Due incipit da grandi libri di genere: il giallo

Due incipit da grandi libri di genere: il giallo Credits: Stefano Pietramala
Ogni settimana un editor sceglie per noi due incipit da un genere letterario e ci spiega perché sono importanti. Franco Forte (editor di Gialli Mondadori, Segretissimo e Urania) in questa puntata si dedica al giallo.

 

1. Uno studio in rosso di Sir Arthur Conan Doyle

 

DAI RICORDI DEL DOTTOR JOHN H. WATSON EX UFFICIALE MEDICO DELL’ESERCITO BRITANNICO PARTE I

Il signor Sherlock Holmes

Nell’anno 1878 mi laureai in medicina all’Università di Londra e mi trasferii a Netley per seguire un corso prescritto per i medici militari. Finiti gli studi a Netley, venni destinato al 5° Reggimento Fucilieri Northumberland. Allora il reggimento era di stanza in India e prima che io lo raggiungessi scoppiò la seconda guerra afgana. Sbarcato a Bombay, seppi che le truppe, avanzate attraverso i passi montani, si trovavano già in territorio nemico. Con molti altri ufficiali che si trovavano nella mia stessa situazione, partii ugualmente per raggiungerle e riuscii ad arrivare sano e salvo a Candahar, dove trovai il mio reggimento e assunsi le mie nuove funzioni.

 

Perché è importante: con questo romanzo, pubblicato nel 1887 sullo Strand Magazine, nasce il più grande investigatore della storia, Sherlock Holmes, per la cui caratterizzazione Doyle si avvale di una particolarità strabiliante, mai più imitata da altri scrittori: Holmes è l’unico protagonista indiscusso di romanzi e racconti a cui il suo autore non assegna mai il punto di vista narrativo. Il lettore è sempre con Watson, che osserva e interpreta Holmes cercando di capire come faccia a risolvere anche i casi più difficili. Il motivo di questa scelta è semplice: Doyle non voleva svelare le capacità investigative di Holmes, che alla lunga avrebbero potuto diventare ripetitive, né voleva far capire al lettore i suoi meccanismi narrativi capaci di rendere Holmes un genio dell’investigazione. Dunque, meglio non portare mai il lettore nella testa di Sherlock per fargli avvertire i suoi pensieri. Meglio tenerlo a distanza, nel più “normale” dottor Watson, in cui chiunque avrebbe potuto immedesimarsi, e con lui stupirsi delle straordinarie capacità di Sherlock Holmes.

 

 

2. Il falcone maltese di Dashiel Hammet

 

“Pronunciata e ossuta, la mascella di Sam Spade presentava un mento appuntito che sporgeva da sotto l’arco più dolce delle labbra. Quella stessa forma appuntita riviveva poi, ridotta, nelle narici arcuate. Gli occhi erano regolari e d’un grigio giallognolo. Nell’arco delle sopracciglia folte, che partivano da due solchi gemelli dritto sopra al naso aquilino, ritornava ancora la forma appuntita mentre i capelli, castano chiaro, si spingevano a punta, anch’essi, sulla fronte, con un’accentuata stempiatura ai lati. Sembrava un satana biondo. Quasi attraente. 

 

Perché è importante? Perché Sam Spade – interpretato sul grande schermo da Humphrey Bogart nel film Il mistero del falco - è l’emblema dell’hard boiled americano, da cui hanno preso spunto tutti i grandi detective (privati o meno) del poliziesco dagli anni 30 a oggi.

 

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Rubrica: Incipit, Top post

  • Scritto da:

  • Franco Forte
  • Franco Forte è giornalista professionista, scrittore, sceneggiatore e consulente editoriale. Editor delle collane Edicola Mondadori (I Gialli Mondadori, Segretissimo, Urania), ha pubblicato dodici romanzi, di cui l’ultimo è Il segno dell'untore (Mondadori), diversi saggi e un manuale di scrittura per gli autori esordienti. E’ stato fra gli autori di importanti serie televisive come "Distretto di Polizia" e "RIS".


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