Dario Moretti – Il lavoro editoriale

Dario Moretti – Il lavoro editoriale

Quello di Dario Moretti è un libro che ha qualche anno di vita (la prima edizione risale al 1999) ma che ha ancora qualche utile cartuccia: esso ci svela i funzionamenti dell’industria editoriale, spiegando tutto quello che avremmo voluto sapere – ma non abbiamo mai osato chiedere – sulla “relazione complicata” (per dirla alla Facebook) tra l’idea di libro come prodotto di mercato e come oggetto culturale.

Nonostante l’età, bisogna ammettere che Il lavoro editoriale ha il merito di aver intuito per tempo alcuni passaggi fondamentali dell’editoria recente, come per esempio l’importanza della tecnologia:

La pervasività con cui l’informatica ha invaso la vita quotidiana fa sì che il libro, come lo leggiamo oggi, non possa essere prodotto senza l’intervento del computer.

Moretti fa una disamina delle varie figure che lavorano nell’industria editoriale, dei loro ruoli e delle loro funzioni – cosa che può ben tornare utile a un self-publisher, che talvolta deve ricoprirle tutte. Il suo sguardo è acuto, preciso, sintetico (il libro consta in tutto di una ottantina di pagine, si legge in un paio d’ore ed è corredato di un’utile, per quanto non aggiornatissima, bibliografia) e venato di una leggera e gradevole ironia.

Per esempio – io che ho sempre voluto aprire una rubrica dal titolo “Psicopatologia dell’editore in via di transizione” – trovo davvero ilare quel che Moretti dice nell’ultimo paragrafo, intitolato Dalla carta alla rete, intorno al rapporto degli editori con la tecnologia: dopo una prima fase di negazione («Non sono veri libri!»), a cui segue una deriva catastrofista («Il computer distruggerà la carta stampata!»), si arriva un’accettazione quasi fatalista dei cambiamenti. Sembra che in quindici anni non sia mutato molto, fatte le dovute eccezioni.

Parole chiave: #, #, #

Rubrica: Lo scaffale del self-publisher

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