Massimiliano Parente: da Hitler a Duchamp, ecco come ho scritto il mio nuovo romanzo

Massimiliano Parente: da Hitler a Duchamp, ecco come ho scritto il mio nuovo romanzo Massimiliano Parente, 'Il più grande artista del mondo dopo Adolf Hitler' (particolare della copertina)

 

Oggi faccio due chiacchiere con uno scrittore, Massimiliano Parente. Ho letto il suo nuovo romanzo, Il più grande artista del mondo dopo Adolf Hitler, edito da noi di Mondadori e mi è piaciuto parecchio. Mi è venuta voglia di fargli qualche domanda sul tema della scrittura.

 

Come sei arrivato a scrivere questo libro?

E’ un romanzo che ho cominciato a scrivere dopo la faticosissima trilogia dell’Inumano (da La Macinatrice a L’inumano, passando per Contronatura, mi ha impegnato per oltre dieci anni), e una volta iniziato mi ha trascinato dentro senza darmi un attimo di tregua. Ma forse proprio perché con L’inumano ho toccato il fondo della tragedia biologica della vita, non potevo far altro che trasformare tutto questo in una forma di comicità, di satira totale, a trecentosessanta gradi. Così Max Fontana, il protagonista, si è impossessato di me per due anni: Il più grande artista del mondo dopo Adolf Hitler è una sorta di moderno Don Chischiotte, e è il proseguimento della mia opera di attacco frontale delle illusioni umane in chiave comica.

Il libro di Parente

Il libro di Parente

 

Quando funziona e quando non funziona il lavoro con un editor?

La risposta a questa domanda è per me complicata e non posso non spiegarla nel dettaglio. Lavorare con me è sempre stato impossibile per gli editor. Quando ho pubblicato Contronatura, per Bompiani, ne ho “disinnescati” decine, a volte trattandoli malissimo, arrivando perfino al limite di rompere i contratti, e qualche volta l’ho fatto, come con Newton Compton. Perché gli editor che ho incontrato hanno sempre cercato di castrarmi, di censurarmi, e comunque sia chiunque pretenda di mettere le mani su ciò che scrivo mi suscita un sentimento omicida. Quando sono arrivato in Mondadori il direttore editoriale Antonio Franchini era consapevole della mia intrattabilità e mi ha affidato Mario, con il sorrisetto di chi la sapeva lunga. Io non capivo cosa ci fosse sotto ma qualcosa c’era perché di Mario mi sono innamorato. Mario è capace di entrare in sintonia con la mia scrittura e farmi notare alcune cose “che Parente non scriverebbe mai”. Di Mario sono gelosissimo, gli ho dedicato anche un racconto, Editor amore mio, che ha pubblicato Libero. Adesso prima di firmare un contratto chiedo sempre: “Mario è mio, vero?”

 

L’arte contemporanea è uno dei protagonisti del romanzo: perché?

Questo romanzo ha una doppia lettura “critica” che ho verificato: i critici di destra, poiché sono passatisti, lo prendono come una critica dell’arte contemporanea, quelli di sinistra come un elogio. In realtà l’arte è il mezzo più libero di aggressione della realtà, e di denudamento, ma non c’è nessun artista oggi che faccia quello che vorrei vedere io. Eppure provocano ogni giorno. Conosco il mondo dell’arte contemporanea molto bene, mi sono perfino laureato su Marcel Duchamp, e avevo la necessità di creare un artista che fosse più reale del reale, e più coraggioso di quanto lo sono gli artisti che vengono in genere definiti “provocatori”. Max Fontana è il risultato di tutto questo, e è anche una metafora della società occidentale, una critica radicale dei simulacri umani ma anche un’apologia immaginifica. Max Fontana si ribella perché i personaggi amati delle sue serie tv non esistono nella realtà. Oppure tratta Adolf Hitler come un personaggio famoso, come Michael Jackson. Per lui il mondo si divide in famoso e non famoso. Inoltre nel corso del romanzo, dell’incredibile avventura che porta un artista “sfigato” a diventare il più grande artista del mondo, vengono create opere che sono realmente realizzabili, sono quasi un centinaio, elencate nel catalogo finale “in ordine di apparizione”. Max Fontana è l’artista che vorrei esistesse, e che è potuto esistere grazie a questo romanzo. E’ molto simile alla storia di molti artisti reali, ma è portata all’eccesso. E’ in qualche moda l’archetipo dell’artista contemporaneo e il suo superamento.

