Milena Agus – Perché scrivere

Milena Agus – Perché scrivere

Il breve libro di Milena Agus Perché scrivere, è uno di quei Sassi di Nottetempo che si lasciano leggere con piacere e rapidità. Non si tratta di un saggio nel senso tradizionale del termine, tanto meno un manuale, ma piuttosto una vivace descrizione del mestiere di scrivere, vissuto e considerato attraverso il filtro della propria esperienza personale. L’autrice infatti non ci elenca i vari, quanto improbabili, segreti per imparare a scrivere bene, ma ci regala qualcosa forse di più prezioso: le sue ispirazioni.

E quali sono allora le cose, le motivazioni e le urgenze che spingono una persona a darsi – più o meno anima e corpo – alla scrittura? La Agus ci confessa subito che lo fa, innanzitutto, per il puro piacere di farlo – ragione che, a pensarci bene, è già di per sé piuttosto valida. Non meno importante è la possibilità di fuga dalla realtà attraverso la creazione di un mondo immaginario in cui uno scrittore può immergersi completamente. E anche su questo direi che possiamo trovarci d’accordo. Ma è forse un’altra spiegazione a dare il senso più profondo della scelta di Milena Agus di diventare scrittrice; la creazione di storie e personaggi, secondo lei, può dare una seconda opportunità a chi, nella vita reale, ha conosciuto sfortuna e infelicità:

ho scoperto che la scrittura riscatta, […] una persona che nessuno ama nella realtà puoi farla amare tantissimo se la trasformi in un personaggio.

Affermazione che mostra, di fatto, il significato personalissimo che l’autrice dà alla sua scrittura, tanto da riassumerne l’intera poetica. E dell’importanza di uno stile proprio e originale ne abbiamo già parlato in altre occasioni, scrivendo di Raymond Carver e Stefano Lanuzza.

Come ultima cosa, ma non per questo meno importante, l’autrice ci parla della sua personale relazione con la Sardegna, dove vive, lavora e scrive e per la quale esprime un amore che è anche fonte d’ispirazione perché, sembra suggerire, è importante sapersi guardare intorno e parlare di quel che si conosce, fosse solo il luogo in cui abitiamo. Del resto, le uniche storie veramente universali sono sempre state quelle provinciali. O no?

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Rubrica: Lo scaffale del self-publisher

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