Marcel Proust era un self-publisher

Marcel Proust era un self-publisher Flickr.com/Photos/Web-stark

Premessa: Scrivo.me ha un comandamento, evitare di vendere illusioni. Anzi, evitare di vendere, poiché Scrivo.me non vende nulla. E per quanto riguarda le illusioni, diciamocelo subito: è davvero molto ma molto improbabile che qualcuno di voi, o di noi, sia bravo quanto lo era Marcel Proust. Ma gli aspiranti scrittori che arricciano il naso davanti al self-publishing si consoleranno sapendo quanto che Marcel, il più celebrato scrittore del Novecento e forse della storia, è stato a suo modo un self-publisher.

O almeno, ha esordito in quel ruolo, ecco. Poi, come era inevitabile per un genio come lui, da lì è salpato verso e la gloria e l’immortalità (nonostante i molti problemi di salute). Proviamo a ricostruire la vicenda. Nel 1912 Proust è un signorino con i baffetti e parecchi soldi in tasca. E ha le conoscenze giuste nel bel mondo ma questo non basta a pubblicare un libro. Ci vuole ben altro, e Marcel – per fortuna sua e nostra – ha pure quello: uno strepitoso talento per la scrittura, sulla quale lavora con passione e pazienza.

Il suo progetto, all’epoca ancora incompleto, è destinato a diventare Alla ricerca del tempo perduto, monumentale capolavoro della letteratura d’ogni tempo,  nientemeno.

Dunque, nel 1912 il nostro amico Proust comincia a cercare un editore cui affidare le sue storie. Va detto che il dattiloscritto è ancora molto diverso dell’opera compiuta che conosciamo oggi: si tratta di un romanzo intitolato Le intermittenze del cuore, circa 800 pagine in due volumi, il primo dei quali intitolato Il tempo perduto, il secondo Il tempo ritrovato.

Proust propone il dattiloscritto prima all’editore Fasquelle, ma viene rifiutato. Si rivolge allora alla Nouvelle Revue Française, ossia la casa editrice Gallimard. Pare che i fogli, centinaia di pagine legate fra loro in un maniera piuttosto disordinata, vengano consegnati fra pietanze e portate sulla tovaglia di una cena mondana cui partecipano Proust e Gaston Gallimard. Da lì le pagine finiscono sulla scrivania di Andrè Gidefuturo premio Nobel per la letteratura, allora impiegato presso la Revue. Gide decide però di respingere il libro. Pochi anni dopo avrà modo di pentirsi pubblicando i successivi volumi della Recherche proprio per Gallimard.

Ma torniamo al nostro amico Proust ancora a caccia di qualcuno che stampi i suoi pensieri. Dopo aver incassato il no di Gide, Proust si rimette al lavorare sulla scrittura, come un matto. E intanto, nel 1913 si fa avanti con un altro editore, Ollendorf: anche stavolta però il faldone viene respinto. Un certo monsieur Alfred Humblot risponde con poca cortesia che il dattiloscritto non va bene. La sua lettera contiene una sentenza rimasta storica per la poca lungimiranza:

Non riesco proprio a capacitarmi del fatto che un signore possa impiegare trenta pagine per descrivere come si giri e si rigiri nel letto prima di prendere sonno.

A questo punto Proust decide di farsi il libro da solo. Ha i ganci giusti per arrangiarsi e lasciar riconoscere la sua arte, gli serve soltanto un’anima pia che dia alle stampe l’opera. Chiede dunque a Bernard Grasset di stampare quello che nel frattempo, dopo mesi di stesure e di correzioni, è diventato Dalla parte di Swann, il primo libro della Ricerca. Il grande Marcel entra quindi nella storia delle letteratura come umile self-publisher. Chissà se ai nostri tempi si sarebbe limitato a convertire  in ebook e a venderlo sul suo (splendido) blog? Di certo, oggi come allora, qualcuno, alla fine, si sarebbe comunque accorto della sua bravura. Di sicuro, nel 2013, grazie agli ebook e al self-publishing avrebbe risparmiato i soldi spesi per la stampa.

La lezione da trarre è comunque un’altra: per fare un libro, evidentemente, non serve l’illusione della stampa né un editore compiacente o (peggio) pagato dall’autore. Per fare un libro, oggi, può bastare un lavoro immenso sulla scrittura, accompagnato dal talento. Il resto, poi, viene da sé. Anche senza essere Marcel Proust.

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Rubrica: Tu quoque!

  • Scritto da:

  • Confuso
  • Pare che dietro il nickname di Confuso si celi un tizio che ha scoperto il web nel 1995 e inaugurato il suo blog personale PersonalitaConfusa nel 2002. Costui peraltro scrive la propria autobiografia su Twitter dal 2007. Come se non bastasse, da 15 anni si ostina con fortune alterne a lavorare nell'editoria digitale. Coabita con una donna molto più bella di lui e con un duo di bambini ferocissimi.


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