Come inventare una storia partendo da Wikipedia

Come inventare una storia partendo da Wikipedia Illustrazione: Marco Piunti

C’è una citazione di Jack London che mi piace moltissimo e che, infatti, compare sulla homepage di questo sito:

 

L’ispirazione non puoi stare ad aspettarla. Devi inseguirla con un bastone.

Questa pittoresca ma efficacissima espressione ci dice che l’ispirazione, per chi scrive, non è un dono degli Dei che, per miracolo e senza alcuno sforzo, ci illumina e ci conduce per mano verso pagine indimenticabili.

La realtà è ben diversa e spesso e volentieri ci rendiamo conto di quanto faticosa sia l’esercizio dell’immaginazione. Ma questo fatto non deve scoraggiarci, perché l’immaginazione in realtà è, a modo suo, un muscolo e – al pari di tutti i muscoli – può essere esercitata e resa più forte, reattiva e scattante: ci sono dei metodi per allenare l’immaginazione e renderla più pronta e in questa serie di interventi li sperimenteremo assieme.

Uno dei metodi che preferisco è quello di mettere una bella serie di catene, lacci, ostacoli all’immaginazione e poi vedere come essa si liberi da queste costrizioni. In realtà sovente è proprio la presenza di regole e l’esistenza di rompicapo da risolvere che funziona da detonatore per l’immaginazione, scatenandola letteralmente.
Partiamo subito.

Avete presente Wikipedia? Diciamo di sì.
Apriamo una schermata di Wikipedia a piacere e guardiamo il menu che c’è sulla sinistra della schermata. La terza riga dice “una voce a caso”. Questo è proprio ciò che fa al nostro caso. Cliccando su “una voce a caso” Wikipedia ci porta su una pagina generata del tutto casualmente (proprio come promesso).

Allora facciamo questa cosa, clicchiamo su “una voce a caso” finché non avremo ottenuto tra i risultati un personaggio, una località e una cosa (con “cosa”, in realtà si può intendere quasi tutto).
Ci provo io, per farvi vedere.
Clicco, clicco, clicco e clicco finché non ho ottenuto ciò che cercavo:
1) un personaggio: August von Mackensen
2) una località: Riviera di Levante
3) una cosa: Abbazia nel Querceto

Ora comincia il lavoro dell’immaginazione. Ecco l’esercizio: diamoci un tempo limite a piacere (un’ora, 30 minuti, un quarto d’ora?) ed entro lo scadere del tempo dobbiamo avere messo in piedi un racconto o un inizio di racconto che comprenda i 3 elementi generati da Wikipedia.

Un bel grattacapo, nevvero?

Tre raccomandazioni:

  • il tempo non deve essere illimitato, anzi più è limitato meglio è
  • gli elementi devono essere presenti nel racconto il più organicamente possibile. Evitiamo scappatoie o trucchetti che ci rendano il compito troppo agevole
  • leggiamo bene le singole voci di Wikipedia che abbiamo selezionato: spesso contengono un sacco di elementi che ci possono servire per risolvere il puzzle.

Ok, ci provo io. Come far convivere un feldmaresciallo tedesco, la Riviera di levante e un quadro di Caspar David Frederich?
Abbastanza semplice (ma – confesso – io sono abbastanza allenato). Eccovi una delle soluzioni possibili. La mia.

Era l’ennesimo tramonto di una giornata scandita da duri combattimenti. Da quando era stato nominato Governatore militare in Romania il Feldmaresciallo Von Mackensen non ricordava una singola giornata che non avesse imposto a entrambe le parti un terribile contributo di sangue. Ormai aveva 70 anni e non riusciva nemmeno più a ricordarsi da quanto officiasse quel terribile rituale bellico. Troppe guerre, troppe battaglie, troppi sacrifici: dal conflitto franco-prussiano, alla vittoria esaltante di Tannenberg del 1914, e poi il fronte serbo e ora la Romania.

Il clamore degli scontri si era sopito e gli infermieri e i soldati cercavano di sostenersi a vicenda in quello che rappresentava forse il momento più duro della battaglia: il momento in cui le armi tacciono, si raccolgono i morti e si soccorrono i feriti e ci si rende appieno conto dell’orrore.

