Se vuoi scrivere impara a sfrondare e sfoltire

Se vuoi scrivere impara a sfrondare e sfoltire Illustrazione di Paola Rollo

Era un esercizio dedicato ai nuovi arrivati al Corriere della Sera, aspiranti giornalisti: scrivimi un pezzo di tot parole. Bravo! Adesso fallo lungo la metà. Bravo! Adesso fallo lungo la metà… Dove finisse l’esercizio non so, forse alle particelle subatomiche del discorso. Ma so che se vuoi fare il mestiere dello scrittore, in particolare dello scrittore per bambini, questo è un allenamento da mettere in conto. Devi sfrondare, sfoltire, asciugare (senza inaridire). L’ho detto in un altro intervento: chi legge ci mette un secondo a mollarti e fare altro. Uno dei modi per tenere il Giovane Lettore e la Giovane Lettrice con te è dire esattamente quello che vuoi dire, e non una parola di più. Sì, i muscoli tagliaparole sono importantissimi e li alleni solo usandoli, zacziczac!
Una delle cose più tristi riguardanti il lavoro di chi scrive l’ho letta nella biografia di Hemingway, che negli ultimi tempi non riusciva a stare negli spazi assegnatigli dal committente. Diecimila parole diventavano il doppio, il triplo. Un’incontinenza narrativa di cui lui si rendeva conto e che lo devastava. Un segno terribile di debolezza, una voce che diceva: non sei più capace.

Tu sei capace di sfrondare, sfoltire, asciugare? Comunque, allenarti non ti farà male: prendi una cosa che hai scritto e taglia, taglia, taglia. Fermati solo quando sembra non dire più tutto quello che volevi assolutamente dire. Comincio io.

 

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Lo si diceva ai nuovi arrivati al Corriere della Sera: scrivimi un pezzo di tot parole. Poi fallo lungo la metà. E la metà. E la metà. Serve anche a te: se vuoi fare il mestiere dello scrittore, in particolare dello scrittore per bambini, impara a sfrondare, a disseccare (senza inaridire). Chi legge ci mette un secondo a mollarti e fare altro. Quindi comincia ad allenarti adesso: prendi una cosa che hai scritto e taglia, taglia fermandoti solo quando sembra non dire più tutto quello che volevi assolutamente dire.

 

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Lo si diceva ai nuovi arrivati al Corriere della Sera: scrivimi un pezzo. Poi fallo lungo la metà. E la metà. E la metà. Se vuoi diventare scrittore, impara a non usare una parola di troppo. Comincia adesso: prendi una cosa che hai scritto e taglia, fermandoti solo quando non dice più tutto quello che volevi dire.

 

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Esercitati come i giornalisti del Corsera di una volta: prendi una cosa che hai scritto e falla lunga la metà, poi la metà, poi la metà. E fermati solo quando comincia a non dire più tutto quello che volevi dire.

 

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Se vuoi fare lo scrittore, taglia.

 

 

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Rubrica: Scrivere per i più piccoli, Top post

  • Scritto da:

  • Augusto Macchetto
  • Augusto Macchetto scrive per i piccoli dal 1996: per Mondadori ha pubblicato tra l'altro i Sassolini Dentro la lavagna e Bravo, Bimbù! e ha curato i testi italiani di molti libri di Richard Scarry. E' autore Disney (libri e fumetti, da Topolino a PK passando per Winnie the Pooh) e ha collaborato con numerosi altri editori (DeAgostini, Corriere della Sera, Il sole 24 ore...).


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commenti

5 Commenti

  1. A me viene spesso mossa la critica contraria: che la mia scrittura è troppo breve, troppo asciutta, troppo arida.
    Come ci si deve comportare in questo caso?
    A me allungare inutilmente il brodo non piace, aggiungendo descrizioni e digressioni gratuite. Ma la critica che mi sento muovere più spesso è che la trama non è stata sviluppata come avrebbe dovuto, che la psicologia dei personaggi non è abbastanza approfondita, ma se provo a potenziare il comparto descrittivo, allora mi si muove la critica di essere prolissa e noiosa. Sono confusa.

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    • La redazione di Scrivo.me

      Attenta: sfrondare, sfoltire, asciugare, d’accordo. MA (ma) senza inaridire.
      :-)

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      • Come faccio a capire, quando sto rivedendo uno scritto e lo sto asciugando, se i miei interventi lo inaridiscono? Qual è la linea discriminante?
        Quali sono gli elementi che asciugano? Quali quelli che inaridiscono? Dove devo fermarmi?
        C’è un modo/trucco/metodo per capirlo?

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        • Augusto Macchetto

          Cara Valentina, una trama non ben sviluppata non ha bisogno di descrizioni, ma di altre idee e movimento. Anche la psicologia dei personaggi può essere approfondita senza descriverla, ma facendoli agire. Le storie devono venire al mondo con tutte le cose al loro posto e forse anche paffute, prima di pensare ad asciugarle. In ogni caso: ragionare sulle critiche che ci vengono mosse ed essere confusi è un OTTIMO punto di partenza per chi vuol fare sul serio.

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        • Grazie e mille, Augusto, per la pazienza e per il tuo bel commento, che prendo come un incoraggiamento e a non demordere e a migliorare. :)

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