Stefano Lanuzza – Punto, punto e virgola, un punto e un punto e virgola.

Stefano Lanuzza – Punto, punto e virgola, un punto e un punto e virgola.

Non fatevi ingannare dal tono scherzoso del lungo titolo Punto, punto e virgola, un punto e un punto virgola. Meglio che abbondiamo. – che riprende la battuta del film Totò, Peppino e la Malafemmina – perché questo libello fornisce consigli al tempo stesso pratici e ispiranti. Non a caso, il sottotitolo antimanuale di scrittura e di lettura fa immediatamente sospettare dove si vuole andare a parare. Che la scrittura e la lettura, per Stefano Lanuzza, siano cose serie, ce lo fa capire subito quando spiega la differenza tra scrivere e parlare e, per farlo, usa brevi stralci di una vecchia intervista a Stefano D’Arrigo, l’autore di nientepopodimeno che Horcynus Orca (uno di queli libri, per capirsi, che dividono il mondo in due categorie: chi l’ha letto e chi no)Di fatto, il punto di vista di altri celebri scrittori –  sui più svariati aspetti della scrittura – ricorre spesso tra le pagine di questo volume e viene, inoltre, riassunto nella bibliografia alla fine del libro.

Fra i metodi da seguire per imparare a scrivere, Lanuzza sostiene che il più utile consista nell’allenarsi con volontà ferrea, proprio come farebbe un atleta, nella pratica della scrittura. Ci spiega il termine, da lui stesso ideato, di “scrivivendo“, con il quale dimostra l’importanza di scrivere per assecondare la propria fantasia, così come per porre delle domande, dare delle risposte e – soprattutto – per imparare ad ascoltarsi quando si scrive. Suggerisce poi di tenere sempre in mente, mentre scriviamo, quello che ci piacerebbe leggere, che è poi il modo per evitare di annoiarci. Tutto questo sta alla base di uno stile personale e dell’originalità del proprio pensiero che (come già accennato quando abbiamo parlato di Raymond Carver), diventano elementi imprescindibili al momento di cimentarsi con la creazione di una forma narrativa. Lanuzza ce lo dice chiaro e tondo:

Se credi di doverti dedicare alla scrittura, tieni vivo ciò che in te è anticonformismo e sovversione.

Nel libro c’è anche molto spazio per osservazioni e domande di carattere esistenziale: che cosa significa essere uno scrittore? Quali sono, tra le più tipiche, le situazioni e le sensazioni d’animo che caratterizzano la vita di chi decide di dedicarsi alla parola scritta? Andare dentro la scrittura significa allora andare dentro la vita degli scrittori (cosa che Lanuzza fa in altri suoi libri assai raccomandabili, come I SognAutori. Trame, linguaggi, scritture della notte Gli erranti. Vagabondi, viaggiatori, scrittori). Parafrasando Camus: mi rivolto, dunque scrivo.

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Rubrica: Lo scaffale del self-publisher

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  1. Giuseppe Culicchia - E così vorresti fare lo scrittore - Scrivo.me - [...] meno conosciuti del lavoro editoriale e del mestiere di scrittore (un po’ come ha fatto Stefano Lanuzza), esso ci ...
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