Autoproduzioni a fumetti: addomesticare fumettisti

Autoproduzioni a fumetti: addomesticare fumettisti

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Se credete che relazionarsi ai fumettisti sia equivalente a relazionarsi a qualsiasi altra specie umana, o magari a qualsiasi altro autore, vi sbagliate di grosso.

I fumettisti vengono da un pianeta a parte, usano termini come inchiostrare, retino, tavola, china.
I fumettisti sono esseri mitologici che si dividono tra nottate passate a, appunto, inchiostrare e presentazioni in cui, costretti a fare dediche e disegni per ore, raramente riescono ad alzare lo sguardo dal tavolo.
Tranne qualche eccezione, la maggior parte non ama parlare in pubblico, e come biasimarli, del resto sono fumettisti e hanno trascorso la maggior parte della loro vita a disegnare, disegnare, disegnare, non certo a tessere relazioni sociali.

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‘Devo solo inchiostrare l’ultima tavola’: è una frase che può essere ripetuta da un fumettista per giorni e giorni. I fumettisti devono sempre inchiostrare l’ultima tavola. E se tu provi a chiedere ‘ma non era ieri l’ultima?’, ecco, non lo chiedere, perché la risposta ti farà più arrabbiare che mai.

Se per mettere su un albo come il nostro hai a che fare con dodici fumettisti in una sola volta, è meglio che tu stia davvero largo con le deadlines o le settimane di chiusura si possono trasformare in un incubo.
Quando poi però consegnano tavole come queste, beh, a quel punto ritardi e sociopatie vengono automaticamente perdonati.

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Prese le giuste precauzioni con le tempistiche, nel caso di un’antologia decidere un tema che accomuni tutte le storie può essere un modo per rendere il lavoro ai fumettisti allo stesso tempo più semplice e più interessante. Altro limite che abbiamo imposto è il numero di tavole: dalle sole tre pagine delle prime storie, siamo arrivati ad un massimo di dodici nell’ultimo anno. Questa limitazione, unita alla scelta di coinvolgere fumettisti con stili molto diversi tra loro, ha dato risultati molto vari, a riprova della molteplicità di interpretazioni che può avere uno stesso tema. Ecco un esempio di come un fantasma può assumere un aspetto totalmente diverso.

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Uno dei caratteri che trovo più affascinante del fumetto è proprio la possibilità di comunicare al di là dei confini linguistici: grazie alla capacità di un’immagine di esprimere concetti autonomamente, questo mezzo assume presto un carattere internazionale che altri tipi di scrittura non hanno.

Ma i testi rimangono comunque una parte fondamentale: la soluzione che noi – ed altri prima di noi – abbiamo adottato è stata quella di inserire in ciascuna tavola dei sottotitoli a piè di pagina. Uno dei pro è senz’altro che così si mantiene la riproduzione fedele della tavola originale, inoltre questa scelta facilita ovviamente la diffusione all’estero. Uno dei contro è invece che dover scendere in basso ad ogni pagina può risultare fastidioso perché interrompe il flusso di lettura. Ma si devono pur trovare dei compromessi nella vita.

Essendo il limite linguistico facilmente superabile, la tentazione di coinvolgere disegnatori stranieri è arrivata ben presto e abbiamo contattato autori orientali, prevalentemente giapponesi e cinesi. Sebbene sia stato piuttosto facile mantenere l’armonia tra ideogrammi e disegni, la comunicazione di banali cose pratiche è stata più ardua e con alcuni disegnatori ci siamo ridotti a comunicare con google translate. E ancora una volta, God bless the interweb!

In definitiva ci siamo imbattuti in ogni tipo di disegnatore, da quelli precisi e rispettosi delle scadenze a quelli talmente perfezionisti da non considerare mai la storia conclusa. Ma la parte più interessante è stata vedere come molti dei fumettisti che hanno partecipato, sebbene provenissero dall’altra parte del mondo, avessero comunque un background molto simile al nostro e fossero entusiasti di partecipare alla creazione un albo autoprodotto con pochi mezzi, fatto per puro divertimento e amore per il fumetto.

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Rubrica: Volevo solo fare un party

  • Scritto da:

  • Elena Biagi dopo aver cambiato quattro volte colore di capelli, undici case e cinque città, adesso è biondiccia e vive a Milano. Odia l’inverno perché non sa mettere il piumino nel copripiumino. Adora i pirati. Quello che fa è raccolto qua.


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