Nella luce morente una mesta colonna di soldati trascinava su carriole e carretti inverosimili – in un grottesco corteo – i corpi dei caduti, fatti a pezzi da quel Moloch al quale Von Mackensen aveva dedicato la sua esistenza. Per un attimo l’immagine di quella cupa fila di ombre nere nel paesaggio spettrale della campagna devastata dall’incessante lavorio delle granate e degli obici gli ricordò un quadro che più volte aveva visto a Berlino. Come si chiamava? Ah, sì l’Abbazia nel querceto.

Alcuni sostenevano che la sinistra malinconia dell’opera di Caspar in realtà volesse simboleggiare il passaggio dalla morte alla vita celeste. Ma la visione apocalittica dei cadaveri mutilati, dei resti umani e dei volti sfigurati degli uomini che quel pomeriggio avevano incontrato il loro destino e la natura annichilita dalla potenza di fuoco della macchina bellica gli parlavano solo di morte, di nera dissoluzione della materia, di insensata carneficina. Di vita celeste proprio non c’era traccia. Chiuse gli occhi, esausto: quel fiume di rovine e di cadaveri che aveva scavato un letto nel profondo della sua mente non gli permetteva quasi di respirare. Cercò disperatamente tra i suoi ricordi, una memoria, un’immagine che riuscisse anche solo vagamente a restituire un poco di luce e di speranza ai suoi pensieri. Ma la sua infanzia in Sassonia era trascorsa sotto cieli plumbei che non potevano certo fornirgli il calore e la consolazione di cui aveva bisogno.

Proprio mentre le ombre della sera stavano per cancellare le ultime tracce di colore dal paesaggio circostante, con la forza dirompente di una granata gli esplose nella testa un paesaggio pieno di colore, di tepore e di vita.

Dieci anni fa, ma potevano essere diecimila anni fa, con un suo amico aveva trascorso un paio di settimane in Italia a Roma e a Firenze alla ricerca di luminosità mediterranea e di arte rinascimentale. Sulla strada del ritorno l’amico lo aveva costretto ad allungare il tragitto per portarlo in quello che – nelle sue parole – era una delle visioni della vita celeste sulla terra. Un porticciolo poverissimo e festoso, un minuscolo borgo sospeso tra l’azzurro intenso del mare e quello ancora più intenso di un cielo senza nuvole: Portofino. Era rimasto senza fiato davanti a quello spettacolo. Ora si ricordava benissimo il suo sconvolgimento: per un attimo aveva davvero sognato di lasciarsi alle spalle gerarchie, armi, battaglie, mutilati e sfilate, e di restarsene lì da qualche parte a vivere una vita fatta di profumi, sapori e soprattutto colori che nemmeno si immaginava che potessero esistere. Ma era stato solo un attimo, poi era tornato feldmaresciallo e si era lasciato alle spalle la Riviera di Levante e le sue dolcissime tentazioni.

Riaprì gli occhi: un ferito – portato a spalle da un caporale – gridava in un modo quasi animalesco. La mano destra non c’era più e ogni movimento del moncherino sanguinante gli doveva costare sofferenze indicibili. August von Mackensen chiamò il suo attendente: doveva preparare la prossima giornata di guerra.

Lo so che non è un capolavoro, ma mi ero dato 45 minuti.
Vi va di provare e di cominciare anche voi a usare Wikipedia per tenere in allenamento la vostra immaginazione? Vi va di mandarmi i vostri risultati?

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Rubrica: Dove meno te l'aspetti

  • Scritto da:

  • Edoardo Brugnatelli
  • Nato nel 1956 (era presidente Gronchi). Laurea in Filosofia all’Università di Pavia. Per anni ho giocato (da brocco) a rugby. Suono male diversi strumenti a corda. Lavoro in Mondadori dal 1990: ho cominciato come redattore e ho finito per dirigere una collana (questo ci dice che c’è una speranza per tutti). Ho tre figli e un giro vita importante. Sto imparando il bergamasco.


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