Il personaggio e il character design secondo Libero Gozzini

Il personaggio e il character design secondo Libero Gozzini

Una carriera da veterano nell’illustrazione pubblicitaria e nel character design, Libero Gozzini porta all’occhiello le medaglie di alcuni dei più longevi personaggi della pubblicità, uno fra tutti il Tigre nel motore della Esso. E moltissime sorprese degli ovetti Kinder. Libero è tra i fondatori dell’Associazione Illustratori, della quale è stato  presidente, e dello Studio Ink. Ha collaborato con numerose agenzie  di advertising di Milano realizzando campagne pubblicitarie  e spot televisivi. Per i lungometraggi di animazione  Joan Padan e Opopomoz ha realizzato i modeling tridimensionali, come anche i personaggi di Cipputi di Altan e del Signor Rossi di Bozzetto. Ha lavorato per la EL-Einaudi Ragazzi, CIDEB-De Agostini, Scuola del Fumetto. Dal 2009 è fra i fondatori, docente e consulente del Mimaster di Milano.

 

Libero, come ci si inventa un personaggio?

Il meccanismo è sempre uguale. Si fa la carta d’identità del personaggio con tutti i dati. Se è una strega, ad esempio, è una vecchina di 80 anni, curva, capelli bianchi arruffati, nasone adunco, veste sgualcita, scialle, scopa, grande cappello. Magari un gatto, a fare i precisi. Si inizia con i connotati, facendo le varianti di fronte, di profilo, di tre quarti, per far coincidere i volumi. Può succedere che nel profilo sia soddisfacente e magari non vista di fronte. Si variano quindi linee e forme, finché la combinazione è efficace.

Quando invece si tratta di creare un personaggio da un testo, magari molto noto, magari un classico?

Il questo caso c’è la descrizione. Io faccio quello che ho sempre fatto col cartoon e quello che fanno gli americani: ho a disposizione un composit fotografico delle fisionomie, posture, stili degli attori. Penso quindi all’attore che si avvicina di più al personaggio del testo. Prendiamo 5 personaggi di 5 libri diversi: Till Eulenspiegel, il Barone di Münchausen, il Circolo Pickwick, Don Chisciotte e Peter Pan. Hanno in comune che i personaggi sono grotteschi, umoristici. Per Till, stilizzandolo, c’è Danny Kaye. Per il Pickwick al caratterista Hugh Griffith. Per Don Chisciotte all’attore che lo interpretò nel film di Orson Welles. Il barone, invece, è la fusione di due maschere della commedia dell’arte, soprattutto il Capitan Fracassa. Peter Pan me l’ha suggerito una foto di un bimbo cinese, con gli occhietti da folletto.

A questo punto, però, il personaggio si deve inserire in una situazione, in un ambiente e nell’inquadratura di un’illustrazione.

In genere, per rappresentare le dinamiche e la mimica dei personaggi, immagino lo spazio di un palcoscenico e il punto di vista è al livello dello spettatore. Evito prospettive complesse. Il cinema è il mio riferimento. Faccio di solito quello che piacerebbe a me, come se fossi un regista e realizzando lo storyboard. Spero che questo piaccia ai lettori, non potendo immaginarne i gusti, essendo tanti e diversi. Di base, sono io stesso un bambinone, come Peter Pan che è la pura immaginazione dei bambini, concretizzata in un personaggio che non conosce soluzione di continuità tra fantasia e realtà. Anche il barone è un cialtrone, con fantasie molto infantili. Nel Pickwick c’è un gruppo di fanfaroni. Non sono un illustratore, come dire, “cipresso”: amo i colori, l’umorismo, anche sguaiato. I grigi non fanno per me.

Va da sé che anche le tecniche e lo stile si richiamano a questo spirito.

Il collage, soprattutto,che mi permette di intersecare linee e piani, volumi grafici. Perché al contempo, con il trattamento pittorico, soddisfo il piacere di essere scultore e illustratore. I miei maestri sono gli egizi per la scultura, sintesi e perfetta volumetria. Per la caricatura, Daumier. Per il collage Matisse. Per la rottura del segno classico, Lautrec. Nell’illustrazione adoro Edelman (quindi poi Elbruch), Glaser, Chwast, Steinberg, Pazienza. Tutti mai uguali, per ogni problema usano tecniche e costruzioni differenti. È come col jazz, l’improvvisazione e la variazione sul tema, ma possedendo tecnica e controllo della materia.

Consigli e accorgimenti da vecchia volpe?

Disegno sempre su carta lucida, perché mi permette di variare, sovrapponendo piani e muovendo l’immagine. Così arrivano altre soluzioni, che scopro casualmente e mi fanno lavorare come in animazione. Per un periodo ho fatto molte illustrazioni usando i 3 colori primari insieme, suggerendo il movimento pur nella definitezza grafica. Un processo che un po’ ricorda il dinamismo dei colori futurista.

Hai anche un raro talento di scultore, con cui lavori molto spesso anche come illustratore.

Il personaggio in scultura è più complicato. Intanto c’è un talento innato nel vedere dalle due dimensioni i volumi, un po’ come il musicista che dalla grafica delle scrittura immagina i suoni e li orchestra. Un trucco è avere un pezzo di pongo, tirarne fuori una testa grezza, come quelle dell’isola di Pasqua e poi tirare e schiacciare, modificando i volumi. Si creano automaticamente nuove fisionomie. Con la luce, si modificano le espressioni e si impara che i chiaroscuri marcati hanno volumi profondi, mentre i meno marcati hanno volumi superficiali. Il pongo è la materia più duttile e didattica. All’estremo, la più difficile è estrarre la forma dal cubo di materia. L’idea platonica e michelangiolesca della scultura,  insomma.

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Rubrica: Hotel Visual, Top post

  • Scritto da:

  • Ivan Canu
  • Ivan Canu lavora a Milano come illustratore e scrittore (Salani, Gakken, Casterman, Principi & Princìpi, Pearson, De Agostini, The New York Times Book Review, Il Sole 24 Ore, La Repubblica, Capital, Einaudi ragazzi, Rizzoli, Médecins sans Frontiéres). Selezionato su American Illustration e Communication Arts. È stato art director della Fondazione Internazionale Balzan e della rivista Hystrio. Ha curato per l’AI-Associazione Illustratori il catalogo della mostra Favorisca, Carpi 2006 e gli Annual Illustratori italiani 2006, 2007 e 2008. Dal 2009 è direttore del Mimaster di Illustrazione di Milano.


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1 Comment

  1. Very interesting points you have observed , regards for posting . “The judge is condemned when the criminal is absolved.” by Publilius Syrus.

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