Anaïs Nin: sesso, sperimentalismo e self-publishing estremo negli anni ‘40

Anaïs Nin: sesso, sperimentalismo e self-publishing estremo negli anni ‘40 Illustrazione di Paola Rollo

Anaïs Nin, grande scrittrice, famosa per la destrezza nell’uso della parola in ogni genere narrativo. Una vera grafomane, atleta della scrittura e dell’editoria. Sì, perché Anaïs i libri, molto spesso se li faceva da sé. In casa, da artigiana. Almeno all’inizio della carriera.

 

Anaïs nasce nel 1903 in Francia, a Neuilly, il quartiere periferico più elegante di Parigi, in riva alla Senna. Un luogo del destino. Ci aveva abitato anche Baudelaire, per dire. I genitori di Anaïs sono due musicisti cubani: sua madre una cantante, il babbo il pianista. Costui però abbandona la famiglia quando la piccola Anaïs va ancora alle elementari, suscitando in lei la prima urgenza di narrare: proprio da una lettera al padre comincia sorgeranno i Diari, forse la sua opera più bella, scritta per sé in una vita intera.

 

Facciamo un balzo in avanti di qualche anno: siamo a New York, all’inizio degli anni Quaranta, e Anaïs si dà al self-publishing. Nel senso più letterale del termine: si fa i libri da sola, in un piccolo loft di Soho. A darle una mano c’è il suo amante Gonzalo Moré, cubano pure lui. Anaïs compra i macchinari e tutto l’occorrente per stampare. Così crea 500 copie di Inverno artificiale (The winter of artifice), la sua raccolta di racconti sperimentali. Poi tocca a Sotto la campana di vetro (Under a Glass Bell, del 1944) ossia il primo libro di Anaïs ad attirare davvero l’attenzione di un pubblico un pochino più vasto della solita cerchia di amici bohèmien. Potete vedere la copertina del libro, disegnata – pare – dal (cornutissimo) marito da Anaïs, Ian Hugo, qui.

 

Ecco una testimonianza fotografica dell’autrice alle prese con la stampa fai-da-te. Ed ecco cosa dice l’Anaïs Nin di quel periodo nei Diari:

Prendo la lettera O, la tiro fuori dalla scatola, la posiziono accanto alla T, poi una virgola, quindi uno spazio, e così via. Conto le pagine, 1, 2, 3, eccetera. Seleziono le parti buone mentre Gonzalo fa andare la macchina. Giorno dopo giorno.

E ancora:

Spesso la scrittura viene migliorata dal fatto che trascorro tante ore sulla pagina e sono in grado di scrutarla, di mettere in discussione le parole. Nella scrittura finora la mia unica regola è stata quella di tagliare l’inessenziale. La composizione invece funziona come il montaggio di un film. La disciplina della composizione e della stampa è un’ottima cosa per chi scrive.

 

Negli stessi anni, Anaïs prova forme di editoria inusuali come l’editoria privata. Scrivere libri per un solo lettore. Un altro suo amante, Henry Miller (quello di Tropico del Cancro, mica il primo che passa) riceve una commissione da un misterioso collezionista: racconti di sesso, editi in un’unica copia, per un ricco signore che vuole leggerseli in pace, a casa sua, per usi che preferiamo non sapere. Henry Miller all’epoca è parecchio squattrinato e accetta, ma finisce per delegare il lavoro ad Anaïs. La quale, piano piano, ci prende gusto. Il suo unico e ignoto lettore gradisce. Lei è bravissima – elegante e al tempo stesso spudorata. Sicuramente all’avanguardia anche in questo campo. Tuttavia teme di essere bollata come autrice erotica, e questo non le piace: i testi restano segreti per decenni, fino al 1978.  Il libro che li racchiude è Il delta di Venere, il più venduto di Anaïs. Naturalmente esce postumo, a pochi mesi dalla morte della divina.

 

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Rubrica: Top post, Tu quoque!

  • Scritto da:

  • Confuso
  • Pare che dietro il nickname di Confuso si celi un tizio che ha scoperto il web nel 1995 e inaugurato il suo blog personale PersonalitaConfusa nel 2002. Costui peraltro scrive la propria autobiografia su Twitter dal 2007. Come se non bastasse, da 15 anni si ostina con fortune alterne a lavorare nell'editoria digitale. Coabita con una donna molto più bella di lui e con un duo di bambini ferocissimi.


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