Scrivere in Markdown, e poi usare Sigil

Scrivere in Markdown, e poi usare Sigil Al lavoro! Codifica HTML (foto di Espacio CAMON, da Flickr, CC BY-NC-SA 2.0)

Bene, abbiamo imparato a conoscere l’ePub, il formato standard per gli eBook, e abbiamo capito come vanno trattati i testi quando ci si lavora al computer. Ora, è finalmente il momento di imparare qualche tecnica (e qualche trucco) per realizzare file ePub.

Prima brutta notizia. Non c’è niente da fare, gli eBook si fanno con quella roba strana chiamata HTML. In realtà tutti noi abbiamo in continuazione a che fare con l’HTML, ma magari non lo sappiamo. Ogni sito internet, ogni blog, persino Twitter e Facebook, in sostanza, sono basati su HTML, il linguaggio creato da sir Tim Berners Lee per condividere documenti tramite Internet (HTML non è Internet). Riconosco che HTML possa risultare quantomeno ostico per chi non è abituato a scrivere codice e a incasellare elementi in una struttura definita.

Prima buona notizia. Gli ePub non si fanno soltanto “a mano”, cioè lavorando direttamente col codice: è possibile esportare in ePub lavorando con InDesign e Quark XPress, o al limite anche con Pages di Apple (per Mac e dispositivi iOS). Soprattutto qui, bisogna stare attentissimi a lavorare con gli stili, altrimenti l’eBook definitivo avrà molti problemi, e allora, per forza, ci si dovrà sporcare le mani di codice.

Personalmente, preferisco lavorare a mano, col codice. Per una serie di ragioni, che vi elenco:

  • lavorando col codice si ha più controllo su di esso. Se si incontreranno problemi, sarà quindi più facile individuarli e risolverli;
  • se si vogliono apportare cambiamenti, di stile o sul testo, conoscere il codice aiuta senz’altro a fare tutte le modifiche che si vogliono senza correre il rischio di fare qualche danno;
  • in questo modo, la personalizzazione del file finale è massima, non ci sono praticamente vincoli (rispetto all’esportazione, almeno), ed è possibile utilizzare il foglio di stile per altri libri (immaginate una collana: tanti libri, un foglio di stile);
  • non tutti posseggono un tablet di ultima generazione, e molti software di lettura sono un po’ cocciuti. È fondamentale che il file definitivo sia più leggero e “pulito” possibile. I software che permettono l’esportazione sporcano moltissimo il codice, rendendo il caricamento delle pagine dell’eBook più lento di quel paio di secondi che, alla fine, frustra il lettore. E un lettore frustrato può persino smettere di leggere!

Il mio consiglio, per rendere la vita più facile a tutti, è di usare, per il testo, il Markdown. Con questo “linguaggio” (metto tra virgolette perché non c’è da scrivere codice) si possono scrivere testi ed esportarli facilmente in HTML. E l’esportazione è pulita pulita, senza nessun tipo di fronzolo né di automatismo stilistico. Il vostro libro sarà veramente vostro!

Possiamo però affidarci, nel caso in cui volessimo avere a che fare col codice il meno possibile, a Sigil, un tool gratuito per la creazione di file ePub. Ha qualche limitazione, però: al momento, lavora soltanto con ePub 2 e non sembra funzionare sull’ultima versione del sistema operativo di casa Apple. Con Sigil ci si evita di compilare i due file più spinosi dell’ePub: il file OPF (la lista e l’ordine dei file che compongono il libro) e il file NCX (l’indice). Lo fa il software per voi, e anche discretamente bene! A voi basterà creare tante pagine HTML quanti sono i capitoli (dovete considerare “capitoli” anche la copertina, il frontespizio.. insomma, qualsiasi cosa!), e trasferire le porzioni relative di HTML all’interno del tag body, vale a dire tra <body> e </body>, apertura e chiusura del tag.

 

Seconda cattiva notizia. Non ho mai detto che tutto ciò sia facile, anzi. Bisogna avere anche solo un minimo di competenze per l’HTML, il CSS e imparare le (pochissime) regole del Markdown, nonché prendere familiarità con Sigil (eventualmente). Se invece si sceglie la strada dell’esportazione da InDesign (e compagnia bella), comunque sarà necessario fare molta attenzione, a meno di non accettare il rischio di avere un prodotto finale mediocre, quando addirittura non sufficiente.

Seconda buona notizia. Il Web è pieno di risorse per imparare, questa è solo la punta dell’iceberg. C’è il sito del W3Schools per imparare HTML e CSS, Daring Fireball per il Markdown, e l’immancabile sito dell’IDPF per capire come funziona il codice dell’ePub.

 

L’immagine in evidenza è di Espacio CAMON, da Flickr, (Creative Commons, Attribuzione – Non Commerciale – Condividi allo stesso modo 2.0 Generico, CC BY-NC-SA 2.0)

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Rubrica: e-book yourself!, L'Officina

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