Come pubblicare un romanzo rubando segreti alle rockstar: il primo demo

Come pubblicare un romanzo rubando segreti alle rockstar: il primo demo Illustrazione: Studio Armad'illo / Bertrand Nadal

Siamo a metà strada del nostro percorso, cari futuri colleghi. Abbiamo esaminato l’importanza del background e delle prove, ci siamo soffermati su quanto sia importante imparare a comporre, ma adesso viene il bello. Siete finalmente riusciti nell’impresa di mettere la parola “fine” su un romanzo. Sì, ve lo concedo, potete fare come Paul Sheldon, il protagonista di Misery: bere un bicchiere di Dom Perignon, fumare una sigaretta e godervi il momento. Ve lo meritate, del resto. Fatto? Bene. Adesso diamoci da fare per pubblicare.

 

La strada che vi porta dalla stampa del vostro malloppo – ammettetelo, siete già andati in copisteria a farlo rilegare con la spirale! – alla firma di un contratto non è una passeggiata de salute, e richiede il rispetto di alcune “regole non scritte”. E’ il momento di essere imprenditori di voi stessi, è il momento di caricarvi di tutto l’ottimismo e la determinazione possibili, e di andare alla caccia di un editore. L’importante è non fare i seguenti passi falsi:

  • credere di aver scritto Il Signore degli Anelli
  • aggiungere agli amici di Facebook decine di autori per poi, un nanosecondo dopo essere stati accettati, chiedere loro di valutare le vostre proposte. Nel 99% dei casi l’autore, che non è un editor, non ha tempo di leggere tutto ciò che gli viene spedito. E non vi servirà neanche a molto, dal momento che nessun autore, schioccando le dita, convince gli editor di una redazione a prendere in scuderia una nuova promessa
  • mandare il manoscritto a case editrici a pagamento e, dopo aver ricevuto la loro mail entusiasta, bullarvene con gli amici come se vi avesse fatto i complimenti Umberto Eco. Gli editori a pagamento sono lì apposta per blandirvi e fare massa, sfruttando la vostra voglia di pubblicare per soddisfare la loro di fare catalogo e arrivare a fine anno.
  • aggiungere “scrittore” dopo il vostro nome sui social. Pinco Pallino Scrittore. Non ha senso. A meno che non sia una pagina ufficiale e dobbiate distinguerla da una pagina personale, aggiungere “scrittore” è qualcosa che un autore non fa. E’ come il ragazzo che ha appena ritirato il suo primo book fotografico, studia teatro e mette “attore” dopo Pinco Pallino. It does NOT work.
  • credere di aver scritto Il Signore degli Anelli. L’ho già detta questa?

 

Visto che stiamo viaggiando a cavallo tra i due mondi (musicale e letterario), vi garantisco che tutte queste cose accadono quotidianamente e le vedo da quando, nel lontano 2000, ho firmato il mio primo contratto discografico. Ho visto aspiranti musicisti credere di aver composto Bohemian Rhapsody mentre il loro demo era a mala pena decente, ho visto ragazzi abbordarmi al bancone di un locale dopo un nostro concerto e sbattermi in mano un cd con i loro pezzi registrati in cantina nella speranza che io li girassi al mio discografico, e ho visto gruppi firmare contratti capestri con case discografiche che non avrebbero sborsato un euro né per lo studio di registrazione, né per la promozione della band. Tutte queste persone incidevano demo nei primi anni del nuovo millennio, e probabilmente saranno ancora lì a incidere demo nel 2030. Evitate dunque di perdere trent’anni della vostra vita e plasmate una mentalità vincente.

 

Cerchiamo di focalizzarci sul traguardo. Volete pubblicare?

  • frequentate le fiere del libro, in Italia siamo pieni. Dalle più piccole alle più prestigiose, sono un ottimo modo per conoscere professionisti del settore e chissà, scambiare quattro chiacchiere con loro, incuriosirli, aprire uno spiraglio di possibilità.
  • rubate segreti agli autori, non rubate tempo agli autori. Un autore può darvi una preziosissima dritta su come muovervi, fatene tesoro.
  • racimolate indirizzi e spedite il vostro materiale alle case editrici, possibilmente facendo prima una selezione basata sul tipo di proposta. Io al momento pubblico per Chrysalide, la collana young adult di Mondadori. Se avete scritto un thriller il cui protagonista sgozza le proprie vittime e piazza le teste al posto di quelle degli spaventapasseri nel suo campo, ecco, non mandatelo alla redazione ragazzi. E’ tempo perso (e state sprecando una preziosissima rilegatura con spirale!). Spulciatevi anche tutti i siti dei vari editori, perché alcuni preferiscono l’invio della bozza in digitale, e questo vi farà risparmiare tanti bei soldini di copisteria.
  • date un’occhiata al modello americano di submission (ecco un esempio) che gli agenti pretendono per valutare prima di tutto una scheda della vostra proposta, e poi nel caso chiedere in lettura l’opera. Può essere un bel modo di presentarsi, anche con un editore.
  • se volete che sia un agente a rappresentarvi, cercatelo. Alle fiere del libro più importanti gli agenti letterari si trovano, hanno un’agenda più fitta di quella di Obama ma la vita è fatta di incroci fortunati, di scambi di sguardi, di momenti. L’alternativa è scavare nei meandri di internet, trovare contatti e presentarvi. Ma attenzione: un agente, se crede nel vostro progetto, vi rappresenta. Guadagna in percentuale su di voi, non viene pagato prima. (Confronta: Edoardo Bennato – Il gatto e la volpe, terza strofa: “dacci solo quattro monete e ti iscriviamo al concorso per la celebrità!”)
  • rispettate le figure professionali, sempre. Lo so, suona come un comandamento. Forse perché lo è. Vedo di continuo ragazzi che credono di sapere tutto del mondo in cui si stanno inserendo. Non funziona così. A testa bassa, cercate di capire come funziona la filiera e imparate da chi ha fatto un percorso più lungo del vostro.
  • se qualcuno (professionista) legge il vostro scritto e vi dà un feedback negativo, evitate di pensare che siete dei geni incompresi e lui è uno schiavo del sistema e che le multinazionali governano la sua mente grazie a un microchip che lo induce a pubblicare solo boiate per rincretinire la gente. Cercate invece di capire dove avete sbagliato. Cosa vi manca per fare il grande salto.

E qui mi fermo, vi do appuntamento al prossimo episodio. Ripartiremo proprio da quest’ultimo consiglio, perché bisogna imparare a essere arrangiatori, oltre che compositori. E per un amante delle lettere, questo significa conoscere tutti gli aspetti del famigerato editing, di cui vi dovrete preoccupare sia che siate un autore self, sia che vi mettano nelle mani di un professionista dopo avervi proposto un contratto di pubblicazione.

Se nell’attesa volete avere un’idea di come si arrangi alla grande un brano, il consiglio del giorno è: Dream Theater The spirit carries on:

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Rubrica: Obiettivo Esordio, Top post

  • Scritto da:

  • Leonardo Patrignani
  • Leonardo Patrignani nasce a Moncalieri (TO) nel 1980. Musicista, doppiatore, e autore della trilogia sui mondi paralleli Multiversum (Mondadori), non è capace di dipingere. Al momento alle prese con lo studio del catalano, dichiara che in un universo parallelo ha presentato almeno un'edizione del Festival di Sanremo.


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