Anche Virginia Woolf si pubblicava i libri da sola

Anche Virginia Woolf si pubblicava i libri da sola Illustrazione: Studio Armadillo / Lorenzo Gritti

 

Anche Virginia Woolf si pubblicava i libri da sola. Anzi, gli editori li voleva nemmeno vedere. Persino quando era oramai una scrittrice affermata, l’autrice di Al faro e Orlando preferiva fabbricarsi i libri per conto proprio. A mano, aiutata dal marito. Nel salotto di casa, con una stampante. Si può essere più self-publisher di così?

Spiego meglio, torniamo indietro nel tempo. Siamo nel 1917 Virginia e il marito Leonard – scrittore pure lui, ma di minor talento – comprano una macchina per stampare. Non considerano tale attività come un lavoro: è solo un passatempo. Soprattutto un modo per impegnare la manualità, oltre che la mente, di Virginia, già allora sofferente di disturbi nervosi e di ricorrenti periodi di depressione.

Virginia Woolf

Virginia Woolf

La macchina, una specie di torchio a pressa, viene pagata qualche decina di sterline di allora, ossia l’equivalente di un migliaio di euro attuali. I coniugi Woolf imparano a usare l’apparecchio da soli. La sistemano nella sala da pranzo di casa Hogarth, la loro villetta in un suburbio di Londra. La piccolissima casa editrice viene battezzata quasi per scherzo Hogarth Press, dal nome dell’abitazione familiare.

Grazie questo arnese viene dato alle stampe il primo libro autoprodotto dal duo. Si intitola Two stories e contiene due racconti: uno di Virginia (La macchia sul muro, poi riproposto in diverse antologie della Nostra), l’altro – meno memorabile – del consorte.

Da quel momento, i capolavori di Virginia Woolf sono (auto)pubblicati in fai-da-te: Mrs Dalloway (1925), Gita al faro (1927), Orlando (1928) e così via. Tutti editi a nome della domestica Hogarth Press.

Le cose vanno bene, e i coniugi pubblicano anche testi altrui. In particolare quelli degli amici che orbitano attorno al “gruppo di Bloomsbury”, il club di intellettuali di cui la coppia conduceva le fila. Persino James Joyce tenta di piazzare ai Woolf il suo Ulisse, che nessun editore vuole manco toccare per paura di finire in gattabuia a causa delle oscenità messe in scena da Leopold Bloom (non so se avete presente, ad esempio, l’episodio di Nausicaa). Ma Virginia trova il libro troppo lungo, noioso, lo abbandona a pagina 200.  Joyce dovrà accontentarsi di una riparatoria recensione, abbastanza positiva, firmata da lady Woolf sul supplemento letterario del Times.

Passano gli anni, i signori Woolf si spostano a Londra: con loro trasloca pure la stampante. Virginia Woolf & signore fanno uscire libri su libri. Per il marito, l’hobby di famiglia è diventato una vera professione. Un’azienda, con macchine, disegnatori di copertine, persone assunte. E profitti.

Ma la salute mentale di lei non sembra migliorare. Anzi. Il giorno del suicidio si avvicina. “Sono certa che sto impazzendo di nuovo”, confida al suo socio e sposo. Il 28 marzo 1941 la grande scrittrice, nonché editrice di se stessa, si butta in un fiume, con una manciata di sassi nelle tasche dell’impermeabile. La Hogarth Press invece sopravviverà per anni, diretta da Leonard e ceduta ad altri editori che ne conserveranno il marchio. Fino a oggi.

Oggi Hogarth è uno dei tanti brand facenti capo al colosso editoriale Random House, “the world’s largest English language trade publisher”. Se qualcuno vuole andare a farsi fotografare davanti al portone dell’antica casa di Virginia Woolf, può farlo. A Paradise Road, Londra, nel quartiere di Richmond, fra Kew Gardens e il Tamigi.

Fra le opere di Woolf c’è un bel titolo che nella biblioteca di questo sito sta a pennello: Consigli a un aspirante scrittore, disponibile anche in ebook. Alle fanciulle consiglio di aggiungere la lettura di Una stanza tutta per , ciò di cui ogni donna avrebbe bisogno, insieme a una rendita, per poter scrivere romanzi in santa pace.

 

Parole chiave: #

Rubrica: Top post, Tu quoque!

  • Scritto da:

  • Confuso
  • Pare che dietro il nickname di Confuso si celi un tizio che ha scoperto il web nel 1995 e inaugurato il suo blog personale PersonalitaConfusa nel 2002. Costui peraltro scrive la propria autobiografia su Twitter dal 2007. Come se non bastasse, da 15 anni si ostina con fortune alterne a lavorare nell'editoria digitale. Coabita con una donna molto più bella di lui e con un duo di bambini ferocissimi.


Commenta su Facebook

commenti

1 Comment

  1. eh, il problema di oggi è che far fare l’editing e la correzione di bozze a uno studio serio, costa.
    con il primo mio romanzo l’ho fatto, ma i tempi cambiano…
    ho appenna termnato il mio secondo romanzo e mi sono fatto fare delle offerte… aiuto! comunque autopubblicarsi senza il supporto editing e correzione credo non sia corretto nei confronti dei lettori… boh, credo che siti come lulu o narcissus debbano pensare di mettre tali servizi gratis prima di pubblicare, d’altronde si trattengono delle %.
    ps: io non ho pubblicato con loro ma attraversi il mio sito, (dopo edititing e correzione – forse opinabili ma accettabili) talatro l’ho messo a disposizione gratis…

    Mi piace(0)Non mi piace(0)

Trackbacks/Pingbacks

  1. La libraia che pubblicò la prima edizione del'Ulisse di Joyce (in due copie) - Scrivo.me - […] verso il suo amico editore Andrè Gide, che aveva rifiutato il dattiloscritto. Virginia invece si stampava i libri nel ...
  2. Tra moglie e marito: quando la scrittura è un affare privato | Corsi di scrittura creativa - [...] ambivalente la loro relazione: Natalia e Leone Ginzburg, Matilde Serao e Edoardo Scarfoglio, Virginia e Leonard Woolf. Siri Hustvedt e Paul Auster, per esempio, vivono a Brooklyn da più di ...
Email
Print