Il salto alla app: ritratto di Irene autrice di Rita la lucertola

Il salto alla app: ritratto di Irene autrice di Rita la lucertola Illustrazione: Irene Blasco

RITA_001All’inizio, ci sono le storie e i disegni con il vezzo di lasciare all’ultima pagina le anticipazioni delle uscite successive. Irene Blasco Grau si mostra in un ritratto in bianco e nero bambina in crinoline, ma su una grossa bici senza rotelle. Con lo sguardo del poi, è tutta una questione di carattere.
“Ho studiato product design, un settore molto tecnico in cui poi ho lavorato come freelance, gestendo l’intero processo dalla creazione allo sviluppo tecnico, dal contatto con i clienti ai produttori. È un processo mentale che aiuta ad avere una visione globale, coordinando team e non solo il proprio lavoro creativo”.
È un giorno di aprile 2003, quando Irene “scopre” gli albi illustrati e il suo interesse per l’illustrazione per bambini. Ricomincia come da piccola, pensando a un racconto. Così è nata Rita la lucertola, la storia di una creatura che crede di essere altro fino a trovare se stessa attraverso l’amicizia. L’iter è quello classico: realizzato nel tempo libero, con molte insicurezze, per un anno e mezzo di lavoro, poi lasciato nel cassetto finché una casa editrice non se ne è interessata, pubblicandola. Da qui, altri progetti e tempi editoriali molto più stretti. La produzione, il mercato, i progetti e la sperimentazione delle tecniche più affini a lei.
“Dopo un po’, delusa dai rapporti con gli editori, per le pratiche che non mi piacevano, i pochi diritti degli autori e la poca trasparenza, ho pensato all’auto pubblicazione. Ma i costi e la distribuzione mi frenavano. Nel frattempo avevo conosciuto Ajubel, che mi spinse a passare al digitale, con cui già lui lavorava per i suoi progetti. Sono passata dal pc al mac e di qui è stato il mio salto alla app”.
Come in ogni processo rivoluzionario, l’inizio è insieme la forza e un problema: capire il nuovo linguaggio, adattare una storia esistente sulla carta, chiusa, romperla e ricominciare.
“Misi un annuncio per cercare un programmatore e lavorare su Rita, ne sentii diversi per mesi ma nessuno soddisfacente. Mi ha contattata Divertap, un’agenzia specializzata che invece mi parve un buon partner. Ho fatto un contratto, stabilendo tutti i punti. Il lavoro doveva durare 3 mesi, ma era una previsione ottimistica: è durato un anno, cominciando anche il lavoro sul marketing e le strategie di comunicazione, che non finiscono mai. Il lavoro di preparazione è stato massacrante, dovendo trasformare un lavoro fatto in tradizionale su livelli. Nella intro della app volevo suggerire la sua origine dal libro tradizionale, ma anche mostrare da subito come tutti gli elementi sarebbero stati trattati con le tecnologie digitali, l’animazione, il touch, il giroscopio e le diverse sorprese che da subito l’app suggerisce e mostra. Due modi di lettura, suoni, interazioni che però mantenessero la coerenza stilistica del libro di partenza (quindi anche ingenuità naïf). Il dialogo con lo sviluppatore in tal senso è importantissimo, soprattutto nei dettagli. L’accordo con Divertap fu che entrambi avremmo messo in comune il lavoro su questa app e avremmo diviso a metà anche i benefici economici dalla vendita”.RITA_003

