Virginia Bramati: ho esordito con il self-publishing

Virginia Bramati: ho esordito con il self-publishing
Oggi incontriamo Virginia Bramati, autrice di Tutta colpa della neve!, romanzo dapprima uscito in self-publishing e adesso in una nuova edizione, con nuovi capitoli, per noi di Mondadori.

 

Come sei arrivata a scrivere questo libro?

Desideravo farlo da molto scrivere un libro, ne parlavamo spesso in famiglia dando scontato che un giorno l’avrei fatto, poi in uno di quei momenti di ‘fermo forzato’ che a volte capitano nella vita ho cominciato a scrivere i primi e gli ultimi capitoli (esattamente nell’ordine in cui normalmente leggo i libri) di un romanzo che volevo tenero e romantico con lo scopo di avere qualcosa che mi tenesse compagnia e mi facesse divertire, completandolo solo quando ho deciso di autopubblicarlo.

La copertina della nuova edizione

Come è stata l’esperienza di autopubblicare?

Autopubblicare e’ stato facile e rapido e non ho incontrato difficoltà di sorta. Degli aspetti tecnici se ne sono occupati i maschi di famiglia (non è che avere degli ingegneri in famiglia sia sempre e solo negativo) ma, sinceramente, credo ce l’avrei fatta anche da sola. Ecco, forse, la scelta della copertina ci ha impegnati un po’ di più  perché si voleva dare l’idea di neve e di calore insieme. Effetto che si è perfettamente raggiunto con la (strepitosa) copertina della nuova edizione.

 

Come ti sei trovata a rifare la pubblicazione dentro una casa editrice? Che cosa ti è piaciuto, che cosa ti è stato di sostegno?

E’ stata un’esperienza  gratificante  e mi sono trovata molto bene! Con molti professionisti (e che professionisti!) al servizio del mio libro. Mi sono piaciute le sessioni di editing. Sono state una vera e propria scuola di scrittura. La ricerca un po’ estenuante (me lo si conceda) di precisione e veridicità di chi mi ha seguito in questa avventura  ha sicuramente fatto la differenza fra il libro autopubblicato e questa edizione.

 

Segnalami una frase di cui sei particolarmente fiera.

Questa è la frase che ho scelto:

Dove andremmo a finire se si dovesse cambiare opinione su qualcuno che ci è odioso solo perché fa per noi qualcosa di eccezionale e unico? 

L’ho scelta perché è indicativa  della testardaggine che spesso caratterizza le donne (e anche l’autrice a voler essere sinceri fino in fondo). Qui la protagonista sa, è già consapevole, del fatto che Max le piace. Ma decide di ignorarlo con questa frase che intende esattamente il contrario di quello che dice.

 

Nella scrittura di questo libro, quali altri autori/libri hai preso in considerazione come modelli e punti di riferimento? E perché hai scelto proprio questi?

Questa domanda mi incute grande timore. Come posso ammettere senza attirarmi le ire delle fan di Jane Austen che ho cercato di modellare Max sul Darcy di Orgoglio e Pregiudizio? Spero mi perdoneranno per questa mancanza di umiltà. E’ chiaro che questo libro è stato influenzato anche dai chick lit anglosassoni (Bridget Jones e Kinsella sopra a tutti), anche se Annalisa è sì maldestra ma molto capace nel suo campo lavorativo e questo, spero, fa la differenza.

 

La bellezza di un libro sta nei dettagli: in questo, i dettagli vengono dalla giurisprudenza, dal mondo della moda, da quello del cibo. In quale modo hai trovato il materiale per documentarti su queste diverse tipologie di dettagli?

In realtà il tutto arriva dalla mia vita. Il mondo della moda è dentro un po’ a tutte noi. Qual è la donna che non conosce  Christian Louboutin o Manolo Blahnik? Per il cibo ho ‘pescato’ dalla mia passata  esperienza di organizzatrice di eventi. Per quanto riguarda la parte ‘legale’ anche qui mi sono molto basata sulla mia esperienza come cliente di avvocati d’affari. Lo studio legale invece è  modellato sulla Law Firm dove ha lavorato una mia cara amica.  Poi tutto è stato rivisto e corretto da una vera praticante legale.

 

Le prime righe del romanzo di Virginia:

 

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Rubrica: Interviste sulla scrittura, Top post

  • Scritto da:

  • Edoardo Brugnatelli
  • Nato nel 1956 (era presidente Gronchi). Laurea in Filosofia all’Università di Pavia. Per anni ho giocato (da brocco) a rugby. Suono male diversi strumenti a corda. Lavoro in Mondadori dal 1990: ho cominciato come redattore e ho finito per dirigere una collana (questo ci dice che c’è una speranza per tutti). Ho tre figli e un giro vita importante. Sto imparando il bergamasco.


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