Leonardo Patrignani: ecco come ho scritto una saga fantasy

Leonardo Patrignani: ecco come ho scritto una saga fantasy
Oggi faccio due chiacchiere con Leonardo Patrignani. Leonardo è autore della trilogia fantasy Multiversum, edita dalla casa editrice per cui lavoro, cioè Mondadori. Ma Leonardo è anche un amico di Scrivo.me: tiene una bella rubrica in cui spiega come un giovane scrittore possa esordire “rubando i segreti alle rockstar”.

 

Tempo fa lessi che per creare un romanzo fantasy (o urban fantasy) devi fare sostanzialmente due cose: creare un macrocosmo (l’universo più o meno anomalo dentro al quale si muovono i protagonisti) e un microcosmo (i personaggi che popolano e animano la narrazione). Sei d’accordo con questa visione del tuo lavoro?

 

Sì, anche se il mio macrocosmo in realtà è il mondo che tutti conosciamo, con la particolarità che però è solo una delle infinite versioni di se stesso. Il microcosmo sono i miei ragazzi, e il patto col lettore sta nell’accettare la facoltà dei protagonisti di slittare tra le dimensioni alternative grazie a una mente geneticamente modificata in seguito a una sperimentazione.

Come hai creato il tuo macrocosmo?

Infilando il nostro mondo in un labirinto di specchi.

E il microcosmo?

Pensando a cosa combinerebbero due ragazzi innamorati e un amico dall’intelletto sopraffino nel momento in cui si trovassero a gestire versioni alternative di loro stessi, che di fronte a snodi cruciali della vita hanno preso strade diverse.

Ci descrivi – anche dettagliatamente, tanto noi non ci formalizziamo – come nasce uno dei tuoi personaggi?

Utopia, di Leonardo Patrignani (Mondadori)Solitamente è un brandello della mia visione del mondo che si stacca da me e comincia a interagire con lo scenario creato. C’è qualcosa dei miei pensieri in ogni personaggio, anche nei più deprecabili (o forse, soprattutto nei più deprecabili). Ma chiaramente, ognuno di questi sviluppa la sua personalità man mano che si muove all’interno del macrocosmo, altrimenti sarei io quello intrappolato nel labirinto di specchi.

Com’è lavorare con un editor?

L’intera saga è stata acquisita e seguita a livello di editing da Francesco Gungui, a sua volta autore e dunque ottimo allenatore/calciatore in grado di capire i problemi (soprattutto psicologici) dello scrittore-esordiente. Ne parlo sempre talmente bene che la gente si sarà stufata di sentirmi sviolinare! Ma è stata una vera e propria scuola di scrittura, per me. Sono cresciuto tanto tra il primo e il terzo libro e lo devo principalmente a Francesco. Che tra l’altro seguirà anche il mio prossimo romanzo, del quale non ho ancora rivelato alcunché.

Le copertine dei tuoi libri sono bellissime: come nascono?

Sono dei matte painting realizzati dal bravissimo Roberto Oleotto. L’illustrazione del secondo (Memoria) è stata perfino selezionata da un capoccia della californiana Blizzard (un tizio che tra le altre cose ha curato le grafiche di Superman Returns) per un catalogo australiano interamente dedicato alla tecnica del matte painting e di importanza mondiale. Credo che il 70% delle mie vendite sia dovuto a quel dannato genio di Oleotto, ecco.

Leggi le recensioni dei tuoi libri in rete?

Sì, ma all’inizio ero più maniacale. Oggi, a causa del tempo a disposizione ridotto ormai a zero, non riesco a leggerle tutte e ammetto che sovente mi limito a sbirciare solo il voto. Ma non è cattiva volontà. Dedico tantissimo tempo ai fan, specialmente online, ma sono pur sempre un essere umano (e marito, e padre!).

Come interagisci coi tuoi lettori online?

Non c’è un solo messaggio ricevuto in questi tre anni a cui non abbia risposto. Mi possono trovare facilmente su Facebook, o su Twitter. Le cose si stanno complicando da quando il romanzo è uscito all’estero. Dal Sudamerica ricevo davvero un sacco di messaggi e non è facile star dietro a tutti. E anche dalla Francia, Paese in cui la saga sta riscuotendo successo. Prima o poi dovrò assumere un Io parallelo.

Parole chiave: #, #, #

Rubrica: Interviste sulla scrittura

  • Scritto da:

  • Edoardo Brugnatelli
  • Nato nel 1956 (era presidente Gronchi). Laurea in Filosofia all’Università di Pavia. Per anni ho giocato (da brocco) a rugby. Suono male diversi strumenti a corda. Lavoro in Mondadori dal 1990: ho cominciato come redattore e ho finito per dirigere una collana (questo ci dice che c’è una speranza per tutti). Ho tre figli e un giro vita importante. Sto imparando il bergamasco.


Commenta su Facebook

commenti

Email
Print