Come utilizzare legalmente quello che si trova in rete: la disciplina dei beni culturali

Come utilizzare legalmente quello che si trova in rete: la disciplina dei beni culturali Illustrazione: Gianfranco Cioffi

LEGAL GEEK: Consigli pratici per evitare problematiche legali e per esser sicuri di star facendo la cosa giusta!

 

Il decreto legislativo n. 42 del 22 gennaio 2004, ha introdotto nella nostra legislazione il c.d. “Codice dei beni culturali e del paesaggio“. La disposizione in esame è particolarmente complessa ma utilissima a chi intende utilizzare fotografie o altro materiale ‘culturale’ nei propri prodotti editoriali, senza incappare in eventuali sanzioni relative all’utilizzo non autorizzato.

Vengono infatti identificati in modo automatico come ‘beni culturali‘:

  • le raccolte di musei, pinacoteche, gallerie e altri luoghi espositivi dello Stato, delle regioni, degli altri enti pubblici territoriali, nonché di ogni altro ente ed istituto pubblico;
  • gli archivi e i singoli documenti dello Stato, delle regioni, degli altri enti pubblici territoriali, nonché di ogni altro ente ed istituto pubblico.

Tra i beni culturali, laddove siano stati dichiarati espressamente di interesse culturale, troviamo inoltre:

  • gli archivi e i singoli documenti, appartenenti a privati, che rivestono interesse storico particolarmente importante;
  • le raccolte librarie, appartenenti a privati, di eccezionale interesse culturale;
  • le cose immobili e mobili, a chiunque appartenenti, che rivestono un interesse particolarmente importante a causa del loro riferimento con la storia politica, militare, della letteratura, dell’arte e della cultura in genere, ovvero quali testimonianze dell’identità e della storia delle istituzioni pubbliche, collettive o religiose;
  • le collezioni o serie di oggetti, a chiunque appartenenti, che, per tradizione, fama e particolari caratteristiche ambientali, ovvero per rilevanza artistica, storica, archeologica, numismatica o etno-antropologica, rivestono come complesso un eccezionale interesse artistico o storico.
  • le fotografie, con relativi negativi e matrici, le pellicole cinematografiche ed i supporti audiovisivi in genere, aventi carattere di rarità e di pregio;
  • le ville, i parchi e i giardini che abbiano interesse artistico o storico.

Per ‘utilizzare’ tutti questi beni, l’art. 108 del medesimo decreto prevede – a seconda dell’utilizzo che se ne vuole fare – il pagamento di un canone di concessione, di un corrispettivo di riproduzione o il versamento di una cauzione. In particolare si stabilisce come l’ammontare di tali pagamenti sia determinato dall’autorità che ha in consegna i beni, tenendo conto del carattere delle attività cui si riferiscono le concessioni d’uso, dei mezzi e delle modalità di esecuzione delle riproduzioni, del tipo e del tempo di utilizzazione degli spazi e dei beni e dell’uso e della destinazione delle riproduzioni, nonché dei benefici economici che ne derivano al richiedente.

Il pagamento di canoni e corrispettivi deve essere effettuato, di regola, anticipatamente. Si segnala inoltre come la norma non preveda il pagamento di alcun canone per le riproduzioni richieste da privati per uso personale o per motivi di studio, ovvero da soggetti pubblici per finalità di valorizzazione. I richiedenti sono comunque tenuti all’eventuale rimborso delle spese sostenute dall’amministrazione che ha concesso l’utilizzo del bene.

In conclusione: se intendete utilizzare per la creazione dei vostri prodotti editoriali uno dei beni ricompresi nella definizione di ‘bene culturale’ richiedete l’autorizzazione all’autorità competente e versate i corrispettivi richiesti. In questo modo eviterete sanzioni e richieste di danni successive, oltre a spiacevoli costi legali.

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Rubrica: Legal Geek, Top post

  • Scritto da:

  • Marco Giacomello - Giurista per lavoro, blogger appassionato per diletto, PhD e organizzatore per il futuro. Amo le cravatte. Sul web qui. Su Twitter @mgiacomello


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commenti

1 Comment

  1. Ovvero: cosa non farebbe lo stato per i nostri soldi…

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