Come descrivere un personaggio in modo realistico

Come descrivere un personaggio in modo realistico Illustrazione: Milena Cavallo

Balzac credeva che il romanzo dovesse «far concorrenza allo stato civile» e che per rendere vivi i personaggi bisognasse dare su di loro il maggior numero di informazioni (fisionomia, data di nascita, nome dei genitori, timbro della voce, loro evoluzione, ecc.). Se optiamo per una descrizione realistica, in che modo raffigurare il nostro personaggio senza scivolare nella sindrome da identikit?

Io amo e consiglio due strategie: la prima è di descrivere il personaggio attraverso gli occhi di un altro personaggio, in modo da poterne restituire non un’immagine “oggettiva”, ma già colorata da tonalità affettive. Leggiamo in che modo Tomasi di Lampedusa presenta Angelica:

L’attimo durò cinque minuti; poi la porta si aprì ed entrò Angelica. La prima impressione fu di abbagliata sorpresa. I Salina rimasero col fiato in gola; Tancredi sentì addirittura come gli pulsassero le vene delle tempie. 

(G. Tomasi di Lampedusa, Il gattopardo)

Non ha detto in maniera scolastica “Angelica era bellissima”, ma prima di descriverla in modo più dettagliato ci ha donato la meraviglia della sua apparizione, come se fossimo anche noi seduti vicino ai principi Salina. Voto 8½.

Lo stesso stratagemma lo usò Flaubert per descrivere la sua Madame Bovary, restituendoci il suo aspetto attraverso lo sguardo di Charles che «rimase colpito dal candore delle sue unghie. Erano lucide, appuntite, più levigate degli avori di Dieppe, e fatte a mandorla. […] Emma aveva bellissimi gli occhi: benché fossero bruni, sembravano neri per via delle ciglia, e guardavano tutto francamente con un candido ardire» (G. Flaubert, Madame Bovary). Voto: 8.

Nella descrizione realistica, a differenza di quella fantastica o simbolica, si può scegliere di fare uno zoom su alcuni particolari o dare una visione d’insieme; in ogni caso il personaggio viene nominato con nome e cognome, per definire subito, come direbbe Balzac, il suo stato civile:

Pietro Moroni appoggia la bici contro il muro e si guarda in giro. Ha dodici anni compiuti, ma sembra più piccolo della sua età. È magro. Abbronzato. Una bolla di zanzara in fronte. I capelli neri, tagliati corti, alla meno peggio, da sua madre. Un naso all’insù e due occhi, grandi, color nocciola. Indossa una maglietta bianca dei mondiali di calcio, un paio di pantaloncini jeans sfrangiati e i sandali di gomma trasparente, quelli che fanno la pappetta nera tra le dita. 

(Niccolò Ammaniti, Ti prendo e ti porto via).

Ed ecco la seconda strategia: fare intravedere, attraverso la descrizione fisica, altre notizie: i capelli tagliati dalla madre, i sandali di gomma fanno supporre che Ammaniti non stia presentando il piccolo lord. Fare intendere senza dire, questa è una dote essenziale delle descrizioni. Voto: 8.

Il buon realismo non è elencare le caratteristiche fisiche e poi quelle psicologiche, attardandoci ad elencare pregi e difetti: è un romanzo, non un trattato di psicologia. Il buon realismo racconta attraverso dettagli visibili gli aspetti reconditi della personalità. Un celebre esempio: Manzoni prima di dirci a chiare lettere che Don Abbondio non aveva un cuore di leone, ce lo lascia intendere attraverso il dettaglio visivo delle dita nel colletto:

Mise l’indice e il medio della mano sinistra nel collare, come per raccomodarlo; e girando le due dita intorno al collo, volgeva intanto la faccia all’indietro, torcendo insieme la bocca, e guardando con la coda dell’occhio, fin dove poteva, se qualcheduno arrivasse.
(A. Manzoni, I promessi sposi)

Voto 10, perché non dobbiamo mostrare al lettore come noi vediamo il nostro personaggio, ma dobbiamo farlo vedere a lui. Un gesto, un tic o la camminata del personaggio devono da sole mostrare il suo carattere, evitando didascalie:

Aveva imparato ad appoggiare prima la punta del piede e poi il tallone, tenendo il peso sbilanciato verso la parte esterna della pianta, per minimizzare la superficie di contatto con il terreno.[…] Capitava spesso che i suoi genitori se lo trovassero di fronte all’improvviso, come un ologramma proiettato dal pavimento, con il suo sguardo accigliato e quella bocca sempre chiusa.
 (Paolo Giordano, La solitudine dei numeri primi)

Che personaggio è uno che cammina a questo modo? Perché non vuole fare rumore? Lo scrittore getta dei sassolini e noi, piccoli Pollicino, le seguiamo per trovare la figura del protagonista. Voto 9.

Andrea Camilleri utilizza un altro metodo per la descrizione del personaggio, che lui definisce teatrale: “Faccio un esempio: mi viene più facile scrivere di un personaggio partendo dal dialogo. Il personaggio non lo descrivo, come sia lui si desume dopo, da come ha parlato. Questo è un modo di scrivere assolutamente teatrale. Ecco perché i dialoghi hanno un certo valore nei miei libri”. Il nostro personaggio deve avere una sua voce, cioè una maniera di parlare assolutamente diversa da quella di un altro personaggio e questa è una delle gatte da pelare più dure per uno scrittore che, soprattutto quando esordiente, tende ad omologare il linguaggio dei suoi personaggi, col rischio di trasformare i dialoghi in un lungo e incessante monologo. Ma qui si apre un’altra pagina, che inserisce i nostri personaggi in un contesto e quando un personaggio prende con sicurezza parola, prende vita e la nostra opera di provetti Demiurghi è compiuta.

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Rubrica: La bottega dei personaggi, Top post

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  • Mi occupo di estetica, scrittura e filosofia del linguaggio. Ho pubblicato testi su Wittgenstein, sull’estetica di Croce, sulla fisica quantistica e tradotto testi di Hegel e Schrödinger. Amo Bach e Proust, scrivere e suonare il pianoforte. Collaboro con la rivista «Complessità» e insegno filosofia nei licei.


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commenti

4 Commenti

  1. Grazie, mi hai fatto tornare in mente Angelica, Tancredi e quel mondo fantastico. Crearne di personaggi in quel modo, eh?

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    • Il mio preferito è il Principe.

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      • si, condivido. Fra l’altro del Principe si dà una presentazione meravigliosa, partendo dalla sua maestosità. Comunque, un libro immenso.

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  2. grande Camilleri!

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