I bambini sono attenti a come scriviamo

I bambini sono attenti a come scriviamo Credits: Joel Bedford

C’è un posto dove è scritta benissimo una cosa che non si deve fare mai, scrivendo. E’ in Misery, di Stephen King. La signora pazza che ha preso in custodia il famoso scrittore, gli racconta un finale di puntata di una serie che le piaceva: c’è un’auto in corsa, l’auto arriva sul bordo di un burrone, vola e certamente cadrà. Si vede tutto bene: l’auto che corre, le portiere ben chiuse, l’auto che vola e comincia a cadere. Quindi: chi è dentro l’auto morirà, la cosa è evidente e irrimediabile. Ma la puntata successiva comincia con l’auto in corsa e una portiera che si apre prima che l’auto cada nel burrone – quindi chi c’è dentro esce, appena in tempo. La puntata precedente diceva una bugia. E la signora pazza dà in escandescenze: non si fa, non si fa, NON SI FA! Ha ragione.

Chiamiamola come volete: coerenza interna del testo, rispetto della continuità, regola di non contraddizione… Ma chiamiamola in modo che venga di sicuro, si sieda vicino a noi che ticchettiamo sulla tastiera e ci resti fino alla fine. Mi direte: be’, mi sembra il minimo, è ovvio. Certo, ma vi troverete così spesso nella condizione di dire bugie, piccole o grandi, apposta o per sbaglio, che è meglio far suonare l’allarme.

Questo che fa arrabbiare la signora pazza è un caso di evidenza massima, di truffa vera e propria. Ma tutte le storie sono piene di momenti in cui se succede questo poi NON può succedere quest’altro. Se il protagonista dice questo poi non può dire quest’altro. Il dramma è che a volte è così utile, fa così gioco, risolve talmente tanti problemi far dire o far fare una certa cosa ai personaggi che chi scrive passa sopra, o di fianco, o sotto la regola. Magari non la schiaccia, come nel caso detto, ma non la rispetta fino in fondo. Inventa scuse pur di conservare la soluzione comoda.

Se capita, occorre invece riconoscere di aver sbagliato strada e tornare indietro. Be’, con calma. Non subito: forse c’è davvero un modo per tenere la macchina in aria senza aprire la portiera. Forse c’è e darà addirittura più sugo alla storia. Ma se non viene fuori, bisogna arrendersi. Se ve ne accorgete subito, rimedierete subito. Se andate troppo avanti, poi sarà dura. Meglio stare all’erta e testare di tanto in tanto la storia, vedere se tutto (si) tiene.

Specie all’inizio, mi è successo di mettere in piedi un racconto che mi piaceva senza accorgermi di un vizio di fondo, di una incoerenza fondamentale e di dover perciò buttare via tutto. Non è una bella sensazione: è come la volta in cui, entusiasta, mi son messo a montare un complicato mobile svedese (una credenza di nome Friggesby). Avvito tutto fino alla fine, fino al punto in cui manca il cassetto. E allora mi accorgo che ho messo una traversa al contrario e il cassetto non ci starà mai. Dovrei smontarlo. Ore di lavoro. Allora, lo confesso, sego la traversa, la giro e metto alla brutta delle viti per tenerla su. Il cassetto è ancora lì che si apre, ma ci credete che quando passo davanti a Friggesby mi viene il magone?

Solo io e mia moglie usiamo quel mobile. La vostra storia però la useranno in tanti: quindi non si fa. E se pensate che visto che scrivete per i bambini allora vi potete prendere qualche libertà in più, sbagliate. I piccoli sono anche più attenti, hanno occhi nuovi ma non ingenui. E sapete che cosa succede quando dite un bugia a un bambino: arriccia le sopracciglia, mette in fuori il labbro, vi guarda storto e punta i piedi. Lo avete preso in giro e se lo legherà al dito. Una signora pazza è tanto peggio? Non so.

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Rubrica: Scrivere per i più piccoli, Top post

  • Scritto da:

  • Augusto Macchetto
  • Augusto Macchetto scrive per i piccoli dal 1996: per Mondadori ha pubblicato tra l'altro i Sassolini Dentro la lavagna e Bravo, Bimbù! e ha curato i testi italiani di molti libri di Richard Scarry. E' autore Disney (libri e fumetti, da Topolino a PK passando per Winnie the Pooh) e ha collaborato con numerosi altri editori (DeAgostini, Corriere della Sera, Il sole 24 ore...).


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