Diffidate degli scienziati

Diffidate degli scienziati Illustrazione: Libero Gozzini

Uno dei primi libri che abbiamo pubblicato con la neonata (allora) collana Stile Libero era Consigli a un giovane scrittore di Vincenzo Cerami. Cerami non sapeva nulla del self-publishing, ma quel libro resta una lezione insuperata per gli aspiranti scrittori. Cerami salta il salotto e la camera da pranzo del lavoro di scrittore e si dirige direttamente in cucina a raccontare le materie prime dell’artigianato creativo e il modo migliore per assemblarle. Vi troverete subito nel cuore del problema: una critica al concetto di ispirazione “romantica” per cui sarebbe sufficiente aver vissuto un’esperienza profonda e toccante per giustificare la sua messa in pagina. E, all’opposto, lo scetticismo del grande cuoco per ogni piatto in cui l’aspetto esteriore (il marketing) prevalga sulla lenta ostinata “professionale” preparazione del piatto stesso.

Forse non è di grande conforto sapere che per scrivere un buon romanzo, per emergere nella massa degli scritti, l’unica regola certa è che non esistono regole certe. Qualsiasi principio assoluto può essere contraddetto dal principio assoluto opposto. Questa estate mi è capitato di leggere un libro del grande Raymond Carver, Principianti, nella versione voluta inizialmente dall’Autore. Qualche anno fa avevo letto lo stesso libro, con un titolo diverso, nella versione brutalmente e – per molte persone – eccellentemente rivista dal suo editor che d’accordo con Carver aveva tagliato più del 30% dei racconti stessi. Il taglio operato dall’editor aveva reso i racconti asciutti, di una sobrietà smagliante, tanto che quella essenzialità così raggiunta, fece di Carver il fondatore di un nuovo stile conosciuto col termine “minimalismo”. Avevo amato quei racconti e ora mi accingevo a leggerne la versione primaria – quella più lunga – con trepidazione e timore. Ma no, invece: capolavori. Anche nella loro andatura più lenta, descrittiva e quasi sorniona quegli scritti rimangono ai vertici della letteratura americana contemporanea. Quindi quale scegliere? Mi sono detto: ma perché scegliere? I personaggi di Carver hanno un gomito appoggiato sul bancone di un pub e l’altro a penzoloni sul nulla. Questo sgomento era il cuore di entrambe le versioni e ciascuno si terrà la preferita.

Dico questo per rassicurare l’aspirante scrittore: se c’è talento, verità, stile qualcuno lo riconoscerà. E non sarà qualche “errore” a rendere meno efficace il vostro viaggio. Ma a un patto: che qualsiasi genere scegliate – il poliziesco, il noir, il thriller, il fantasy, il romanzo di formazione – siate crudeli con voi stessi e il vostro mondo interiore, non vi accontentiate del sentito dire solo perché “suona” bene e abbiate consapevolezza che un libro è prima ancora che un’opera d’arte una costruzione di ingegneria. Un ponte può essere bellissimo e luccicante ma se la sua struttura portante è fatta male, quel ponte prima o poi crollerà. Poi certo ci sono piccoli accorgimenti del mestiere da non trascurare. Il titolo da scegliere, la copertina, i testi che accompagnano l’uscita del libro. Qualche giorno prima di andare in stampa il romanzo di Giancarlo De Cataldo sulla banda della Magliana si intitolava Storiaccia. A un passo dall’uscita lo cambiammo in Romanzo criminale. Titolo più forte e fortunato. Ma, come tutto in questo lavoro, manca la controprova. Non facemmo alcun test per cambiare titolo. Ci fidammo del nostro gusto e del nostro intuito. Non è un modo scientifico di procedere. Ma diffidate degli scienziati. Almeno in questo campo.

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Rubrica: Perle di saggezza editoriale, Top post

  • Scritto da:

  • Paolo Repetti
  • Paolo Repetti è direttore, con Severino Cesari, di Einaudi Stile Libero.


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commenti

3 Commenti

  1. Buoni e semplici consigli che si “infilano” bene in testa, un po’ alla Carver…

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  2. ho letto sia quell’eccellente libro di cerami che i principianti di carver. posso fare solo commenti positivi. anche per quanto scrive repetti. ho letto troppo spesso testi che non meritavano una pubblicazione. anche di grandi editori.

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  3. Questi incoraggiamenti fanno sempre bene. E non perché sono in qualche modo illusori. Semplicemente, sono onesti. Per la serie: se hai qualcosa da dire, fallo, e se sei bravo qualcuno lo noterà. Il fattore fortuna è contemplato a monte. Crudele? Forse, ma sta tutto là, più che nella bravura stessa. Che poi, che vuol dire bravura? Voce autentica? Ritmo? Senso della frase? Scrivere è un percorso prima di tutto personale, e poi collettivo (se fortuna vuole).

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