Scrivere libri per bambini

Scrivere libri per bambini Illustrazione: Libero Gozzini

Credo di essere in buona compagnia se lo dico, ma: non credo che i libri per bambini esistano. Esistono libri non per bambini – perché non li interesserebbero, perché li farebbero sbadigliare -  ma un buon libro per bambini deve piacere anche ai grandi. Deve incuriosirli e strappare qua e là un buon sorriso.

Mi ricordo un bellissimo appunto di Tolkien – non chiedetemi dove, dovrei alzarmi e cercare per tutta la casa: i libri che servono immediatamente si divertono a nascondersi, è noto; forse in Albero e foglia – che disegna più o meno questa scena: un uditorio di bambini, tante teste piccoline attente. E dietro qualche adulto. Al centro un signore che racconta ai bambini ma di tanto in tanto alza gli occhi, guarda gli adulti seduti dietro e strizza un occhio, come per dire: “Noi ci intendiamo, vero? Questa è roba per loro, che volete farci, pazienza…” Che brutta cosa, dice Tolkien. Orrenda, no?

Il signore o la signora al centro (sia chi sia, quando capita sono io, quando capiterà sarete voi) deve parlare a tutti e la storia deve essere così carina – vedete che non mi sbilancio, ma forse può essere addirittura bella – da fargli dimenticare a chi sta parlando, altro che strizzate d’occhio. Deve essere così perfettamente riuscita – dai, per accontentarsi c’è sempre tempo – che si sente solo di tanto in tanto tirare su col naso qualcuno, il resto è silenzio. E il finale deve funzionare a tal punto da far tirare un sospiro di sollievo a tutti mentre le sedie scricchiolano, perché una buona storia ti tiene  fermo e alla fine devi sgranchirti. Alla fine la signora o il signore al centro alzerà gli occhi e se la storia era buona dovranno essere diventati tutti bambini.

Così è presto detto: esistono solo buone storie e storie mediocri. Delle cattive non parliamo nemmeno. Ma le storie per bambini dovrebbero cercare a tutti i costi di essere buone, perché ogni storia letta o ascoltata da piccoli rintocca come una campana e resta lì a cantare per tutta la vita. Cade come un sasso e lascia il segno. Questa cosa non dura all’infinito, in genere i libri rintoccano dentro le persone forse fino ai vent’anni, non oltre. Dopo è diverso. Dopo per farsi sentire devono prima farti cadere le cuffiette, riuscire a passare tra le telefonate, il sonno, il giardinaggio (detto tra noi, devo ancora potare la siepe), il cucinare, l’amore, le scampagnate, la birra fatta in casa, la visita diabetologica del nonno, l’amore (è primavera mica solo per la siepe), un vivace confronto con i vicini a proposito della fossa settica, la riunione dei genitori…

Insomma, una bambina o un bambino con un libro in mano per me è una cosa che deve mettere soggezione. Quando vedo mia figlia con un libro in mano mi viene da camminare in punta di piedi. La scrittura per i piccoli è una cosa seria, di quella per i grandi non sono ancora sicuro.

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Rubrica: Scrivere per i più piccoli

  • Scritto da:

  • Augusto Macchetto
  • Augusto Macchetto scrive per i piccoli dal 1996: per Mondadori ha pubblicato tra l'altro i Sassolini Dentro la lavagna e Bravo, Bimbù! e ha curato i testi italiani di molti libri di Richard Scarry. E' autore Disney (libri e fumetti, da Topolino a PK passando per Winnie the Pooh) e ha collaborato con numerosi altri editori (DeAgostini, Corriere della Sera, Il sole 24 ore...).


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