Carte in tablet: dall’acrilico al digitale (e ritorno)

Carte in tablet: dall’acrilico al digitale (e ritorno) Credits: Maria Sole Macchia
Maria Sole

Maria Sole

Sono “Pinterest addicted” -, mi dice Maria Sole, mostrandomi sul tablet foto di arredamento d’interni per la sua casa e confessando di avere ancora il frigo mignon, in attesa di un pezzo di design anni ’50 per il quale ha ipotecato forse anche sua mamma.
È un’amicizia di lunga data, quella che mi lega a Maria Sole, con la quale abbiamo mosso i primi passi nell’illustrazione a Milano. La caratteristica delle sue illustrazioni è la brillantezza dei colori acrilici, pastosi e ricchi, il forte segno di contorno e i personaggi dinamici e allegri. Per questo, vederla lavorare su una app è una grande tentazione su cui non posso sorvolare. Mi racconta: “Il passaggio dal tradizionale al digitale è stato un caso. Conoscenti mi hanno messo in contatto con Nicola De Bello, che aveva cominciato a sviluppare e produrre in proprio app anche per bambini, lavorando tra l’altro con Kite, che in Italia è una delle realtà editoriali più dinamiche sugli eBook e le app”.

 

Lo stile di Maria Sole si presta molto, perché tutto è già contornato ed è facilmente ritagliabile e riposizionabile seguendo le diverse logiche del digitale rispetto alle tavole tradizionali. Inoltre i suoi personaggi – ben netti, definiti e identificabili –  sono a loro agio nella narrazione dinamica e ludica di una app.

 

“Se posso dare un consiglio a quegli illustratori che, lavorando sempre con tecniche tradizionali, non si vogliono privare delle possibilità del nuovo mercato digitale: ragionate per livelli, pur restando su carta e create storie con più personaggi e non con uno solo. Certo, la conoscenza dei formati grafici è necessaria: se si è abituati a lavorare, come tanti, su dimensioni 35×50, cominciare a ragionare nel formato del tablet e dello smartphone, perché è più semplice immaginare lo spostamento, l’azione. Altrimenti, si tagliano porzioni di tavola importanti o tocca rifare intere porzioni di illustrazione. Il linguaggio responsive è molto importante, perché è la logica di programmazione attuale anche dei siti web”.

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Con Maria Sole, negli ultimi 3 anni, ci scambiamo informazioni su ogni app che pensiamo interessanti. Questo è il suo secondo consiglio per gli illustratori-progettisti: scaricarsi eBook e app, aggiornarsi, avere dimestichezza con la produzione internazionale, le varie interazioni touch, shake che vengono adottate, soprattutto sui games, ma che sono ormai comuni sulle app anche basiche. Nessuna app è il risultato animato di un eBook, non è una narrazione orizzontale ma multidirezionale e comprendente sempre l’aspetto del gioco, qualunque sia l’età di destinazione.

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“Mi hanno sottoposto due o tre soggetti, la scelta è poi caduta su uno che è quello su cui stiamo lavorando. Più divertente per il mio gusto, per applicarvi un segno e una narrazione che mi sento addosso, non dovendomi comunque occupare del testo. Un’app agile, di una durata media, una decina di schermate, ha un lavoro forse minore rispetto alle tavole di un analogo libro, anche per quantità – lavorando come faccio io, 1 a 1. Tutto viene concepito a livelli: se abbiamo il pendio di una montagna innevata, con dietro altri monti, i bambini che scendono con gli slittini, qualche cespuglio: tutto è disegnato per livelli diversi. Le montagne iniziano e finiscono esattamente nello stesso punto, in modo che possano girare come su un rullo di animazione, pur restando magari tre o quattro montagne diverse.

 

Il lavoro sulla app è un lavoro più di squadra, anche per l’illustratore abituato al silenzio e alla comodità del suo studio. Illustratore, autori del testo, sviluppatori partecipano alle fasi creative e progettuali, come nei briefing della pubblicità o degli sceneggiatori: tutte le idee si mettono in comune, poi si fa la tara sulla realizzabilità, i tempi, le risorse a disposizione. L’approccio di un illustratore tradizionale alle app è intanto di semplificare la sua idea, vedendo le cose ancora prima che siano fatte. Puntare su cose vivaci, personaggi simpatici, situazioni divertenti: non ispirarsi solo al proprio umorismo, che magari non è condiviso. Guardare molte app, usare colori vivaci, forme semplici, contrasti. Non pensare a un personaggio in una sola posizione ma come in animazione, ruotandolo: le due ottiche sono infatti molto affini, se un illustratore è anche un po’ animatore o è un amante dell’animazione, parte avvantaggiato.

 

A voler consigliare fra gli eBook evoluti e simili alle app, io e  Maria Sole suggeriamo Nash Smasher e in genere le app della Crab Hill Press, poi quelle della e-Toiles editions (In my dream o My Pear), molto semplici e adatte a bambini anche piccoli o i giochi della Vectorpark come Acrobots, Feed the Head o Levers. Fra le app d’autore Petting Zoo di Christoph Niemann, efficace anche se molto basica. Anche se l’origine di tutte è The Heart in the bottle di Oliver Jeffers per la Harper Collins, senza la quale forse non ci sarebbe stata neppure la pluripremiata The fantastic flying books of mr Morris Lessmore di William Joyce, dell’ormai noto Moonbot Studios.

 

E nel ritorno al tradizionale, che succede?

 

“Non è che lavorare per app e quindi sul mercato digitale, voglia dire abbandonare il mercato editoriale tradizionale, ma significa sfruttare un progetto per tutte le sue potenzialità sin da quando lo si propone. Con il gusto di lavorare come sempre, magari di matita e acrilici, realizzando un libro o un albo che stamperà il tuo editore di sempre, ma pensando da subito che da quel personaggio possa venir fuori una serie di giochi, un merchandising multimediale. Come si fa nel progetto di un film, ormai: si studia un mondo, prima, di cui il film è solo la parte narrativa più tradizionale, ma in cui tutto è funzionale a che il pubblico viva quella narrazione come inclusiva. Come i 10 minuti di una sfilata sono solo la parte show di un grande progetto di mercato.”

 

Grazie Maria Sole, passiamo all’arredo della cucina e vediamo di portare a casa questo frigorifero.

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Parole chiave:

Rubrica: Hotel Visual, Top post

  • Scritto da:

  • Ivan Canu
  • Ivan Canu lavora a Milano come illustratore e scrittore (Salani, Gakken, Casterman, Principi & Princìpi, Pearson, De Agostini, The New York Times Book Review, Il Sole 24 Ore, La Repubblica, Capital, Einaudi ragazzi, Rizzoli, Médecins sans Frontiéres). Selezionato su American Illustration e Communication Arts. È stato art director della Fondazione Internazionale Balzan e della rivista Hystrio. Ha curato per l’AI-Associazione Illustratori il catalogo della mostra Favorisca, Carpi 2006 e gli Annual Illustratori italiani 2006, 2007 e 2008. Dal 2009 è direttore del Mimaster di Illustrazione di Milano.


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