Quel pioniere di Stephen King

Quel pioniere di Stephen King Foto: Shane Leonard su www.stephenking.com

Si dà quasi sempre per scontato che il self-publishing possa essere, nel migliore dei casi, un trampolino di lancio per quei pochissimi esordienti dotati di vero talento: per un mix più o meno fortunato e più o meno voluto di coincidenze, il primo libro di un autore diventa un caso editoriale, vende tantissime copie e finalmente a quell’autore si aprono le porte dorate dell’empireo editoriale. Chi non ha sentito almeno una volta i nomi di John Locke o E.L. James?

Ma cosa succede quando un autore già affermato, uno che vende milioni di copie, dai cui romanzi Hollywood e la TV pescano a piene mane, decide di far da sé? Stiamo parlando di Stephen King, uno scrittore che non ha davvero bisogno di presentazioni (autore, tra più di sessanta opere, di un bellissimo saggio sulla scrittura, On writing). Chiediamoci: che cosa ha spinto il re dell’horror a scegliere la strada dell’autoproduzione?

Forse non tutti sanno che già nel 2000 – quando a parlare di ebook non c’era praticamente nessuno – King decide di mettere in vendita (pubblicato da Simon & Schuster) una breve novella intitolata Riding the bullet: nelle prime 24 ore il file viene scaricato 400.000 volte, facendo piantare i server delle compagnia che si occupava del download. Con una stima di mezzo milione di scaricamenti a 2,50$ a copia, i conti sono presto fatti. Tant’è che King ci prende gusto e nello stesso anno comincia a pubblicare – questa volta da solo, sul suo sito – un romanzo a puntate dal titolo The plant. E scrive:

Ero affascinato dal successo di Riding the bullet (impressionato è forse la parola più giusta), e da allora ho avuto voglia di provare qualcosa di simile, ma allo stesso tempo avevo dei dubbi su questioni di proprietà relative al lavoro creativo [...] Poiché sono abbastanza ottimista sugli altri esseri umani, penso che la maggior parte delle persone siano oneste e paghino per ciò che prendono. Dunque ho intenzione di provare a vendere The plant sulla fiducia. Gli episodi non saranno cifrati. Se volete stamparveli, potete farlo. Ma dovete spendere un soldo: un dollaro per episodio mi sembra una cifra giusta [...] Il mio scopo non è spennare la gente, ma provare a divertirmi e testare un concetto così vecchio che sembra nuovo; chiamiamolo “l’onestà è la migliore politica”.

King decide di proseguire gli episodi se la percentuale di lettori paganti rimane superiore al 75%, e così accade per la prima puntata. Alla seconda la percentuale scende al 70% per risalire al 75% alla terza. Per la quarta puntata lo scrittore decide di raddoppiare il prezzo ma anche la quantità del testo, ma così facendo i paganti crollano al 46%. Morale della storia: il pioniere Stephen King intasca poco meno di mezzo milione di dollari per quello che lui stesso aveva ipotizzato poter diventare “il peggior incubo della Grande Editoria“.

E non finisce qui: nel 2009 pubblica un romanzo breve solo per Amazon Kindle, intitolato UrA chi lo accusa di essersi prestato a una marchetta per il gigante di Jeff Bezos, King risponde:

Non ho scritto Ur  per i soldi. L’ho fatto perché era interessante farlo. Sono abbastanza prolifico. C’ho messo tre giorni ed ho guadagnato 80.000 dollari. Una cifra che non guadagni nemmeno scrivendo racconti per Playboy o per chiunque altro. È ridicolo.

Insomma, un vero sperimentatore. Attento al conto in banca, però. Ma è forse un male?

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Rubrica: Tu quoque!

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