Alberto Moravia e “Gli indifferenti”

Alberto Moravia e “Gli indifferenti” Photo credit: www.raistoria.rai.it

Tu quoque! Giganti della letteratura che hanno cominciato la loro carriera autopubblicandosi. Chi l’avrebbe mai detto?

 

Nel 1929 Alberto Moravia (al secolo Alberto Pincherle) aveva 22 anni: era nato nel 1907 in una ricca famiglia romana, e tra i suoi parenti più prossimi si annoveravano importanti personaggi della cultura italiana, come per esempio i suoi cugini Carlo e Nello Rosselli. Il destino non gli riservò una giovinezza felice: colpito da una grave forma di tubercolosi ossea (il morbo di Pott), passò diversi anni in convalesecenza, entrando e uscendo dai sanatori. Fu per questo, probabilmente, che ebbe molto tempo per leggere.

La passione per la scrittura cominciò a mostrarla all’età di diciotto anni, quando mise mano al suo primo romanzo, Gli indifferenti, e ad alcuni racconti che uscirono poi su diverse riviste. La stesura del romanzo, cominciata a Bressanone, durò ben quattro anni. A leggere l’incipit si può intuire perché presto ad Alberto Moravia fu appiccicata – secondo i gusti del tempo – l’etichetta di pornografo:

Entrò Carla; aveva indossato un vestitino di lanetta marrone con la gonna così corta, che bastò quel movimento di chiudere l’uscio per fargliela salire di un buon palmo sopra le pieghe lente che le facevano le calze intorno alle gambe; ma ella non se ne accorse e si avanzò con precauzione guardando misteriosamente davanti a sé, dinoccolata e malsicura [...]

Sarà stato per i contenuti di un romanzo in cui i protagonisti sono dipinti come doppiogiochisti, meschini, ipocriti – e non dimentichiamo che siamo in pieno ventennio fascista, con la sua morale bigotta e perbenista – o forse per i tratti molto coloriti della scrittura dell’autore, fatto sta che non fu facile per lui trovare un editore, nonostante le molte conoscenze della famiglia. Ma il fatto di appartenere a un ceto benestante lo aiutò altrimenti: Moravia si rivolse a uno stampatore di Milano, tale Alpes, a cui versò la non irrilevante somma di Lire 5.000. Ora, se rivalutiamo la cifra in euro, scopriamo che si tratta della bellezza di 4.146 euro! Una somma ingente allora come oggi, insomma.

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Rubrica: Tu quoque!

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commenti

2 Commenti

  1. Però in italiano 4,146 euro significa 4 euro e 146 millesimi (non a caso le cinquemila lire sono scritte così: 5.000) non molto ingente come cifra ;-)

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    • Gabriella, hai ragione, grazie di avermelo segnalato, ho corretto! :-)

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  1. Scrivo.me: senza buoni contenuti non si va da nessuna parte - Starbooks Coffee - […] del selfpublishing, che di per sé non avrebbe bisogno di nessuna giustificazione, con articoli come questo. A me ricordano tanto ...
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