Bookblogger: se hai pubblicato un libro parlane con loro

Bookblogger: se hai pubblicato un libro parlane con loro Illustrazione: Studio Armad'illo / Cecilia Azzali

Eccomi a spendere qualche parola sul mondo dei blogger letterari o book blogger.

Se scrivete un libro, loro diventano imprescindibili. Non che le pagine culturali del Corriere della Sera o di Repubblica non siano ancora desiderate e agognate. Figuriamoci, LA recensione del critico letterario, quel pezzo di carta ingiallita già nella prima settimana è quello per cui ogni autore ucciderebbe tutto il suo parentado e anche quello di molti altri.

Ma il mondo è cambiato, di giornali se ne vendono sempre meno, e le recensioni sul web sono sempre più importanti. I giornali stessi stilano le classifiche dei blogger più influenti. Ed essendo la rete mobile (sia nel senso che la intercettiamo sempre più da mobile, sia nel senso che i blog nascono e muoiono come protozoi) non puoi mai sapere se il blog che oggi non conta niente domani sarà uno dei top o quello che oggi è al top domani avrà chiuso per noia o altro.

Se il vostro libro sarà preso nelle amorevoli mani di un editore avrete probabilmente un ufficio stampa che avrà un suo database di blogger, dei suoi rapporti preferenziali e dei suoi criteri di scelta.

Se invece siete, come è probabile visto che leggete questo sito, uno che si autopubblica, allora i blogger ve li dovrete cercare e contattare uno per uno.

Ma non temete.

In genere i blogger non mordono, anche se ce n’è qualcuno che abbaia.

In genere i blogger leggono i libri di cui parlano (se si limitano a mettere la scheda, è chiaro a tutti che stanno solo segnalando un’uscita), e questo è già un buon punto di partenza.

Terrore terrore! E se non gli piace? E se lo irrita? E se non lo capisce?

Calma calma. Questo vale anche per i lettori.

Se avete scritto e pubblicato, l’avete fatto a vostro rischio e pericolo. Non potete più tirare indietro la mano. E la cosa bella è che se al blogger il libro piace, ne parla bene. Non deve essere blasé e far finta che gli fa schifo tutto, se no non sembra abbastanza intellettuale. E’ onesto con i suoi lettori perché è lui che sta parlando e non può dire “io avrei detto diversamente, ma il mio direttore…”. E in genere non gli piace scrivere dei libri che non gli piacciono. Anche qui, applica una politica efficiente e semplice: perché sprecare parole per qualcosa che stai sconsigliando? Serbati quelle parole per qualcosa che vale la pena. Che tanto sul web vi sgamano subito.

Vi racconto questo piccolo episodio, tanto per chiarire il concetto: oggi ho incontrato un’autrice per la quale sto facendo un lavoro di comunicazione sul web. Avevo letto il suo libro (che non è ancora uscito) durante una giornata di sosta forzata nelle mie dinamiche vacanze montane, e ne avevo scritto un breve commento sul mio blog. Quando oggi ci siamo viste e abbiamo parlato dei vari book blogger ecc., lei mi ha detto “oh, si, poi ho visto in rete dei commenti, ad esempio uno di penne d’oca…” “Piumedoca!” l’ho subito corretta io.  “Piumedoca c’est moi!” ho cinguettato. Ora immaginatevi la figura se il mio commento fosse stato per qualsiasi motivo avvelenato… lasciamole a Biancaneve, quelle mele lì.

 

Parole chiave: #, #

Rubrica: In poche parole, Top post

  • Scritto da:

  • Anna Da Re
  • Sociologa, copywriter, blogger, twittatrice, milanese e toscana. Per i libri ho una passione ormai cronica; li leggo, ne scrivo, ci lavoro, ci campo (per ora) e non penso di smettere.


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1 Comment

  1. “In genere i blogger non mordono, anche se ce n’è qualcuno che abbaia.” Be’, l’importante è che non ragli, poi per il resto capisco che le stroncature bruciano quanto un bel “no! ad alta voce” e che, invece, gli “oh, ma che bel libro, intenso, vibrante, commovente che non puoi chiudeerlo finché non lo finisci, scrivi ancora ti prego” fanno lì per lì più piacere, però – vivaddio – riducendo tutto ai minimi termini (se proprio non si vuol vedere altro): almeno i soldi del prezzo di copertina, valgono o sono un pourparler?

    Poi va be’, ci sono anche gli autori che urlano alla vendetta, all’invidia e alla frustrazione, quando leggono che le paginette del proprio libro (o di quello del socio in affari) erano a malapena buone per acendere il barbecue.

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