I testi, questi sconosciuti

I testi, questi sconosciuti Un foglio HTML con correzioni editoriali

Per chi è abituato a scrivere, il testo è una cosa naturale, un vecchio amico che si fa parlare senza fatica. Magari, quando scriviamo ci perdiamo qualhe onsonante, o SballiAmo comPletamentE maiuscole e minuscole. Un’hacca in più di qua, un’apostrofo in meno di qua. Per, non parlare delle virgole.

Ma sono peccati veniali, noi scrittori creiamo arte, chissenefrega di qualche svista. Il Testo, quello con “T” maiuscola, per noi non ha segreti. Almeno, così sembra. In realtà, ogni volta che cominciamo a scrivere mettiamo in moto una serie di meccanismi che ci permettono di controllare gli aspetti del testo, dalla struttura allo stile, dall’andamento narrativo alla coerenza. Alcuni di questi meccanismi sono sotto il nostro diretto controllo, e allora sì, siamo bravi, ma altri invece sono automatici, o quantomeno inconsci, e qui ci perdiamo un po’: alzi la mano chi non rimarrebbe un po’ male alla domanda “Caro mio, ma questo è un titolo di secondo livello o di terzo?”. Alzatela pure, tanto non vi vedo.

Questa introduzione, per quanto io riconosca la sua banalità e, anzi, per quanto io sia quasi certamente passibile di linciaggio da chi queste strutture di pensiero e questi meccanismi li studia seriamente, serviva semplicemente a farvi prendere coscienza di una cosa molto semplice: quando scriviamo, spesso non badiamo alla struttura del testo.

Discrezione, amico!

Cosa? Sei matto?

No, mia madre ha fatto controllare (cit.). Forse è “problematizzare l’ovvio”, ma con struttura, in questo caso, intendo i livelli su cui le varie parti del testo sono disposte. Mi spiego: quando leggiamo, riconosciamo i paragrafi, le citazioni, i titoli senza pensarci troppo, senza dirci “questo è il titolo principale, questa è una citazione, questa è un’interruzione di linea”. Ugualmente, quando scriviamo su Word (o simili) non pensiamo quasi mai di utilizzare i cosiddetti “stili”, ma evidenziamo il testo del titolo, lo mettiamo in grassetto, corpo 14 o 16, e cambiamo il font (magari Arial, o Helvetica se siamo più moderni).

Ecco: per come la vedo, ragionare sul fatto che esistano titoli di primo, secondo, terzo, ennesimo livello, paragrafi, liste, citazioni solo in base allo stile, è un automatismo che bisogna superare, su cui ci deve soffermare, perché queste cose il nostro intelligentissimo compagno di scrittura computer non le sa. E dato che non può impararle da sé, dobbiamo dirgliele noi, abbandonando la nostra cattiva abitudine di considerare come un continuum la struttura e lo stile (stile tipografico) e dedicando parte delle nostre energie a essere discreti, cioè a dare al computer informazioni complete e separate, appunto. Non è difficile, in realtà, basta non dare le cose per scontate e rimandare a dopo la scelta del font, della grandezza del carattere, del colore delle sottolineature, etc.

Cosa ci stiamo a fare qui?

L’HTML, la bestia nera su cui si fonda il Web (e gli eBook), è proprio questo: un linguaggio basato sulla struttura, tanto che le informazioni sullo stile sono demandate a un file esterno rispetto al foglio HTML, il CSS, il Cascading StyleSheet, o foglio di stile a cascata (a cascata perché i comandi sono scritti senza seguire la struttura dell’HTML, ma seguono una logica propria). E visto che qui proprio di eBook si parla, forse è il caso di prendere confidenza con alcuni comandi del nostro programma di videoscrittura preferito, sia esso Word o OpenOffice o chissà che altro.

Di solito questi comandi si trovano sotto la voce “Paragrafo” dei software più usati, e servono, prima che a indicare un determinato stile grafico per il nostro testo, una funzione specifica che quella porzione di testo assume nel nostro documento. Vale a dire: “Caro computer, so che sei un po’ stupido e non ci possiamo fare niente, ma non temere, ti dirò che ci sta a fare qui questa riga di testo sola sola. È un titolo, trattala come tale!”

Una volta che abbiamo detto al computer cosa è cosa, possiamo applicare a ogni elemento tutti gli stili che vogliamo. Anzi, se cambiamo la dimensione del font per il Paragrafo, tutti i paragrafi cambieranno automaticamente la dimensione del font. Vedetela come un modo per concentrarsi sul testo e non perdere tempo decidendo se scrivere il titolo in blu oltremare o blu cobalto. Se ne avvantaggia la scrittura, senz’altro. Ma sicuramente ne trarrete vantaggio quando andrete a trasformare il vostro documento di Word (o chi per lui) in HTML, o direttamente in eBook: invece di avere una serie di paragrafi senza alcun senso, avrete un documento ben formato e soprattutto semanticamente ineccepibile.

Ma che ci frega? Se riconosciamo in quel testo scritto in grassetto a inizio pagina un titolo, come può interessarci che il computer sia informato sulla sua natura? Ci interessa dal momento in cui non tutti possono vedere quello che scriviamo, ma se lo fanno leggere dal computer. Ci interessa perché esistono programmini tanto simpatici che si pescano i titoli dentro il nostro eBook e creano in automatico l’indice. Ci interessa per i posteri, che – chissà – potrebbero aver bisogno di fare una ricerca dentro quello che scriviamo, e i database si baseranno molto sulla natura semantica degli elementi per determinare i risultati di una ricerca. Insomma, ci deve interessare, fatevelo andare bene!

Aiuti inaspettati

Se non volete perdere tempo a imparare come si applicano gli stili e gli elementi su Word, allora potete concentrarvi sulla semplice scrittura senza stile sfruttando il Markdown. È una forma di scrittura dell’HTML, ma senza i tag, cioè quella roba strana tra parentesi uncinate che sta dietro ai siti Web o dietro agli eBook. Il codice, insomma. Ne riparleremo, intanto date un’occhiata al sito “ufficiale”. Prendendo solo qualche accorgimento, fatto di asterischi (*) e cancelletti (#), potrete avere un testo finale pulito, semantico, e utilizzabile per un’infinità di cose!

Fatevi una passeggiata da John Gruber!

 

La fotografia in evidenza è stata preparata, composta e scattata dall’autore di questo articolo, in un momento di estrema voglia di non fare nulla di realmente produttivo!

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Rubrica: e-book yourself!, L'Officina

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  1. Draft, servizio online gratuito per scrivere, fare ebook (epub e mobi) e molto altro - Scrivo.me - [...] diavolo siano i markdown? Beh, intanto potete leggere le spiegazioni di Roberto Inversa che sono qui e qui: si tratta ...
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