Idee per autoprodurre fumetti a budget (quasi) zero

Idee per autoprodurre fumetti a budget (quasi) zero

Fin da piccola mi hanno insegnato che quando una cosa non ce l’hai, nella maggior parte dei casi te la puoi costruire. È un discorso valido per molti oggetti, per me iniziato quando agli scout ebbi il mio momento di celebrità per il creativissimo telescopio-costruito-con-rotoli-di-carta-igienica, fino a qualche mese fa, quando in un sabato sera di pioggia e noia ho costretto tutti i presenti a costruire con me uno Scarabeo, il gioco da tavolo.

Bastano carta, penna, forbici e una buona connessione internet, sennò il tabellone mica ti ricordi come è fatto. Per cui ecco che vi dico che uno Scarabeo, con tanto di tabellone e lettere, si fa in meno di un’ora.

tabellone_scarabeo_DIYlettere_scarabeo_DIY

La teoria del me lo faccio da solo – meglio conosciuta come DIY – è applicabile a un sacco di altre cose: se vuoi suonare e nessuno ti produce, ti puoi sempre registrare in casa il disco, stamparne un po’ di copie, serigrafare due magliette, disegnare a mano la copertina ed ecco la tua band autoprodotta, con tanto di merchandise. Colorare, timbrare, cucire, impacchettare, tagliare, rilegare. Applicarsi, insomma.

Il movente può essere la noia, come nel caso dello Scarabeo, ma la maggior parte delle volte fortunatamente si tratta della necessità di comunicare qualcosa e lo si fa arrangiandosi con i pochi mezzi che si hanno a disposizione.

Nel campo della microeditoria – termine molto in voga, arrivato in soccorso alla dignità di ‘fanzine’ e ‘autoproduzioni’ – il fenomeno è sicuramente in espansione e gli albi fai-da-te spuntano come funghi.

Penso a tutti quei festival e rassegne interamente dedicati a questo tipo di produzioni, penso a Micro o a Fruit, solo per nominarme due che si sono svolti pochi giorni fa.

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Perché funziona e così tante persone partecipano?

Perché è democratico, perché tutti possono farne parte e perché se ti sforzi e ci pensi anche tu hai prodotto qualcosa, fosse anche la statuetta di pongo fatta alle elementari per tua mamma sotto minaccia della maestra. E molto probabilmente ti sei pure divertito.

Nel mio caso c’è da aggiungere un’altra storia parallela: uno spazio enorme, dedicato esclusivamente ai fumetti, stava per essere aperto ed era assolutamente necessaria una festa d’inaugurazione. Un vernissage, un apertivo, un party, chiamatelo come volete, qualcosa che celebrasse l’inizio di questa impresa. Il lancio di una rivista – specialmente se a fumetti – sarebbe stato l’evento perfetto.

Ma la rivista non c’era ed ecco che – sempre per la teoria di cui sopra – decidiamo che l’unica soluzione è farla: metteremo su un’antologia a fumetti autoprodotta a basso (bassissimo!) budget tirando in mezzo tutti i disegnatori che conosciamo. Nasce così Amenità, antologia creata – nomen omen – per puro diletto e che raccoglie l’opera di più disegnatori con un tema scelto un po’ a caso di volta in volta.

Da quel momento ogni anno continuiamo a pubblicare un nuovo numero, così che le buone scuse per fare una festa non si esauriscano mai.

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Rubrica: Volevo solo fare un party

  • Scritto da:

  • Elena Biagi dopo aver cambiato quattro volte colore di capelli, undici case e cinque città, adesso è biondiccia e vive a Milano. Odia l’inverno perché non sa mettere il piumino nel copripiumino. Adora i pirati. Quello che fa è raccolto qua.


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