Come si introduce un personaggio

Come si introduce un personaggio Illustrazione: Milena Cavallo

Si dice che la prima impressione è quella che conta e credo che ciò sia vero anche per il protagonista di un romanzo. Come presentarlo per colpire i lettori? Se optiamo per l’io narrante, non è detto che l’io sia anche il protagonista:

Se a queste notizie sulle vicende del defunto Adrian Leverkühn alla prima e certo molto provvisoria biografia dell’uomo diletto, così terribilmente provato, innalzato e abbattuto dal destino, alla vita del geniale musicista premetto alcune parole su me stesso e sulle mie condizioni, dichiaro in modo assoluto che non lo faccio per il desiderio di mettere avanti la mia persona. (Doctor Faustus).

Thomas Mann dà la parola a Serenus, che con modestia afferma di essere solo il biografo e, in tal modo, la figura del protagonista acquista importanza. Thomas Mann ci tiene sulla corda parlandoci della vita di Serenus, e noi attendiamo curiosi che il genio, l’uomo diletto ritorni. Voto: 9.

Altro esempio, Vladimir Nabokov:

Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Mio peccato, anima mia. Lo-li-ta: la punta della lingua compie un percorso di tre passi sul palato per battere, al terzo, contro i denti. Lo. Li. Ta. Era Lo, semplicemente Lo al mattino, ritta nel suo metro e quarantasette con un calzino solo. Era Lola in pantaloni. Era Dolly a scuola. Era Dolores sulla linea tratteggiata dei documenti. Ma tra le mie braccia era sempre Lolita. (Lolita).

Non ci troviamo davanti ad un biografo, ma ad una persona magnetizzata dal personaggio,che ci intriga con il suo calzino. È un nome ancor prima che un volto. Voto: 10.

Se l’io narrante è il protagonista della storia, spesso si presenta subito, come se ci stringesse la mano: «Una delle poche cose, anzi forse la sola ch’io sapessi di certo era questa: che mi chiamavo Mattia Pascal. […] E ti par poco?» (Luigi Pirandello, Il fu Mattia Pascal). Chapeau! La prima domanda che sorge nel lettore è: che vuol dire che sapeva di chiamarsi così? Al primo rigo ti ha già incastrato. Voto: 10 e lode.

Oppure, c’è l’io narrante che si presenta controvoglia:

Per parlare con franchezza, qui fra noi, finisco ancora peggio di come ho cominciato… Oh, non ho cominciato molto bene… sono nato, lo ripeto, a Courbevoie, Senna… lo ripeto per la millesima volta… dopo tanti va e vieni termino veramente al peggio… c’è l’età, mi direte… c’è l’età!… si capisce!… a 63 anni e passa, diventa estremamente duro rifarsi una posizione… rilanciarsi a clientela… qui oppure là!… Vi dimenticavo!… io sono medico… la clientela medica, in confidenza, fra voi e me, è mica soltanto questione di scienza e di coscienza… ma innanzitutto, e soprattutto, di fascino personale… il fascino personale passati 60 anni?… puoi fare ancora il manichino, porcellana al museo… forse?… interessare qualche maniaco, cercatore di enigmi?… ma le signore? il vecchione tutto a lustro, profumato, pitturato, laccato?… spaventamerli!. (Louis-Ferdinand Céline, Da un castello all’altro).

Si rivolge a noi direttamente, quindi ci fa capire che dialogheremo a lungo con questo medico sessantatreenne privo di fascino. Personalmente uno che si definisce spaventamerli, un po’ di curiosità me l’ha messa in corpo. Voto: 8.

Se invece, quando scrivete avete deciso di narrare in terza persona, si può optare per una descrizione immediata:

«Rossella O’Hara non era una bellezza; ma raramente gli uomini se ne accorgevano, quando, come i gemelli Tarleton, subivano il suo fascino. Nel suo volto si fondevano in modo troppo evidente i lineamenti delicati della madre […]con quelli rudi del padre, un florido irlandese. Ma era un viso che, col suo mento aguzzo e le mascelle quadrate, non passava inosservato. Gli occhi verde chiaro, senza sfumature nocciola, ombreggiati da ciglie nere e folte, avevano gli angoli volti leggermente all’insù» (Margaret Mitchell, Via col vento).

