A che ora inizia a scrivere un vero scrittore?

A che ora inizia a scrivere un vero scrittore? Ilustrazione: Marco Piunti

L’infografica

A che ora inizia a scrivere un bravo scrittore? La blogger Maria Popova ha indagato a lungo per rispondere a questa domanda. Prima ha letto un po’ di libri sulle abitudini degli autori famosi (Odd type writers di tale Celia Johnson e Daily rituals di Mason Currey, inediti in Italia), poi ha studiato le interviste di Paris Review. Dopo aver raccolto un bel po’ di dati, ha chiesto a una designer italiana sua amica di realizzare un’infografica. Il risultato è qui a destra, prego cliccare per ingrandire, testi in inglese. Ma veniamo agli orari.

 

01 .00Il più mattiniero di tutti è Balzac. Il caro Honoré soffriva d’insonnia e soprattutto non intendeva perdersi pomeriggi e serate nei salotti della vita mondana, perciò lavorava di notte. Beveva parecchi caffè per rimanere sveglio e continuare a scrivere, sin dall’una del mattino.

 

04 .00Al secondo posto, staccato però di ben tre ore, c’è Murakami Haruki: l’autore di 1Q84  lui si alza alle quattro di notte, quando fuori è ancora buio e la casa è avvolta nel silenzio necessario alla concentrazione.

 

05 .00La mattina prima dell’alba è l’orario scelto anche da altri grandi. Alle cinque, prima del canto dei galli, iniziano a scrivere lo psichiatra Oliver Sacks e il premio Nobel Toni Morrison. La pace di quell’ora risulta prediletta anche da uno scrittore abitudinario come il filosofo Immanuel Kant.

 

06 .00Altri autori piuttosto noti preferivano l’ora presta per darsi alla scrittura: alle sei si mettevano al lavoro Ernest Hemingway, Kurt Vonnegut, Isaac Asimov e Flannery O’Connor e Vladimir Nabokov.

 

07 .00La pendola dello studio suona le sette: è l’ora di darsi da fare con la fantasia e il calamaio  per due fra i più alti giganti della letteratura europea di tutti i tempi, Wolfgang Goethe e Charles Dickens.

 

08 .00 Stephen King si siede di fronte al foglio di carta bianca sin dalle otto del mattino. Mezz’ora dopo prendeva in mano la penna Franz Kafka, che però doveva conciliare il suo vero mestiere, assicuratore, con la scrittura.

 

09 .00Lev Tolstoj, Virginia Woolf e Ray Bradbury avevano bisogno di più tempo per togliersi il pigiama, lavarsi la faccia, magari mangiar qualcosa per colazione e finalmente mettersi allo scrittoio. Il loro orario di lavoro cominciava alle 9.

 

10 .00 James Joyce e Simone de Beauvoir se la prendevano comoda: lavoravano dalle dieci in poi.

 

11 .00 Francis Scott Fitzgerald aveva bisogno di ancora più tempo per riprendersi e tuffarsi nel lavoro: lo si vedeva alla scrivania  soltanto alle undici.

 

12 .00 E il più dormiglione di tutti? Non poteva che essere Charles Bukowski. Lui non si alzava mai dal letto prima di mezzogiorno. Non avevamo dubbi, anzi pensavamo si svegliasse solo nel pomeriggio. Però, nel suo caso, il risultato rimaneva molto buono, ammettiamolo.

 

Chi volesse segnalarci altre abitudini di sveglie letterarie non incluse nello studio di Popova, ci dica tutto nei commenti a questo post, qua sotto.

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Rubrica: L'Edicola, Top post

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commenti

3 Commenti

  1. Paul Valery, nei Diari (vol. I dell’edizione Adelphi, credo), diceva che la giornata di lavoro per lui cominciava alle 4, ma alle 10 finiva!

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    • La redazione di Scrivo.me

      Bravo Paul, questo sì che è anticonformismo.

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  2. manca un accento in Valéry, sorry

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