Scrivere un libro in due, padre e figlio

Scrivere un libro in due, padre e figlio Illustrazione: Tai Pera

Oggi faccio due chiacchiere con Michele e Nicola Neri. Padre e figlio, il primo giornalista 54enne, il secondo studente di 21 anni. Hanno scritto un libro a quattro mani, un dialogo in scrittura, pubblicato in questi giorni da noi di Mondadori. Questa idea di scrivere insieme, in due e in famiglia, mi ha incuriosito, e quindi ne parlo con gli autori.

 

So che per un certo periodo abbiate scritto insieme su Internet, alcuni post su un blog. Ora esce questo libro.

Il libro di Michele e Nicola

Il libro di Michele e Nicola

Michele, il padre: – L’idea di scrivere un lungo dialogo sulla storia della sua adolescenza e del rapporto con me era nata un paio di anni prima. Poi era stata accantonata e, nella primavera del 2013, è stata ripresa e trasformata nel progetto di un libro autobiografico a quattro mani. Il libro è stato un po’ l’ultimo capitolo della storia di un avvicinamento: dalla grande separazione all’inizio dell’adolescenza del figlio, a un ritrovarsi, infine, anche nel ricordo e nella scrittura.

Nicola, il figlio: – Prima di passare alla scrittura, più volte avevo detto a mio padre, dopo una lunga discussione, litigio, confronto su vari temi della mia vita e delle abitudini dei miei coetanei, che sarebbe stato bello registrare i nostri scambi verbali. E invece è arrivato il libro. Oltre ad aver per me un senso di scoperta dei miei mezzi di espressione e ad aver permesso di rivedermi con una distanza, ho sempre sentito che la nostra fatica e quello che avevamo passato non andasse sprecato.

Come funziona la scrittura a due?

Il padre: – Dipende dai momenti. In certi giorni, il trovarsi uno di fianco all’altro, su due computer, era un incentivo a lavorare e a confrontarsi. In altri momenti, la fatica di uno si riversava sull’altro. In senso pratico, dopo essersi dato il compito per un singolo capitolo, ognuno procedeva per la propria parte di storia, e poi si leggeva il lavoro dell’altro.

Il figlio: – Scrivere in coppia è stata la fortuna di questo libro, perché lo ha modificato strada facendo. Ed è stata la storia stessa, il suo continuo rimpallare tra noi due, a richiederlo. E in questo modo è stato anche più rispettato il progetto originario che consisteva in una specie di dialogo senza fine.

Michele, cosa ti è piaciuto di più nella scrittura di tuo figlio?

Mi ha colpito l’immediatezza con cui, grazie a una sola parola o un accostamento insolito, riesce a comunicare il senso di una situazione o di una persona. E trovo molto efficace il modo con cui trasmette i suoi stati d’animo, anche se risalgono a un periodo ormai lontano, grazie a una semplice immagine. Ti faccio un esempio:

E sì, i denti me li sbriciolo ancora, perché tengo troppo alle cose. Io continuerò a mangiarne di oscurità, continuerò a dimenarmi”.

E a te, Nicola, cosa è piaciuto di più nella scrittura di tuo padre?

Mi è piaciuta una specie di schiettezza dolce di alcune sue espressioni. E la capacità di spiegare attraverso mezzi semplici situazioni e stati d’animo complessi, per i quali pensavo che fossero necessarie frasi complicate e raffinate (non in senso positivo).  Faccio anche io un esempio:

“A metà festa arrivò Nik insieme a Rocco. Me lo ricordo il più alto e veloce, come al solito; quasi l’emissario di un altro Stato, invitato a guardare per un attimo come si stava adesso di là, in quel territorio non più sotto controllo, né così interessante, ma nemmeno così irrilevante da lasciare per sempre. Più che altro sembrava un po’ triste, e sbrigativo per non darlo a vedere.”

Quali sono i modelli letterari a cui vi rifate quando scrivete?

La risposta del padre: – Non trattandosi di un romanzo, quello che probabilmente mi ha più influenzato è il modo con cui certi autori riescono a stare a metà tra narrativa e saggistica. In particolare chi riesce a far parlare con originalità e completezza il lavoro del proprio sguardo, come Geoff Dyer, o Nicholson Baker nei suoi saggi brevi.

E tu, Nicola, a quali autori ti rifai?

La risposta del figlio: – Con tutto il rispetto che meritano, a influenzarmi sono stati scrittori, poeti e cantautori che sono riusciti a mettere a nudo il proprio cuore e le proprie angosce. Da Baudelaire a Dostoevskij di Delitto e Castigo ai testi di Johnny Cash o Eminem: oltre allo stile anche gli stati d’animo dei protagonisti.

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Rubrica: Interviste sulla scrittura, Top post

  • Scritto da:

  • Edoardo Brugnatelli
  • Nato nel 1956 (era presidente Gronchi). Laurea in Filosofia all’Università di Pavia. Per anni ho giocato (da brocco) a rugby. Suono male diversi strumenti a corda. Lavoro in Mondadori dal 1990: ho cominciato come redattore e ho finito per dirigere una collana (questo ci dice che c’è una speranza per tutti). Ho tre figli e un giro vita importante. Sto imparando il bergamasco.


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