Troppo! Una descrizione pittorica, che non ci spinge a chiederci altro. Voto 5. Simile alla presentazione che Jane Austen fa di Emma: «Emma Woodhouse, bella, intelligente e ricca, con una casa confortevole e un carattere allegro». Lasciamo decidere a chi legge se il personaggio è bello e intelligente, una presentazione troppo dettagliata corre il rischio di spegnere l’attività cooperativa del lettore. Voto 5.

Vogliamo descrivere subito l’aspetto fisico del personaggio, senza essere iper-realisti? «Era alta, magra, aveva soltanto un seno fermo e vigoroso da bruna – e pure non era più giovane – era pallida come se avesse sempre addosso la malaria, e su quel pallore due occhi grandi così, e delle labbra fresche e rosse, che vi mangiano». (Giovanni Verga, La lupa). Qui non c’è una descrizione minuziosa, eppure ci appare così nitidamente che le sue labbra ci mangiano; come un attore che buca lo schermo, la Lupa è pronta a circuire anche noi. Voto: 10 e lode.

Lo scrittore dovrebbe svelare immediatamente l’essenza del suo personaggio, non dicendo apparentemente nulla, come un pittore impressionista, che con macchie colorate, lascia al lettore il compito di riconoscere la figura. Un esempio? «Vadinho, il primo marito di dona Flor, morì a Carnevale, una domenica mattina, mentre ballava un samba vestito da baiana in Largo 2 Luglio, non lontano da casa sua». (Jorge Amado, Dona Flor e i suoi due mariti). Non ci ha detto quanto era alto, se era generoso o infedele, ma presentarci uno che muore il giorno di carnevale mentre balla una samba vestito da donna, è farci accedere dalla porta principale al cuore del personaggio. Voto: 9 ½.

E se dobbiamo presentare più personaggi? Direi di non fare l’appello, non siamo a scuola, non indichiamoli uno per volta al lettore, così: «– Natale non sarà Natale senza regali, – brontolò Jo, stesa sul tappeto. – Brutto guaio essere poveri, – commentò con un sospiro Meg facendo scivolare lo sguardo sul suo vecchio vestito. – È un’ingiustizia, dico io, che tante ragazze abbiano un sacco di belle cose e altre niente, – aggiunse la piccola Amy, tirando su col naso per il dispetto. – Abbiamo il papà e la mamma, però, e ciascuna di noi ha tre sorelle, – disse Beth dal suo angolino con aria soddisfatta» (Louisa May Alcott, Piccole donne). Presentazione a dir poco pedante, io eviterei. Voto: 4.

Siete d’accordo? Avete altri esempi? Fatemelo sapere.

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Rubrica: La bottega dei personaggi, Top post

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  • Mi occupo di estetica, scrittura e filosofia del linguaggio. Ho pubblicato testi su Wittgenstein, sull’estetica di Croce, sulla fisica quantistica e tradotto testi di Hegel e Schrödinger. Amo Bach e Proust, scrivere e suonare il pianoforte. Collaboro con la rivista «Complessità» e insegno filosofia nei licei.


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commenti

7 Commenti

  1. certo ke a scuola, Verga non l’avevo pensato così e non è male.

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  2. e di Dostojevskij che ne dici?

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    • su Dostoevskij l’arte del personaggio è molto filosofica, condivido quello che dice Kundera quando scrive che quelli di Dostoevskij sono idee incarnate più che vere e proprie persone. Comunque su di lui è doveroso riflettere sulla figura dell’antieroe.

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  3. ho iniziato a scrivere da pochi mesi, perché mi piace, ma non so se lo so fare. Tanti errori tipo appello li ho fatti. VOTO 3!!!! ;-( Ciao

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  4. Condivido il voto a Pirandello. Invidia per chi riesce a scrivere così.

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    • io schiatto di invidia quando leggo Pirandello!

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  5. Un tema interessante, da esplorare proprio così, attraverso esempi.
    Amo l’introduzione dei personaggi attraverso azioni e/o dialoghi: un sigaro fumante, puzzolente, un intercalare, un tic, il modo di camminare o semplicemente un gesto, un mignolo teso sulla tazzina del caffè, il tamburellare delle dita sulle ginocchia, un’imperfezione, uno sfogo della pelle, come dei leitmotiv wagneriani, come delle sonde invisibili che già, senza dirlo, si fanno strada nei pozzi neri dell’anima, che ritornano e/o cambiano.

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