Come pubblicare un romanzo rubando segreti alle rockstar: la composizione

Come pubblicare un romanzo rubando segreti alle rockstar: la composizione Illustrazione: Studio Armad'illo / Sirad Alas

“My way”

 

Nel primo episodio abbiamo visto come siano importanti il background e il sudore della sala prove, sia che stiate per scrivere il nuovo Innuendo, sia che la vostra penna si accinga alla stesura dell’erede de Il Nome della Rosa. Il nostro viaggio a cavallo tra il music business e il mondo dell’editoria ci porta oggi a mettere a fuoco IL problema centrale che sorge quando il jack è collegato all’amplificatore e siete finalmente pronti a partire. La chiave di violino scarabocchiata alla meglio sul pentagramma, è tempo di comporre.

 

Che cosa significa comporre? Lontane reminiscenze di liceo classico mi suggeriscono l’etimologia del verbo, unione di “cum” e “ponere”. Dunque: mettere assieme. Cosa c’entra questo con il titolo dell’episodio che state leggendo, che vi fa subito pensare a una canzone del grande Frank? Ebbene, creare un’opera originale non significa dare vita a un materiale non presente sul pianeta Terra. Significa SEMPRE mettere assieme materiali già esistenti, alla ricerca di una forma che sia espressione del vostro gusto personale. But more, much more than this, I did it MY WAY. E’ questo che fa la differenza. La vostra voce. Il vostro mondo. Qualsiasi opera stiate per creare, il motivo per cui un discografico – o un editore – la prenderà in considerazione sarà che ha riconosciuto in essa un aspetto che la contraddistingue da tutte le altre. Per questo, mettere assieme materiali preesistenti non significa affatto scopiazzare. Significa disporre di conoscenze (il background di cui parlavamo nel primo episodio) e plasmarle in accordo con il fuoco sacro che vi divampa dentro. Siete certamente partiti da un’intuizione. Ebbene, seguitela, rincorretela, cercate di darle forma.

 

Quando ho esordito con la saga Multiversum, in molti si sono stupiti dell’incredibile interesse suscitato all’estero. Il mio agente stesso era ottimista, ma non pensava di arrivare in 18 Paesi nel giro di un anno. Cos’è accaduto? Semplice. Un’idea ha fatto breccia. E’ quello che mi hanno detto tutti gli editor stranieri con cui ho avuto la fortuna di parlare. In un mercato affollato di vampiri, licantropi, angeli e demoni, l’idea di un’avventura che avesse alla base uno spunto di sapore fantascientifico (la teoria dei mondi paralleli, propria dello studio delle particelle subatomiche) è stata una ventata di freschezza gradita agli editori a cui è arrivata la proposta. Cos’è avevo fatto? Avevo studiato, avevo visto tonnellate di documentari, letto incomprensibili saggi di fisica quantistica, e alla fine mi ero messo a modellare tutto questo materiale, unendolo allo spunto di partenza (un appuntamento tra due ragazzi che sentono l’uno la voce dell’altra nella testa, durante stati di incoscienza dovuti a svenimenti improvvisi).

 

Ero riuscito dunque a comporre, e l’avevo fatto a modo mio, dando voce a qualcosa che avevo dentro, forse da sempre. I did it my way.  Ero un esordiente, e anche adesso, alle porte dell’uscita del terzo e ultimo atto della saga, mi ritengo tale. La strada è lunga, ve ne accorgerete. Come cantavano gli AC/DC, it’s a long way to the top if you wanna rock and roll. Siamo tutti dilettanti, e non si “arriva” mai. E’ una disciplina mentale che ho abbracciato da tempo, e vi consiglio di abbracciarla.[/box]

 

Tornando all’idea originale, altrimenti mi si dirà che amo andare fuori tema, dovete sapere che i discografici cercano esattamente questo. E gli editori pure. Spesso leggo in rete che nessuno crede negli esordienti. Niente di più errato. Per questioni di curiosità attorno al lancio e di accordi con la forza commerciale di una casa editrice, quindi per ragioni numeriche, giocare sull’esordio conviene sempre. Trust me: gli editori sono dannatamente alla ricerca di un nuovo autore da lanciare. Ma deve arrivare sulla loro scrivania un romanzo originale, non un clone di Twilight. Devono sentire la vostra voce. Può essere acerba, può non essere ancora pronta, ma devono riconoscervi un fuoco dentro, dopodiché sarà compito di un editor capace lavorare sulla materia grezza per valorizzarla. E non pensate di dover impressionare un editore con una prosa verbosa e aulica. Non c’è bisogno di saper suonare scale iperveloci alla Yngwie Malmsteen per essere un buon chitarrista. Magari vi bastano quelle poche note, suonate con gusto, col vostro gusto. Basta avere una bella storia da raccontare. E qualcuno scommetterà su di voi.

 

In conclusione: imparate a cum-ponere, fatelo your way, e nel prossimo episodio vedremo cosa conviene e non conviene fare quando avete tra le mani il vostro “primo demo”.

And now, the end is near…

 

Parole chiave: #, #

Rubrica: Obiettivo Esordio

  • Scritto da:

  • Leonardo Patrignani
  • Leonardo Patrignani nasce a Moncalieri (TO) nel 1980. Musicista, doppiatore, e autore della trilogia sui mondi paralleli Multiversum (Mondadori), non è capace di dipingere. Al momento alle prese con lo studio del catalano, dichiara che in un universo parallelo ha presentato almeno un'edizione del Festival di Sanremo.


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