 

Come nascono i nomi dei tuoi personaggi?

E’ un processo a volte lunghissimo a volte spontaneo, ma in genere molto pensato per i personaggi principali. Max Fontana, per esempio, prende il nome da me, il cognome da Lucio Fontana, famoso per i suoi tagli. Ma Fontana è anche il nome dato da Duchamp al suo famoso orinatoio, il “readymade” più noto al grande pubblico. Schicklgruber, il professore della clinica dove Max si fa ricoverare per conquistare l’amore di una ragazza, è il vero cognome di Hitler (da cui la riflessione di Max che se Hitler non avesse cambiato cognome non ci sarebbe stato il nazismo perché “Heil Schicklgruber!” non avrebbe mai funzionato). C’è poi anche il caso che crea coincidenze fortuite. Aldo Grasso, per esempio, si è accorto che l’assistente a volte un po’ tonta di Max Fontana, Anna Comes, ha un cognome che è l’anagramma di scemo. Io non ci avevo pensato.

 

Quali sono gli scrittori (o i saggisti) che per certi versi circolano nelle vene di questo romanzo?

Un romanzo che ho riletto, e mi è servito da guida segreta, è il Don Chisciotte di Cervantes, il quale poi è il primo romanzo in assoluto. Poi gli scritti di Andy Warhol, soprattutto i suoi diari, e la parte pop della sua filosofia, e ovviamente Marcel Duchamp. Diverse biografie di Adolf Hitler, tra cui quella di Ian Kershaw. Molti autori scientifici, nascosti tra le righe, sebbene in misura minore che ne L’inumano, ma che sono le mie letture quotidiane per affrontare lucidamente la realtà. In questo caso soprattutto i libri del neuroscienziato Antonio Damasio, che mi sono serviti per il personaggio di Schickgruber (gli studi citati di Schicklgruber sul caso di “Phineas Gage” sono in realtà quelli di Antonio Damasio). Anche qualche manuale di linguaggio per sordomuti, per il personaggio di Martina.

 

Come è nato il titolo del romanzo?

E’ nato quando ho cominciato a pensare a Max Fontana e ho pianificato tutti i capitoli del romanzo per raccontare la sua storia, quindi quasi subito, appena ho avuto le idee chiare e appena Max Fontana si è impossessato di me. Anche Franchini ne è rimasto subito entusiasta, perché in effetti quest’opera non poteva avere nessun altro titolo: è un titolo che è esso stesso un’opera di Max Fontana.

 

Le prime pagine del libro di Massimiliano Parente:

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Rubrica: Interviste sulla scrittura, Top post

  • Scritto da:

  • Edoardo Brugnatelli
  • Nato nel 1956 (era presidente Gronchi). Laurea in Filosofia all’Università di Pavia. Per anni ho giocato (da brocco) a rugby. Suono male diversi strumenti a corda. Lavoro in Mondadori dal 1990: ho cominciato come redattore e ho finito per dirigere una collana (questo ci dice che c’è una speranza per tutti). Ho tre figli e un giro vita importante. Sto imparando il bergamasco.


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commenti

3 Commenti

  1. Visto che nel sito ci sono articoli (validissimi) sugli accenti, che ne dite di usarli? Le varie E’ possono essere sostituite correttamente da È, che si ottiene tenendo premuto il tasto ‘Alt’ e 0200, oppure selezionate la ‘è’ e con ‘Shift’ e il tasto F3 la fate diventare È.

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    • Santini ,penso che oltre a conoscere a menadito (!)gli accenti e a saperli usare sulla tastiera poi non sai più un c….

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    • La redazione di Scrivo.me

      Christian, suvvia, non puoi chiedere al più grande artista del mondo di rispettare le regole.

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