Come inchiodare il lettore al tuo libro

Come inchiodare il lettore al tuo libro Illustrazione: Studio Armad'illo / Lorenza Natarella

Mi è successo qualche anno fa. Ero molto stanco: c’era stata riunione tutto il giorno a Milano, faceva anche caldo e la prospettiva del viaggio di ritorno in treno e poi in macchina mi desolava. Perciò, una volta salito in metropolitana mi appesi al corrimano  cominciai a chiudere gli occhi, per farmi ipnotizzare dal ta-tàn-ta-tàn, ta-tàn-ta-tàn. Ma due secondi dopo ero sveglio come non sono mai stato: perché davanti a me, messo proprio nella giusta posizione per vedere la Sua faccia e le pagine che stava leggendo, c’era un Giovane Lettore. E in mano aveva una mia storia.

 

Allora sgrano gli occhi e mi bevo tutto, osservando ora la faccia ora le pagine: lì c’è da sorridere, sorride? Lì ho cercato addirittura di far ridere, riderà? Il Giovane Lettore era multitasking, ovviamente, quindi leggeva ascoltando musica. E aveva tempi di lettura vorticosi, con un cambio pagina quasi compulsivo. Eppure, stava leggendo. Non sorrise e non rise, ma alla fine, con il cuore in gola mi resi conto che l’avevo svoltata. Che il rischio più grande era che mi MOLLASSE. E non mi aveva mollato, mi aveva letto tutto. Non ci avevo mai pensato, prima, ma il rischio grande, il vero rischio, è questo. Il Giovane Lettore e la Giovane Lettrice hanno un sacco di cose da fare invece di leggere, diverse a seconda dell’età, ovvio. Dal farsi coccolare dalla mamma all’unboxing delle cards da mettere in rete. Quando poi arrivano i tiamoamore su wozzàp, allora diventa durissima.
Il tipetto in metropolitana mi insegnò in pochi minuti una cosa importantissima: che sai già (naturalmente sei una lettrice, sei un lettore: e hai chiuso la porta in faccia a un sacco di storie e  volte tanto forte da rompergli il naso), ma secondo me non sai abbastanza. Quindi la sottolineo: in ogni momento il lettore può lasciarti e fare dell’altro.

 

Basta un niente. Perciò devi inchiodarlo alla lettura. Suona brutto, ma non fa male. Fallo entrare e poi chiudi la porta. Tira il chiavistello mentre si guarda intorno. Poi tienilo sveglio in ogni modo. Se accenna ad uscire indica la stanza vicina, quella delle meraviglie. Oppure spalanca la finestra e mostra il panorama e digli che presto farete un giro laggiù. E che sì, quelli tra le palme sono brontosauri metallizzati.

 

Prometti cose impressionanti, strilla “Guarda là, c’è un UFO!” mentre con l’altra mano spargi ragni pelosi, spegni la luce all’improvviso, cucina qualcosa di buono… Devi tenerlo con te, ingegnati. E soprattutto quando rileggi quello che hai scritto, non fare finta di niente. NON va bene così. C’è un luogo della storia dove si va da un posto bello in un altro posto bello ma nel tragitto non c’è niente di interessante? Metticelo. Intorno al castello del vampiro c’è un bosco troppo, troppo grande e la carrozza ci mette un sacco ad arrivarci? Sfoltiscilo. C’è un punto dove addirittura sbadigli? Se sbadigli tu, che della storia sei papà o mamma, figurati il Lettore, la Lettrice! Lì ci vuole una botola, un pupazzo a scatto, uno zombie, una zia che torna dopo anni, denti aguzzi, una mano viscida sotto il letto, un lupo, la fata Danzerina, delle maiuscole, una parola che manca… Ci vuole QUALCOSA. Forza, metticelo: è inutile piangere, dopo.
Ho finito. E tu ci sei ancora?

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Rubrica: Scrivere per i più piccoli, Top post

  • Scritto da:

  • Augusto Macchetto
  • Augusto Macchetto scrive per i piccoli dal 1996: per Mondadori ha pubblicato tra l'altro i Sassolini Dentro la lavagna e Bravo, Bimbù! e ha curato i testi italiani di molti libri di Richard Scarry. E' autore Disney (libri e fumetti, da Topolino a PK passando per Winnie the Pooh) e ha collaborato con numerosi altri editori (DeAgostini, Corriere della Sera, Il sole 24 ore...).


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