reale scelto è solo un escamotage per parlare di una idea: ciò vale per Cotroneo, per Marquez e per Bernhard che ne Il soccombente non delinea affatto una pseudo-biografia di Glenn Gould, ma utilizza la stravaganza del pianista canadese – che di suo sembrava già un personaggio inventato da uno scrittore – per parlarci della genialità e dell’invidia, della ricerca ossessiva della perfezione. La scelta di Gould è funzionale alla storia, la mette in moto.

 

Volete narrare qualcosa del poeta che vi ha ispirato, del musicista che vi ha commosso o del personaggio storico che vi ha incuriosito? Diventate dei medium e, senza seduta spiritica, chiedetegli di parlare attraverso la vostra voce.

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Rubrica: La bottega dei personaggi, Top post

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  • Mi occupo di estetica, scrittura e filosofia del linguaggio. Ho pubblicato testi su Wittgenstein, sull’estetica di Croce, sulla fisica quantistica e tradotto testi di Hegel e Schrödinger. Amo Bach e Proust, scrivere e suonare il pianoforte. Collaboro con la rivista «Complessità» e insegno filosofia nei licei.


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1 Comment

  1. Cavolo quante cose ho imparato leggendo poche cose in questo luogo. Ne farò un impegno fisso.

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