Autoproduzioni a fumetti: impaginare e assemblare a costo zero

Autoproduzioni a fumetti: impaginare e assemblare a costo zero

Una volta definiti nome, tema e disegnatori arriva il momento di mettere insieme tutto il materiale faticosamente raccattato.

Onde evitare al massimo sprechi di energia, il progetto deve essere chiaro fin dall’inizio, così che anche i disegnatori sappiano da subito esattamente quello che devono consegnare.

Prima ancora di creare il flat-plan del progetto abbiamo quindi chiesto ai fumettisti di farci una stima del numero di pagine che la loro storia avrebbe occupato affinché il numero finale di pagine fosse un multiplo di sedici, nel caso di volumi brossurati, o di quattro, nel caso di volumi semplicemente graffettati con i punti metallici.

Se non hai capito niente di questo discorso, ecco qualche link utile: una guida alla rilegatura (rilegabile a sua volta) e un compendio di vari esempi di rilegatura. L’immagine sotto è invece tratta da uno dei più autorevoli testi in ambito fanzine ed autoproduzioni e mostra alcune soluzioni altamente creative. Per finire, la foto dell’indice che è risultato da un albo di ottanta pagine contenente le storie di otto disegnatori.

Una volta fatto il conteggio delle pagine abbiamo potuto ultimare il flatplan del progetto e fare un indice definitivo del contenuto. Ogni autore sapeva quindi esattamente quante pagine avrebbe dovuto consegnare, ma inutile dire che praticamente nessuno le ha rispettate!

Come si può facilmente immaginare, impaginare fumetti è ben più semplice di impaginare un libro o un testo con molte immagini. Trattandosi pressoché esclusivamente di tavole, dal momento in cui si sono fornite le dimensioni esatte ai disegnatori il lavoro è piuttosto semplice. Quest’anno per semplificare il processo abbiamo inviato a ciascun contribuente le gabbie riproposte qua sotto, spiegando che i loro disegni dovevano entrare proprio lì dentro.

La prima gabbia è per l’interno: la tavola che ci hanno inviato doveva avere esattamente quelle dimensioni, lasciando lo spazio in basso per l’inserimento dei sottotitoli nel caso in cui la storia avesse del testo.

Le altre due gabbie speculari invece sono per l’immagine di copertina, nel primo caso se si tratta di un autore occidentale, nel secondo se si tratta di un autore orientale. Nell’ultimo numero infatti abbiamo abbinato a una serie di autori occidentali altrettanti autori orientali che avendo il senso di lettura inverso, accoppiati creassero un albo da poter leggere per metà da sinistra a destra e per metà da destra a sinistra. E ancora, inutile dire che praticamente nessuno le ha rispettate.

cagecover_cageJapanese_cover_cage

Quando tutti i contribuenti hanno miracolosamente consegnato le tavole abbiamo potuto inziare a inserire all’interno del nostro documento InDesign il materiale. É importante sapere che per impaginare, oltre al ben più noto e costoso InDesign e all’ormai obsoleto Quartz Express, fortunatamente esistono una serie di programmi open source; tra questi uno che può facilmente sostituire InDesign e ha pressoché le stesse funzionalità è Scribus.

Una volta pronto il file e creato il documento in pdf è iniziata la caccia al refuso: sotto quanti più occhi passano i testi più alta è la probabilità di togliere ogni tipo di errore. Come nel caso di traduzioni letterarie abbiamo incontrato il problema delle traduzione di giochi di parole il cui effetto difficilmente potesse essere tradotto. Abbiamo trovato dei compressi che soddisfacevano sia gli ideatori che i madrelingua inglesi.

Un altro problema che può presentarsi è quello della registrazione dei colori: se l’albo ha più storie è praticamente certo che immagini di storie diverse vengano essere stampate sullo stesso foglio. Di conseguenza i colori devono essere registrati bene perché nel momento in cui uno dei due funzionerà non è detto che faccia altrettanto l’altro. Ed ecco che la prossima volta parlaremo proprio di questo: i drammi della stampa low cost!

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Rubrica: Volevo solo fare un party

  • Scritto da:

  • Elena Biagi dopo aver cambiato quattro volte colore di capelli, undici case e cinque città, adesso è biondiccia e vive a Milano. Odia l’inverno perché non sa mettere il piumino nel copripiumino. Adora i pirati. Quello che fa è raccolto qua.


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  1. Distribuzione, promozione, what’s next? - Scrivo.me - [...] che abbiamo finalmente gli albi impaginati, disegnati, serigrafati e stampati, in una parola finiti, non rimane che [...]
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