Rita è un racconto con struttura lineare che è stato mantenuto per la comprensione. “Ora, lo avrei fatto in altro modo capendo meglio il linguaggio, ma in quel momento ho deciso di mantenere questa linearità. Ai bambini piace molto l’aspetto di ricerca, scoperta, le sorprese, i suoni, le facce buffe”.
Ma in tante cose, anche Rita non rompe del tutto con il cartaceo e non approfitta di tutte le possibilità di un linguaggio, di una tecnica che sono differenti dal libro tradizionale. In alcune pagine si rompe il senso tradizionale della navigazione, dall’orizzontale al verticale, con nuove scoperte nella narrazione, personaggi che approfittano di una pagina che, su carta, avrebbe costi eccessivi di packaging.
“Preparavo un pdf con tutte le info utili ai programmatori, per animare, creare sorprese, interattività. Non si è mai abbastanza precisi, perfino pedanti. Anche tenendo conto che tutto è su livelli, con molte immagini e queste devono essere calibrate perché non siano troppo pesanti e ne risenta l’animazione fluida o la navigazione generale. A volte non è necessario fare GIF di tutte le animazioni, se sono semplici e si possono spiegare ai programmatori con uno schema. Ma meglio ogni volta precisare tutto, perché nulla deve essere dato per scontato. Ho fatto anche i suoni da me, comprando un microfono professionale che si potesse collegare all’iPad (e attingendo al web e ai forum le informazioni per oltre due mesi), registrando e modificando i suoni e le voci su GarageBand. Ho cercato le voci narranti per ogni lingua, fra colleghi che avevano lavorato con voci per app e audiolibri. Lo spagnolo, invece, l’ho registrato io stessa, lavorandoci settimane per trovare il tono adeguato anche per una frase sola. Naturalmente, molto importante è stato fare test con i bambini con cui lavoro in laboratorio (fra i 5 e i 9 anni), la cui opinione è sempre schietta, aiutandomi a cambiare cose che non avrei capito da me, hanno dato idee a volte pazze ma altre fondamentali per il successivo sviluppo. Questo controllo così forte è indispensabile per ottenere il prodotto che hai progettato e questo lavoro fa crescere tutti, i creativi ma anche i programmatori, che migliorano il livello stesso della loro professionalità”.

RITA_004Al tutto, si uniscono la strategia commerciale e il marketing. Il prodotto è la prima tappa, certo fondamentale. Ma è poi che inizia la promozione: i vantaggi di farlo da soli, vendendo su internet, sono molti, si arriva ovunque nel mondo, non c’è distribuzione, non ci sono rese e costi di magazzini, si aggiorna subito e molto facilmente nell’Apple Store dopo pochi giorni. Le statistiche degli store sono molto utili, si capisce quanto gli utenti di iOS siano più disposti a pagare le app, mentre quelli di Android preferiscano quelle gratis. Il mercato Apple non a caso copre il 51% del mercato attuale.
“Il tuo prodotto è uno fra le centinaia di migliaia che escono ogni giorno: come può emergere? Si fa rumore prima della pubblicazione, durante il processo creativo. Una web page semplice ma molto spettacolare visivamente, con accessi alle pagine social già create e organizzate, con più lingue, in cui si presentino i personaggi, un trailer per il coming soon con quelle informazioni minime per far capire in pochi minuti la qualità del progetto.

È da qui che è nato il percorso logico e creativo per El salto a la app: consigli pratici, passo per passo, per tutti gli illustratori che iniziano da zero a creare app professionali e competitive sul mercato internazionale. È il primo manuale su iTunes Store (un progetto in 4 volumi, di cui è disponibile il primo in spagnolo e inglese e da gennaio il secondo), in questo senso, che Irene ha scritto, sulla base della sua esperienza con Rita e che Ajubel ha illustrato realizzandone il progetto grafico. Un lavoro che presto sarà un parametro importante per tutti i creativi, non solo illustratori, che vorranno lavorare in questo che è il presente e non già il futuro della comunicazione.

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Rubrica: Hotel Visual, Top post

  • Scritto da:

  • Ivan Canu
  • Ivan Canu lavora a Milano come illustratore e scrittore (Salani, Gakken, Casterman, Principi & Princìpi, Pearson, De Agostini, The New York Times Book Review, Il Sole 24 Ore, La Repubblica, Capital, Einaudi ragazzi, Rizzoli, Médecins sans Frontiéres). Selezionato su American Illustration e Communication Arts. È stato art director della Fondazione Internazionale Balzan e della rivista Hystrio. Ha curato per l’AI-Associazione Illustratori il catalogo della mostra Favorisca, Carpi 2006 e gli Annual Illustratori italiani 2006, 2007 e 2008. Dal 2009 è direttore del Mimaster di Illustrazione di Milano.


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