Le recensioni negative hanno il diritto di esistere

Le recensioni negative hanno il diritto di esistere Illustrazioni: Studio Armad'illo / Zosia Dzierzawska

La prima cosa che ho pensato quando ho visto sulla mia timeline di Facebook il post di Gaia Conventi di Giramenti (e poi quello di John Tavis) è stata “ma allora hanno letto!”. Perché il destino del blogger non si distingue troppo da quello dell’autore self-publishing: lanci la tua creaturina nell’etere, qualcuno se ne accorgerà? Dunque ben vengano le risposte, e nel caso di questo post ce ne sono state due. Gaia mi fa molti apprezzamenti, che a mia volta apprezzo e che mi confortano perché mi corrispondono. John si butta sull’errore ma si allinea con Gaia sul tema del contendere.

E’ quindi d’obbligo la citazione. Da Gaia Conventi (il blog è Giramenti, e a me piace):

Anna, mi dispiace ma devo darti torto, almeno per quanto mi riguarda. Le recensioni negative servono e servono a tutti, persino all’autore. Parlare solo dei libri belli è come voler vivere nel mondo delle favole, e persino in quelle c’è il lupo cattivo. Bene, allora fatemi fare la parte del lupo e lasciatemi dire che le parole occorrono anche in caso di bruttezza: se mi sono imbattuta in un brutto libro, voglio poterlo dire. Gli errori riscontrati nel testo – una trama debole, personaggi privi di spessore, editing carente… – possono tornare utili: al lettore che teme d’essere l’unico a non averlo apprezzato – magari l’ha sentito definire un capolavoro nei salotti televisivi –, all’autore stesso e in alcuni casi persino all’editor che ha curato il romanzo. Critiche utili e utilissime quando l’autore è un self, uno scrittore che ha pubblicato senza i filtri di una casa editrice. E i filtri esistono, certo non quando si tratta di case editrici a pagamento, ma questa è faccenda diversa.
In caso d’autore che ha fatto tutto da solo, la recensione puntigliosa aiuta a fare meglio, in futuro. Inutile limitarsi ai complimenti, quelli servono solo a crescere storti.

 

Dal blog di John Tavis:

Che la maggioranza dei book-blogger sia onesta coi propri lettori, è da dimostrare. La pratica di avallare la correttezza e la convenienza (politica efficiente e semplice) di scrivere solo recensioni positive, tralasciando le negative, non porta ad alcun progresso nell’esercizio della fruizione critica delle opere letterarie, che attualmente sta assumendo livelli sempre più bassi, con grave danno per la cultura in generale e la lettura in particolare.

 

Ora faccio una premessa: come dicono il mio Twitter e la mia biografia su questo sito, mi occupo di autori e di comunicazione. Che gli autori desiderino le recensioni sui giornali fisici lo dico per esperienza. Certo non ho lavorato con TUTTI gli autori del mondo, ma ho una casistica piuttosto ampia e non penso che siano capitati tutti a me quelli che alla recensione sul giornale ci tenevano. Così come raccolgo le recensioni dei libri in rete, e anche lì ho una bella casistica, in cui ci sono, certamente, recensioni negative, ma in quantità molto modesta rispetto a quelle positive.

 

Però sono d’accordo con Gaia e John, che le recensioni negative hanno il diritto di esistere e servono anche, soprattutto agli autori che si auto pubblicano. Sono d’accordo anche sulla postilla con cui Gaia conclude il suo articolo: “Una postilla, per concludere. L’autore, non ricevendo una critica favorevole – se proprio il blogger ha deciso di tacere in caso di stroncatura –, capirà il motivo di quel silenzio o insisterà per avere il parere favorevole che tanto attende? Non saprei dirlo, ma covo qualche sospetto. In silenzio.

Ed onestamente, li ringrazio. Mi hanno fatto ripensare a quello che avevo scritto e al fatto che alle volte per fare effetto si va un po’ giù con l’accetta. Naturalmente, je ne regrette rien, e lascio ai lettori dei blog l’ardua sentenza.

 

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Rubrica: In poche parole, Top post

  • Scritto da:

  • Anna Da Re
  • Sociologa, copywriter, blogger, twittatrice, milanese e toscana. Per i libri ho una passione ormai cronica; li leggo, ne scrivo, ci lavoro, ci campo (per ora) e non penso di smettere.


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1 Comment

  1. finalmente qualcuno che lo dice: “In caso d’autore che ha fatto tutto da solo, la recensione puntigliosa aiuta a fare meglio, in futuro. Inutile limitarsi ai complimenti, quelli servono solo a crescere storti.”

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